Ibrahim non ce l’ha fatta. Proprio il giorno dopo aver ottenuto, grazie al suo sciopero della fame e alla mobilitazione internazionale, la prima vittoria, e cioè il diritto a poter cantare liberamente nelle piazze turche. Arrivata troppo tardi, per lui (come per Helin Bölek e Mustafa Kocak, morti giorni fa, nelle stesse condizioni), la “concessione” del sanguinario tiranno di Ankara. Che il suo assassinio, come quello dei suoi due compagni, come quello delle decine di migliaia di curdi, turchi, siriani assassinati, torturati, incarcerati tra il Bosforo e la Siria del Nord, ricada su colui che sta portando la Turchia verso il baratro e sui suoi complici. Con l’augurio che un giorno finisca come Mussolini, appeso a testa in giù in una “piazza Loreto” turca.

Mustafà Hikhmet