E’ festa, festa grande, euforia, nelle redazioni di Libero e del Giornale per l’elezione di Bonomi a presidente di Confindustria. Dopo mesi in cui la Lombardia – la regione più ricca di Europa – ha squadernato davanti al mondo intero la cinica criminalità dei suoi sciur Brambilla e l’altrettanto cinica connivenza dei clan leghisti e berlusconiani che trafficano da decenni al Pirellone (che ci sia un nesso tra le due cose?), è venuto il momento della riscossa. La Lombardia si riprende la Confindustria. La Lombardia riparte. Chi produce torna protagonista. Il Nord industriale rialza la testa contro il burocratismo romano. E via di questo passo, a passo di carica.

Bonomi li ha galvanizzati. L’orchestra padronale suona la sua musicaccia ai massimi decibel. Anche il Corriere, che con il suo stile grande borghese non può confondersi con i plebei alla Feltri, trasuda contentezza. “Via libera per moda e auto”. L’emergenza da coronavirus è ormai alle spalle. Dalla contabilità dei morti alla ben più entusiasmante contabilità dei profitti.

In effetti l’esordio di Bonomi è stato da applausi. Primo: riaprire tutto, fottendosene della salute dei lavoratori. Secondo: guai a pensare che i padroni se ne fottano dei loro “collaboratori” con tanto di attacco frontale, e “assoluta fermezza”, ai sindacati-ombra, al secolo Cgil-Cisl-Uil (e chi li ha visti?) per avere osato dubitarne. Terzo: liquidare i codici Ateco (che classificano le imprese) e ogni altro tipo di codice che limiti il dispotismo padronale – i padroni non hanno bisogno di codici; se del caso, li scrivono loro, prendere o lasciare. Quarto: lo stato deve dare alle imprese masse di soldi a fondo perduto, non prestiti col contagocce; i prestiti sono roba da poveracci! Quinto: la ‘classe politica’ deve mettersi in riga (più di così?) rispetto alle esigenze del sistema delle imprese, e piantarla con le critiche agli industriali (meno di così?). Chi lo sa, forse Bonomi – un luminare in fatto di defiscalizzazione dei capitali e delle rendite – allude alla creazione di zone speciali esentasse a Milano e in Lombardia. Insomma un messaggio “semplice e rivoluzionario”, parola della “gente per bene” di Libero (così Feltri), in orgasmo per le “scudisciate” impartite da costui ai suoi avversari.

Ed ecco gli inni. Fontana, che negli ultimi giorni, nei penultimi e anche nei terzultimi, è stato il portavoce degli industriali, ne loda la “concretezza tipica dei lombardi”. Il plauso di Salvini e Berlusconi, scontato, è arrivato just in time. Appartengono alla medesima “etnia” classista: la grande camorra lombarda. Quella che ha impedito la chiusura delle fabbriche nella bergamasca e nel bresciano, piegandosi (in parte e di malavoglia) solo davanti al malcontento e agli scioperi degli operai. Quella che ha falsificato tutti i dati di questa crisi sanitaria. Che ha aperto autostrade ai loschi affari della sanità privata trasformando la sanità “pubblica” in un insieme di strutture votate all’“efficienza”, cioè alla tutela dei bilanci e non della salute della popolazione. Quella che ha ridotto all’osso le terapie intensive, distrutto la rete (già carente) della medicina del territorio e la prevenzione, mandando allo sbaraglio i medici di base. Quella che ha provocato un’ecatombe nelle case di riposo con l’invio dei pazienti positivi. Quella di Nembro, Alzano, Codogno, del pio Albergo Trivulzio (di ieri e di oggi). Quella di Formigoni, del San Raffaele, e dei santi conti cifrati all’estero. Quella che ha mandato in prima fila senza tamponi e mascherine OSS, infermieri e medici, costringendo questi ultimi a denunciare una vera e propria “strage di stato” (solo che stavolta i Pinelli sono stati migliaia). Quella che ha sguinzagliato ovunque le truppe d’assalto anti-donna di Comunione e liberazione. Quella che ha fatto diventare la Lombardia la regione con l’aria più inquinata d’Italia, e quindi con la popolazione più esposta agli attacchi influenzali. Quella di Seveso e del fiume Lambro, dell’amianto ovunque, nei tetti delle case, delle scuole, negli ospedali, nel terreno, nell’acqua, della Caffaro e della Fibronit di Broni (con centinaia di morti), tanto per dire, quella piena zeppa di bombe ecologiche non disinnescate (Lega Ambiente ne contò 800).

Questa grande camorra lombarda – o credete davvero che la camorra sia qualcosa di etnico? -, che è il cuore pulsante della grande camorra capitalistica, privata e di stato, è in festa per il suo uomo nuovo, già eletto uomo-simbolo. Che, guarda caso, viene proprio dal settore bio-medicale che si attende di lucrare immensi affari dai disastri in corso. Questo ometto della provvidenza si presenta in scena scudiscio in mano. E infonde coraggio ai suo scagnozzi. Ed ecco Fontana rianimarsi ed evocare il lavoro 7 giorni su 7 (anziché 5), e tutti, tutti, tutti, richiamare il dopoguerra – quando la classe operaia, l’unica classe ad aver resistito al fascismo, la classe che più pagò la guerra, fu piegata dall’asse padronato/democrazia ad uno sfruttamento selvaggio ed intensivo: lunghi, lunghissimi orari, bassi, bassissimi salari. Licenziamenti politici a decine di migliaia, anche solo per aver portato in fabbrica l’Unità. Portella della Ginestra e decine di sindacalisti (veri) assassinati. La polizia di Scelba. Le 400.000 schedature degli operai Fiat denunciate da Bianca Guidetti Serra. Il sanfedismo d.c. La NATO – a proposito, magari è solo una coincidenza, proprio oggi il Corsera si fregia in prima pagina di un’intervista al benemerito generale Wolters, comandante in capo della Alleanza atlantica in Europa.

I lavoratori, la classe lavoratrice sono avvertiti. I padroni, che mai le hanno abbassate, stanno affilando nuove armi di attacco. Confindustria-licenza-di-uccidere specula sulla necessità dei proletari di lavorare per vivere, e sulla base di questo ricatto conta di portarli dietro di sé disciplinati. Forse nella nuova ministra degli Interni ha già trovato il suo nuovo Scelba, più efficiente di Salvini nell’“attenzionare” gli svolgimenti della lotta di classe, meno proclami, più “operatività”.

Non prendiamo sottogamba la sfida. Serriamo le fila. Prepariamoci anche noi alla lotta. Perché non si ripeta lo scenario del secondo dopoguerra. Questa gigantesca crisi è, in tutto e per tutto, il prodotto dei meccanismi di funzionamento del capitalismo globale, e deve essere pagata fino in fondo dalla forza avida e cieca che l’ha provocata. E dalle sue personificazioni, a cominciare dalla grande camorra lombarda dei Cavalieri neri, dei sciur Brambilla, dei Salvini&Fontana, dei Bonomi&Rocca, con il contorno dei Sala&Gori. Il poeta Shelley ci incita: “Non dimenticate, loro sono i pochi, voi siete i molti”. Facciamo diventare il nostro numero, forza organizzata e cosciente. E non ci sarà camorra capitalistica che tenga.

***

Per approfondire

Milena Gabanelli – Simona Ravizza, Le tante domande sulla Lombardia, Corriere della sera, 15 aprile 2020

Marco Imarisio – Simona Ravizza, Alzano, le ore cruciali nell’ospedale del contagio: «Qui è un delirio, nessuno sa cosa fare», Il Corriere della sera, 11 aprile 2020

Stefano Colombo, Nella gestione dell’emergenza la Lombardia continua a sbagliare tutto, The Submarine, 10 aprile 2020

Andrea Sparaciari, Il disastro coronavirus in Lombardia era già scritto in un audit del 2010, mai applicato, Business Insider, 6 aprile 2020

Stefano Bendinelli, Smettiamola di attaccare chi va a correre: il problema sono le fabbriche aperte, ivi, 19 marzo 2020 (ripubblicato anche in questo blog)

Ecomafie, presentato a Milano l’annuale rapporto di Legambiente: il triste primato della Lombardia, Il Cittadino, 10 dicembre 2019

Da pungolo Rosso