da Lavoratori Autoconvocati Scuola

Riportiamo di seguito una sintesi delle analisi e delle proposte emerse dall’assemblea del 15 maggio proposta dagli Autoconvocati della scuola di Roma, a cui hanno partecipato più di cento tra insegnanti, personale ATA, studenti e genitori. Ci scusiamo con quanti non sono riusciti a connettersi per via del limite imposto dalla piattaforma che abbiamo utilizzato.

Riportiamo per prima cosa l’elenco delle scuole a cui appartenevano i partecipanti che lo hanno segnalato: I.C. Frignani; Liceo Socrate; Liceo Gullace; Liceo Benedetto da Norcia; Liceo Montale; IC Piazza Capri; I.C. Corradini; IC Artemisia Gentileschi; IIS Di Vittorio Lattanzio; IIS PACINOTTI-ARCHIMEDE; IPSSEOA Amerigo Vespucci; I.C. Pirotta; IC CAPOZZI; IC Acquaroni; IIS Via delle Sette Chiese; IC Carlo Levi; IC Laparelli; IC via Boccea 590; IIS “Pertini-Falcone”; I.C. A.Manzi; Liceo Aristofane; Liceo Augusto; Liceo Democrito; Istituto Enzo Rossi / Sisto V; IC VIA MEROPE; IIS Croce Aleramo; Liceo Scientifico “F. Enriques” di Ostia; ITCG FERMI-Tivoli; IC MARINA DI CERVETERI; Salvo d’Acquisto di Cerveteri; IC Albano Laziale; Liceo scientifico Touschek Grottaferrata.

Sono intervenuti anche alcuni colleghi, studenti e genitori non romani: Scuola “Alle Stimate” Verona; Liceo Classico S. Maffei Verona; I.C. Tedeschi Pratola Peligna (AQ), gruppi di genitori Milano.

Infine rappresentanti o membri di: Ufficio di Presidenza della Consulta degli Studenti di Romagruppo “le smamme”Gruppo NO INVALSIComitato genitori IC Manzi; Coordinamento III Municipio Roma; Coordinamento Precari della Scuola Autoconvocati di MilanoConsulta provinciale degli studenti di Torino; organizzazioni sindacali e politiche.

Le analisi emerse

La cosiddetta Didattica a distanza (DaD) deve essere innanzitutto chiamata con un nome diverso, che spieghi correttamente ciò che è stata ed è: didattica di emergenza. Sin dall’inizio del lockdown docenti, studenti e famiglie hanno messo in atto, in forme spontanee e con risorse proprie, tutti gli strumenti che conoscevano o hanno via via imparato, affinché non si interrompesse del tutto la relazione educativa. Ciò è avvenuto senza indicazioni né sostegno da parte del Ministero, il quale se ne è poi attribuito il merito, chiamandola didattica a distanza e cercando, di normarla, limitando la libertà di insegnamento e aumentando i carichi di lavoro. Questo sembra profilarsi anche a settembre, come lasciano trasparire le risorse destinate al potenziamento degli strumenti attraverso i quali la DaD funziona e i tentativi volti a sondare il terreno di una possibile regolamentazione contrattuale. L’assemblea, costituita da chi a scuola lavora e vive quotidianamente, e da famiglie che sanno bene cosa comporti anche a casa la chiusura, ha espresso invece in maniera chiara come tale esperienza debba chiudersi con l’emergenza, essendo altro e in nessun modo sostitutiva della didattica in presenza. Per settembre si chiede quindi che gli sforzi siano indirizzati ad avviare un piano di reale valorizzazione della scuola pubblica, che segni un vero cambio di direzione rispetto alle politiche degli ultimi decenni. I limiti per l’avvio di un anno scolastico in sicurezza non nascono infatti con l’emergenza covid-19, ma sono strutturali: eccessivo numero degli alunni per classe, edifici inadeguati o inesistenti; utilizzo di personale precario. L’emergenza avrebbe dovuto far comprendere come il risparmio continuo sui servizi pubblici determini situazioni critiche. Invece il Decreto Rilancio destina alla scuola 1,5 miliardi in due anni (circa 8.000 € per scuola), ben al di sotto di quanto, ad esempio, recupereranno le imprese con l’abbono della rata IRAP di giugno (circa 4mld). Se poi si pensa che di questi fondi una parte non piccola andrà all’Esame di Stato in presenza e al potenziamento della DaD, che per le assunzioni si ricorre a prove selettive lunghe e inutili per chi già insegna da anni, si comprende come la direzione sia quella sbagliata e in continuità con le politiche dei tagli. Occorre una riprogettazione della scuola che parta da punti semplici: classi meno numerose, in spazi adeguati, con personale di ruolo e meglio pagato di quanto non avvenga ora. Implementare anche gli strumenti digitali, ma con piattaforme pubbliche e non la svendita dei dati riservati ai privati. Iniziare a porre mano a tali questioni strutturali è l’unica strada per restituire al Paese il diritto all’istruzione come è sancito dalla Costituzione, ponendo fine alla didattica di emergenza che discrimina e infrange la essenziale relazione educativa che si ottiene in presenza. L’esperienza dimostra che la didattica di emergenza lascia indietro i più deboli; le persone diversamente abili e le loro famiglie hanno spesso percepito in questa fase un senso di abbandono. Si cominci con un piano straordinario di assunzioni che metta a regime classi meno numerose; vengano adeguati gli spazi esistenti e si operi una ricognizione di tutti gli immobili sul territorio che potrebbero da subito essere riconvertiti in scuole, in sinergia con altre istituzioni culturali pubbliche. È evidente che si risponde e supera la crisi covid-19 solo se si iniziano ad adottare le misure strutturali che chiediamo da decenni per la scuola. Rifiutiamo di pensare di dover ricominciare un anno in cui la didattica di emergenza sia regolamentata, contrattualizzata o finanziata; tantomeno accettiamo l’ipotesi della dislocazione dell’istruzione a enti locali o privati. Siamo favorevoli ad aprire una riflessione complessiva sul sistema istruzione, che includa anche come supporto ulteriore nuovi strumenti e consideri il tempo scuola, purché ciò non miri a usare i provvedimenti emergenziali – che dovrebbero essere meri strumenti organizzativi e non normativi – per destrutturare i diritti dei lavoratori e degli studenti; purché la necessità di deliberare costantemente in fretta e a distanza non completi il processo di trasferimento di tutto il potere decisionale ai dirigenti; purché insomma la scuola sia messa in grado di funzionare nell’unico modo attraverso cui si formano persone e cittadini: la presenza, da garantire in sicurezza – e non distanziamento – sociale.

In questa prospettiva è necessaria la sinergia tra tutte le componenti presenti a scuola: gli studenti con le loro famiglie, i genitori, i docenti e il personale ATA. La didattica di emergenza, quando non vi sono stati eccessi, è servita intanto a questo: le famiglie e i ragazzi hanno ricevuto un supporto dal lavoro degli insegnanti, che a loro volta ne hanno apprezzato la disponibilità. Essa non deve invece essere uno strumento finalizzato a valutare: rimandiamo al mittente gli slogan vuoti della Ministra sul no al 6 politico o il neo-attivismo dell’INVALSI. Per ripartire insieme occorre senz’altro ragionare su un piano di fattibilità concreta: da subito ad esempio restituire agibilità a una vera discussione negli organi collegiali. I lavoratori della scuola hanno d’altro canto ben presente come il loro ruolo risponda anche ad esigenze sociali di tipo pratico. In tale ottica collaborativa va ribadita proprio la rivendicazione della riapertura, non in forme astratte ma di progettualità a breve e lungo periodo. Non vogliamo guardare un mondo in cui tutto riparte, a cominciare dalle attività produttive, mentre la scuola rimane a mezzo servizio.

Occorre d’altronde che le organizzazioni sindacali si facciano carico di queste istanze condivise, sfuggendo a qualsiasi tentazione di valorizzare un eventuale ruolo negoziale – finora sprezzantemente negato loro dalla Ministra – contribuendo alla normazione della didattica di emergenza. Piuttosto devono da subito estendere lo stato di agitazione e favorire momenti che siano veramente assembleari, non riunioni la cui gestione e il cui numero di partecipanti consente poco più che ascoltare la rappresentazione dello status quo e la generica affermazione di principi. L’assemblea di oggi affianca alle analisi un piano di proposte di mobilitazioni, che il sindacato dovrebbe sostenere a aiutare a far crescere, anche attraverso lo strumento dello sciopero.

Sull’esame di Stato la ministra sta mettendo in scena una farsa inaccettabile. Per settimane, quando già era chiaro che le scuole non avrebbero riaperto entro la fine dell’anno scolastico, non si sono date indicazioni precise ai maturandi. Non si è nemmeno presa in considerazione l’eventualità di concludere l’anno con un semplice scrutinio, vista la situazione. Oggi si è deciso di mantenere un simulacro di esame facendo retorica sul “rito di passaggio”, con commissioni interne, dando indicazioni agli studenti e ai docenti a poche settimane dal suo svolgimento, quando non c’è neanche stata la possibilità di fare simulazioni come avviene tutti gli anni alla fine dell’anno scolastico. Ancora più generiche e confuse le indicazioni sulla sicurezza per affrontare gli esami in presenza, mentre sono già evidenti le difficoltà a trovare presidenti e commissari tra una classe docente con un’anzianità media elevata. Neanche è dato sapere se gli esami si terranno in presenza o a distanza, vista l’incertezza sull’andamento dell’epidemia.

Le proposte

Aver risposto con responsabilità all’emergenza non significa rimanere nell’inerzia una volta che diventa sempre più chiaro come il Ministero abbia come unica strategia di dare più strumenti alla DaD e ai suoi annessi anche per il nuovo anno scolastico. Lanciamo pertanto un piano di iniziative:

  • Astensione dalla didattica a distanza il 3 Giugno nelle scuole di ogni ordine e grado. La data è stata proposta da un comitato di genitori. Questa azione simbolica servirà a denunciare quanto abbiamo detto e a rivendicare la piattaforma descritta; contestualmente si terranno assemblee tra le varie componenti del mondo della scuola per far crescere la consapevolezza e sviluppare l’organizzazione delle iniziative successive.
  • Sit in da svolgersi fisicamente davanti al Ministero, con le dovute distanze e precauzioni, in una giornata da fissare nelle successive assemblee.
  • Redazione di documenti sintetici che raccolgano le istanze dell’assemblea, in modo da farli circolare all’interno delle scuole e degli organi collegiali (scarica una bozza di mozione qui)
  • Sollecitare gli altri territori ad assemblee e iniziative analoghe, nell’ottica di coordinarle progressivamente. L’assemblea romana tornerà a riunirsi e sarà possibile invitare delegati di altre città.
  • Potenziare la diffusione delle questioni poste dall’assemblea attraverso petizioni, contatti stampa, social…