Un volo speciale della low cost Neos domenica 19 aprile ha riportato a casa i 135 ragazzi italiani che lavoravano a Disney World a Orlando, in Florida. Licenziati in tronco con una mail il 6 aprile e lasciati in strada, senza poter più vivere negli alloggi del parco divertimenti, per decisione del gruppo californiano a causa del coronavirus.

Il volo straordinario Neos organizzato, grazie alla disponibilità della compagnia, dalla Unità di crisi della Farnesina assieme all’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti e al Consolato generale di Miami, si è staccato dall’aeroporto di Orlando alle 15.30 di domenica (ora americana). Ha fattp scalo a Santo Domingo per far salire altri italiani da rimpatriare come i ragazzi della Disney e poi atterrato sul suolo italiano, prima a Fiumicino e infine a Malpensa.

Un incubo quello vissuto dai ragazzi italiani a Disney World nelle ultime due settimane. Lunedi 6 aprile 43mila dipendenti sui 75mila totali di Disney World sono stati messi in congedo a tempo indeterminato. Senza stipendio, con la prospettiva di essere richiamati al momento della riapertura del parco divertimenti. Ma non ci sono garanzie.

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Purtroppo non tutti verranno richiamati con la ripartenza. Per molti di loro il congedo si trasformerà in licenziamento. Quelli di troppo resteranno a casa. Nell’industria dell’ospitalità diversi operatori valutano che almeno il 30-40% dei dipendenti pre-crisi non verranno richiamati, l’occasione per ripulire gli organici.

A Disney Word lavorano migliaia di ragazzi provenienti da tutto il mondo, in età compresa tra i 20 e i 30 anni: arrivano subito dopo la fine delle scuole superiori o durante l’università si prendono un periodo sabatico per vivere un’esperienza multiculturale e imparare l’inglese. Restano a Orlando per un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi.

Quando cominciano vengono pagati come apprendisti: 3 dollari e mezzo l’ora. Lavorano nei tanti ristoranti, nei negozi di oggettistica, nei banchi di street food disseminati nel parco, nel mondo fatato dei sogni degli eroi Disney, un paradiso di plastica, tra lustrini, giochi, fuochi d’artificio e junk food.

Ogni nazionalità rappresenta un pezzetto di mondo nei rispettivi ristoranti dedicati alle cucine locali, che tanto locali non sono. Con il passare dei mesi, i ragazzi dei programmi di intership internazionali “fanno carriera” e passano ai gradini superiori di retribuzione, arrivano a guadagnare 9 dollari l’ora e fino a 14-15 dollari nei negozi di merchandising. Il resto lo fanno le mance dei clienti per chi lavora nella ristorazione. I ritmi di lavoro sono intensi e le giornate lunghe.

A fine settimana si riesce a mettere insieme 400-500 dollari. Ma ci vanno tolti i 36 dollari di assicurazione sanitaria e i 180 dollari di affitto settimanale per un posto letto in una delle residenze per i dipendenti, di proprietà del parco divertimenti. Alcuni ragazzi raccontano di guadagnare molto di più grazie alle mance.

22 milioni di disoccupati in più in un mese.

 I disoccupati americani a causa della pandemia salgono a 22 milioni: una nuova ondata-shock di 5,245 milioni di richieste di sussidi, nella settimana terminata l’11 aprile, si è sommata alle quasi 17 milioni di domande nelle tre settimane precedenti .

La California, come già nei precedenti dati, è lo stato con il maggior numero di nuovi senza lavoro, un esercito di 660.996. New York segue con 395.949, la Georgia con 317.596 e il Michigan 219.320. Il vecchio record settimanale di richieste di sussidi era di 2,7 milioni nell’ormai lontano 1982.

Disoccupazione al 20% 
Oltre il 90% degli Stati Uniti e una percentuale simile del Pil rimane sotto l’assedio del coronavirus, colpito dalla paralisi del business ordinata per cercare di contenere il contagio. Le stime degli analisti temono tassi di disoccupazione che potrebbero raggiungere e forse superare il 20%, in un clima da Grande Depressione. I numeri delle domande di sussidi, secondo numerosi analisti, potrebbero rimanere molto elevati ancora per settimane.

Nuovi licenziamenti tra chi lavora da casa 

Nuovi licenziamenti, dopo aver colpito anzitutto settori più direttamente esposti al virus quali viaggi, turismo, retail e ristorazione, stanno cominciando a scattare ampiamente in altri settori, tra colletti bianchi che inizialmente avevano potuto continuare a lavorare da casa e in modalità remote, una ripercussione provocata del crollo a questo punto generalizzato delle attività.