Risoluzione del Comitato politico nazionale di Sinistra Anticapitalista – 1 marzo 2020 

La situazione politica generale

  1. La situazione internazionale continua ad essere caratterizzata da una forte instabilità economica, politica e sociale. Il rallentamento della crescita e la possibilità di una nuova crisi economica mondiale rischiano di essere pesantemente aggravate dall’epidemia del nuovo corona virus e dalle politiche di contenimento messe in atto da diversi Stati, in primis dalla Cina, la cui crescita è già ai minimi storici. Il caos geopolitico ha conosciuto un momento di crisi in Medio Oriente con l’attacco degli USA in Iraq, crisi che non ha portato ad una escalation di guerra per ora, ma che ha dimostrato la fragilità degli equilibri politici in quell’area, stretta tra le pressioni degli imperialismi mondiali e di quelli regionali. Nel frattempo continua la guerra ai confini tra Turchia e Siria che sta massacrando le popolazioni kurde e siriane nella regione di Idlib. L’imperialismo degli USA e della NATO vede il nuovo governo italiano schierato in prima fila a sostegno delle politiche di guerra del maggiore polo imperialista mondiale, in continuità con i governi di centrodestra e di centrosinistra del passato. A partire dal Medio Oriente e dal Nord Africa sono attivi importanti movimenti sociali che stanno mettendo in questione l’autoritarismo dei regimi locali e le politiche neoliberiste, così come è successo nel 2019 in Cile ed in Francia. Guardiamo a questi movimenti e alle loro piattaforme rivendicative come l’unica speranza di emancipazione delle classi lavoratrici e popolari nel mondo. Sosteniamo allo stesso modo lo sviluppo e il rilancio del movimento mondiale contro il cambiamento climatico, proponendo che questo movimento si doti di una strumentazione analitica e di una proposta ecosocialista, e del movimento femminista contro la violenza “Non una di meno” che propone una nuova giornata mondiale di mobilitazione l’8 marzo (con sciopero il 9 marzo in Italia e in altri paesi del mondo). Negli Stati Uniti la sinistra socialista sta conoscendo da qualche anno una straordinaria fase di crescita, che si esprime in queste settimane nella campagna per le primarie di Bernie Sanders, in cui si manifestano analisi e proposte classiste inedite nella recente storia nordamericana. Ci auguriamo che queste mobilitazioni possano portare alla rinascita di un forte soggetto anticapitalista indipendente nel cuore del capitalismo mondiale e faremo a Roma e Napoli iniziative di approfondimento su questo tema.

Infine una considerazione analitica, strategica e metodologica che deve essere ben presente nel nostro agire politico. Nel quadro consolidato dell’epocale e disastrosa crisi climatica siamo di fronte al convergere di una crisi sanitaria dai contorni ancora largamente indefiniti e di una crisi economica ulteriormente accentuata dalla prima che rende assai imprevedibili gli scenari futuri sia su scala internazionale che all’interno del nostro paese. Questa crisi storica non sarà affrontata in concordia dalle diverse componenti della società, ma esacerberà ancora la lotta di classe col tentativo già largamente in atto da parte delle classi dominanti di far pagare alle classi lavoratrici e popolari l’intero fardello di questi sconvolgimenti. Dobbiamo quindi cercare di essere pronti a possibili rapidi mutamenti politici e sociali, ad avere un maggiore capacità di scelte politiche e di intervento per riuscire a non soccombere agli avvenimenti, ma anzi trarne possibilità di costruzione del movimento di massa e dell’organizzazione anticapitalista.

  1. La borghesia italiana si trova a fronteggiare una situazione di emergenza economica e sociale dopo decenni di tagli al settore pubblico, ai salari ed ai diritti delle lavoratrici e lavoratori. La crisi industriale è in pieno corso come dimostrano le quasi duecento vertenze aperte al ministero dello sviluppo economico e i 300.000 posti di lavoro che sono a rischio.

Gli imponenti tagli alla Sanità pubblica (insieme a tanti altri sevizi pubblici e sociali) operati negli ultimi decenni mostrano oggi tutta la loro irrazionalità e follia in primo luogo sociale, ma anche economica nel momento di una emergenza straordinaria e generale come quella del nuovo corona virus. I gruppi dirigenti dei maggiori sindacati hanno una responsabilità enorme nella mancata mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori contro il peggioramento delle condizioni sociali. La loro scelta resta quella di un accordo con le forze padronali per chiedere, insieme alla Confindustria, alla “politica”, cioè al governo, misure tampone di ammortizzatori sociali e una non ben precisata politica industriale che rischia di configurarsi come nuovi sgravi a favore del capitale. La gravità delle ricadute economiche prodotte dalla crisi sanitaria ha accentuato ancora queste tendenze: le forze capitaliste hanno chiesto immediatamente e con estrema forza un massiccio intervento finanziario (molti miliardi) dello stato a loro vantaggio con il consenso delle organizzazioni sindacali ricevendo immediatamente una risposta positiva da parte del governo Conte.

Sarebbe invece necessario una mobilitazione generale contro le scelte padronali e governative sulla base di un programma complessivo ed unitario di difesa delle condizioni di vita delle classi lavoratrici, a partire dall’unica proposta razionale, che non viene avanzata neanche da parte sindacale, contro le chiusure degli stabilimenti cioè la nazionalizzazione, con la presa in carico pubblica sotto il controllo dei lavoratori delle aziende che licenziano e delocalizzano.

Così come di fronte alle non meno gravi ricadute che la crisi sanitaria rischia di produrre sui redditi da lavoro la principale rivendicazione dal punto di vista dei lavoratori e delle lavoratrici non può che essere: nessuna decurtazione di salario per i dipendenti a qualunque titolo coinvolti nell’emergenza sanitaria, né riduzione delle giornate di ferie o dei permessi spettanti.

Il governo Conte bis si è parzialmente rafforzato dopo il risultato delle elezioni in Emilia Romagna, dove le forze al governo nazionale rischiavano di perdere una regione tradizionalmente guidata dal centrosinistra, e soprattutto dopo essere riuscito ad approvare una finanziaria in continuità con le politiche liberiste del passato con qualche concessione ai redditi da lavoro con il taglio del cuneo fiscale, che ha permesso di incassare il consenso sindacale alla manovra. Queste concessioni (che potrebbero ancora essere messe in discussione di fronte all’evolversi della crisi economica) sono però un’arma a doppio taglio per i lavoratori in quanto la diminuzione della pressione fiscale (le imprese continuano a usufruire di enormi privilegi fiscali) dimagrisce ulteriormente le risorse dello Stato che potrebbero essere utilizzate per migliorare i servizi pubblici. Inoltre, l’aumento delle retribuzioni nette che deriva dagli sconti fiscali sta producendo una dinamica contrattuale ulteriormente al ribasso, in quanto padroni e governo considerano gli sconti fiscali come un acconto sui rinnovi contrattuali in corso.

La riforma fiscale di cui ci sarebbe bisogno dovrebbe prevedere, accanto ad una riduzione sostanziale dell’imposizione sui redditi da lavoro, la reintroduzione di aliquote più alte sui profitti (Irap e Ires) e l’istituzione di una patrimoniale che colpisca i grandi patrimoni e renda disponibili alla collettività risorse adeguate a rifinanziare i servizi pubblici fondamentali, a partire dalla sanità e dalla scuola.

Per quanto riguarda la riforma del lavoro su cui si sta discutendo, proponiamo l’introduzione di un salario minimo legale che non permetta di contrattare retribuzioni inferiori a 1500 euro netti mensili, un limite legale all’orario di lavoro settimanale non oltre le 30 ore a parità di salario, in modo da redistribuire il lavoro esistente, la reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Così come dobbiamo continuare a batterci per l’abrogazione del famigerato Jobs Act di Renzi. Per le pensioni va reintrodotto il sistema di calcolo retributivo che consenta di percepire almeno l’80% delle ultime retribuzioni e la possibilità di andare in pensione senza penalizzazioni a 60 anni di età o con 40 anni di anzianità lavorativa.

Infine chiediamo l’abrogazione totale dei decreti sicurezza voluti da Salvini e tutt’ora in vigore, insieme a tutti quei provvedimenti che limitano le libertà e i diritti democratici delle lavoratrici e lavoratori, migranti in primis introdotti dal ministro Minniti all’epoca del governo Renzi.

In particolare, oggi è possibile e necessario rilanciare una vasta campagna per una forte spesa pubblica, prendendo i soldi là dove ci sono, cioè dalla rendita finanziaria e dal capitale, al fine di garantire i servizi fondamentali.

Tra questi la sanità, che è un problema generale e strutturale per la vita della società. Serve subito immettere, come ha proposto un responsabile OMS 14 miliardi per garantire un SSN efficiente ed in grado di sopportare sia la gestione corrente che le emergenze. Serve l’assunzione di almeno 400.000 operatori nel settore. Serve naturalmente chiudere la follia dell’autonomia differenziata e riportare al dibattito pubblico la necessità di una gestione centralizzata dei servizi pubblici universali. Serve l’abolizione nel numero chiuso per accedere alla facoltà di medicina.

Nei prossimi mesi la nostra organizzazione è chiamata a una vera e propria campagna di massa su questi contenuti che corrispondono non solo alle necessità di fondo della società di fronte a una crisi così grave, ma anche alla maturazione e a una nuova consapevolezza sociale che possono emergere in larghi settori di massa. Cercheremo di farla in quanto organizzazione e attraverso l’unità d’azione con tutte le forze sociali e politiche disponibili.

  1. Certo permangono contraddizioni all’interno della compagine del governo Conte, come ha dimostrato la polemica sulla prescrizione con Renzi, che però non sono ancora sfociate per il momento ( per ora il PD e il M5S non ne hanno interesse) in una crisi politica aperta. Il governo continua ad essere sostenuto da forze tra loro poco compatibili e l’alleanza tra PD e M5S ha già portato conseguenze fortemente negative a questo movimento dal punto di vista elettorale. Inoltre l’emergenza sanitaria se da una parte può costituire un elemento centripeto dall’altra potrebbe però anche provocarne la crisi. Le dinamiche centrifughe della coalizione di governo fanno pensare che questa alleanza non possa essere concepita come una soluzione di lungo periodo alla crisi politica italiana. D’altra parte anche a destra stanno emergendo le contraddizioni tra le due forze in crescita: Lega e Fratelli d’Italia. La collocazione centrista di Renzi e l’incognita del Movimento 5 stelle rendono la situazione fluida e incerta, non certamente semplificabile in un bipolarismo come auspicato da settori importanti della borghesia. In questo quadro si riapre il terreno per proposte di riforma elettorale in senso proporzionale, con sbarramenti molto alti che renderebbero comunque impossibile un accesso alle istituzioni delle forze politiche di classe. Il taglio del numero dei Parlamentari va proprio in questo senso, imponendo di fatto all’interno delle singole circoscrizioni sbarramenti ancora più alti di quelli tuttora vigenti. Continua dunque un percorso complessivo istituzionale, che va avanti da tempo, sia pure in diverse forme, antidemocratico e di riduzione della rappresentanza popolare e di esclusione delle forze della sinistra di classe. Per questo daremo indicazione di votare NO al prossimo referendum confermativo della riforma costituzionale, pur coscienti delle difficoltà di questa battaglia e della necessità di un suo allargamento a una tematica democratica più complessiva. Le istituzioni democratiche hanno perso senso agli occhi della maggior parte delle classi popolari sia perché sono sempre più inaccessibili a chi non dispone di importanti risorse per finanziare campagne elettorali visibili, sia per il loro ruolo sempre più subalterno agli interessi dei poteri forti che surclassano ormai apertamente le stesse istituzioni democratico borghesi. Il Parlamento, fatto per lo più di deputati nominati da comitati elettorali (bisognerebbe smettere di chiamarli partiti) spesso senza un radicamento sociale e territoriale, non ha alcun ruolo di discussione delle leggi, decise quasi per la totalità per decreto dai governi, a loro volta influenzati dalle lobby o dalle istituzioni finanziarie internazionali.

Questo quadro complessivo sociale e politico mostra ed esprime tutte le difficoltà in cui si trovano ad operare tutte le forze di classe ed anticapitaliste tra cui anche la nostra organizzazione. Ci troviamo di fronte ogni giorno non solo a nemici potenti, ma a un contesto di rassegnazione, impotenza, crollo della coscienza più elementare di classe di larghi settori sociali, e soprattutto di una mutazione profonda prodotta dalle politiche e dall’ideologia neoliberiste in direzione di un individualismo (auto)distruttivo e irrazionale, reso ancor più evidente dall’emergenza del Covid19; ci troviamo di fronte alla grande forbice tra la razionalità e la necessità di alcune parole d’ordine per rispondere all’attacco capitalista e la credibilità che esse incontrano nelle masse e negli interlocutori diretti, ma anche alla seconda forbice quella della credibilità che si possa, che ci siano le forze per dare gambe a queste proposte. La nostra organizzazione, ma anche le altre si trovano ogni giorno ad affrontare questi ostacoli, che alle volte si presentano come veri muri e che facilmente possono spingere alla demoralizzazione e alla rinuncia, per qualche forza politica anche al ritorno opportunista all’ovile del PD. Quando parliamo della necessità di una campagna generale e prolungata per la riduzione d’orario, come quella che fu fatta per le 8 ore all’inizio del secolo scorso, o quando parliamo della campagna sulla sanità pubblica, abbiamo proprio in mente il tentativo di ridurre questa forbice.

Occorre avere consapevolezza di questa condizione obiettiva del nostro operare, sapendo naturalmente affinare ed articolare la nostra propaganda/agitazione politica che certo ha molti limiti, costruendo percorsi unitari per rendere più efficaci alcuni passaggi, costruendo un quadro militante più consapevole e preparato per affrontare “i muri” che ci sono davanti e per aprirvi qualche breccia.

Nella parte finale di questo testo sono indicati alcuni strumenti di lavoro e di intervento che hanno questa finalità.

  I rapporti nella sinistra di classe

  1. Nel quadro della nostra proposta di costituzione di un Forum della sinistra politica e sociale, abbiamo fatto appello nella scorsa stagione alla realizzazione di un’assemblea nazionale delle sinistre che si sono collocate all’opposizione del governo Conte bis. L’assemblea del 7 dicembre è stata indubbiamente un’iniziativa ben riuscita, che ha segnalato la disponibilità e la motivazione di tante e tanti militanti dell’estrema sinistra alla costruzione di un’unità di azione per contrastare le politiche governative e le proposte delle destre sovraniste e reazionarie. Il coordinamento unitario che è nato in seguito ha visto l’adesione limitata ad alcune forze politiche della sinistra di classe, con l’assenza significativa sia delle due forze principali: il Prc e Pap che perseguono ognuno per conto proprio una tattica di costruzione autocentrata se non autoreferenziale, sia dei movimenti sindacali e sociali in campo in questa fase, che non hanno maturato la coscienza della necessità di lottare anche sul livello politico per affermare le giuste rivendicazioni portate avanti. Certamente la diffidenza dei movimenti sociali rispetto alle proposte politiche delle sinistre di classe è dovuta anche alla debolezza e alla frammentarietà di queste ultime. Questo costituisce un limite oggettivo all’iniziativa del Coordinamento unitario delle sinistre d’opposizione che bisogna cercare di superare. Allo stesso modo, l’emergenza del pericolo di guerra dopo l’attacco USA in Iraq ha spostato l’iniziativa nazionale prevista per il 24 e 25 gennaio su un difficile terreno di lavoro comune tra le forze politiche che hanno aderito al coordinamento, producendo iniziative limitate sul territorio nazionale e costruite con poca convinzione dalle organizzazioni nazionali. Allo stesso tempo il coordinamento ha prodotto una serie di materiali unitari anche su altri temi: il lavoro e le pensioni, le nazionalizzazioni, i diritti civili e l’abrogazione dei decreti sicurezza, l’opposizione al progetto di autonomia differenziata. Su tutti questi temi è possibile continuare l’unità di azione e sviluppare iniziative locali – anche con composizioni diverse rispetto a quella del coordinamento nazionale – che permettano di costruire convergenze più ampie, politiche ma soprattutto sociali con le vertenze aperte nei territori. Pur con tutti i suoi limiti, il coordinamento unitario costituisce un avanzamento rispetto ad una situazione di frammentazione della proposta politica della sinistra di classe che va perseguita e trasformata in uno spazio comune stabile di confronto e di azione. Inoltre va continuato il confronto con la proposta di fronte unitario anticapitalista avanzata dal SI Cobas per costruire un movimento per l’abrogazione dei decreti sicurezza, che dovrebbe produrre iniziative locali nella prossima fase e che potrebbe sfociare in una manifestazione nazionale, anche per interloquire con una ampia sensibilità antirazzista e democratica che si è espressa per alcune settimane nel movimento delle Sardine, prima che gli organizzatori stessi decidessero di chiudere quell’esperienza per consegnarsi alla campagna elettorale del PD in Emilia Romagna.
  1. Le ultime tornate elettorali amministrative e suppletive hanno dimostrato ancora una volta la debolezza della sinistra di classe, divisa su diverse candidature locali tutte poco credibili a livello di massa, o in alcuni casi – si veda la vicenda di Ruotolo a Napoli – subalterna in alcune sue frange al richiamo all’unità del Partito Democratico. Nel quadro di un deterioramento sostanziale dei rapporti di forza sui luoghi di lavoro e senza una ripresa dei movimenti sociali, in primis sindacali, lo spazio elettorale per la sinistra di classe è quanto mai ridotto. Oggi meno che mai va messa la priorità sulla battaglia elettorale, anche se quel terreno va comunque calpestato quando possibile proprio in funzione di una ripresa della coscienza politica delle lavoratrici e dei lavoratori. Il nostro atteggiamento verso le elezioni continua a mettere in primo piano la necessità di ampie convergenze tra chi si oppone da sinistra alle forze attualmente al governo, e solo nei casi in cui queste convergenze si realizzeranno nelle prossime tornate saremo disponibili ad impegnare i circoli dell’organizzazione in esperienze di campagna elettorale, fermo restando che la nostra organizzazione si esprimerà sempre con indicazioni di voto per i candidati di sinistra alternativa in campo.

Il ruolo di Sinistra Anticapitalista

  1. Nell’ultimo congresso dell’organizzazione abbiamo avanzato una serie di proposte di lavoro che richiedono una verifica di medio termine e una messa a punto. In primo luogo il lavoro di radicamento sociale e sindacale delle compagne e dei compagni di Sinistra Anticapitalista registra ancora importanti ritardi, pur avendo fatto dei passi avanti dopo l’ultimo seminario dell’organizzazione. La difficoltà della militanza sindacale è evidente a tutte/i in questa fase, stretti come siamo in una morsa tra le burocrazie impegnate a puntellare un governo con la partecipazione del PD e di LEU (ancora oggi principali punti di riferimento politico della grande maggioranza dei gruppi dirigenti sindacali) ed a lasciar passare senza un accenno di resistenza contratti peggiorativi in tutti i settori di lavoro, e dall’altra parte la sfiducia e la rassegnazione delle lavoratrici e lavoratori, testimoni ormai da generazioni di sconfitte e continui arretramenti. Eppure oggi più che mai è necessario condurre nel movimento sindacale una lotta antiburocratica e costruire tra i lavoratori e le lavoratrici la fiducia nell’azione sindacale, a partire dal rimettere in campo le lotte per il miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. I nostri militanti, comunque collocati nei diversi settori del sindacalismo di classe, devono impegnarsi per un maggiore coordinamento e per sviluppare sui luoghi di lavoro e nei territori iniziative sindacali unitarie tra questi settori. Il Comitato politico nazionale è impegnato nella costruzione di una direzione nazionale di settore che coordini i militanti e le militanti sindacali di Sinistra Anticapitalista, anche per dare maggiori strumenti di costruzione dell’organizzazione nell’ambito sindacale.
  1. Il lavoro di costruzione dell’intervento dell’organizzazione tra le giovani generazioni è una priorità assoluta di questa fase. Ad oggi registriamo l’impegno di un collettivo di giovani compagne/i che ha realizzato l’iniziativa di un seminario nazionale che si terrà a Torino dal 4 al 5 aprile. Il lavoro giovanile continuerà con la costruzione di una presenza al campo internazionale della gioventù femminista e rivoluzionaria, promosso dalla Quarta internazionale, che quest’anno si terrà in Francia dal 25 luglio al 1 agosto. I circoli devono costruire in primo luogo collettivi di territorio giovanili con il supporto della Direzione nazionale e del collettivo nazionale giovani, base indispensabile per sistematizzare l’intervento in direzione di settori giovanili, in primis nelle scuole e nelle università, a partire anche dai temi dell’ecosocialismo e delle battaglie antiautoritarie e antiliberiste nei luoghi di trasmissione della cultura.
  1. L’approfondimento sulle tematiche e sulle proposte ecosocialiste ha visto l’organizzazione impegnata in diverse iniziative realizzate dai circoli nel corso degli ultimi mesi. Su questo tema si sta costruendo una direzione nazionale di settore, che è entrata in contatto anche con il dibattito internazionale ed ha portato l’organizzazione ad aderire al Global Ecosocialist Network, nella cui promozione sono impegnate diverse forze politiche della Quarta internazionale in Europa. Nelle prossime settimane verrà pubblicizzato un nuovo sito di approfondimento sull’ecosocialismo, mentre in diversi circoli le nostre compagne e compagni sono impegnate/i all’interno delle strutture associative e di movimento per la giustizia climatica.
  1. Le compagne dell’organizzazione hanno ripreso a partire dall’ultimo congresso una riflessione sul lavoro femminista all’interno di Sinistra Anticapitalista ed hanno realizzato un seminario nazionale a Roma i cui materiali sono stati pubblicati sul sito dell’organizzazione. E’ stata riattivata una lista di dibattito e confronto nazionale tra le diverse esperienze di impegno nei movimenti femministi e nelle associazioni contro la violenza sulle donne. Sinistra Anticapitalista fa del femminismo e dell’auto emancipazione delle donne un pilastro della proposta di lotta e per una nuova società senza discriminazioni tra i generi. Sosteniamo l’iniziativa di sciopero del movimento Non una di meno del prossimo 8 e 9 marzo, invitando tutte le compagne e i compagni ad astenersi dalle attività lavorative ed a partecipare alle mobilitazioni di piazza previste in quelle date.

Proposte organizzative

  1. La necessità della costruzione di un’organizzazione anticapitalista e rivoluzionaria indipendente deve fare i conti con le difficoltà di questo compito in questa fase storica. Abbiamo cominciato una discussione programmatica nello scorso congresso e ci siamo dati degli assi di lavoro che stiamo mettendo a verifica. Allo stesso tempo va verificato il lavoro di costruzione dell’organizzazione in senso stretto. Molte nostre compagne e compagni hanno una esperienza limitata al riguardo avendo militato per lungo tempo in altre organizzazioni più grandi, altre/i sono stati protagonisti anche di stagioni diverse, in cui la sezione italiana si è organizzata autonomamente e possono contribuire decisivamente al compito che abbiamo davanti. Dobbiamo costruire il prossimo congresso nazionale di Sinistra Anticapitalista presentandoci come un gruppo dirigente motivato ed in grado di mettere a disposizione anche delle nuove generazioni che si radicalizzano nei movimenti in campo uno strumento organizzativo e proposte politiche all’altezza della fase. L’intento del prossimo congresso sarà quello di far fronte alla necessità dell’allargamento di Sinistra Anticapitalista, ma per arrivare a costruire una proposta efficace è necessario fin da subito rafforzare e stabilizzare i nostri strumenti organizzativi.
  1. Il finanziamento dell’organizzazione deve correre su un doppio binario. Da una parte c’è bisogno di un finanziamento ordinario che permetta di sostenere il minimo funzionamento politico di Sinistra Anticapitalista, retribuendo un funzionario in maniera adeguata e continuativa, consentendo di affrontare i costi di viaggio relativi alle riunioni nazionali e internazionali, il sostegno al pagamento delle sedi locali per i circoli che ne hanno bisogno, la stampa e la propaganda anche attraverso i canali telematici… Questo binario si deve fondare sulle entrate dal tesseramento (quote annuali, quote mensili) delle militanti e dei militanti. Questo comporta necessariamente una ridefinizione degli obiettivi di tesseramento dei circoli e di contribuzione dei singoli militanti in proporzione al proprio reddito.

Un secondo binario, che dovrebbe riarticolare nelle forme e nelle modalità la tradizionale sottoscrizione straordinaria annuale dell’organizzazione; dovrebbe puntare a raccogliere fondi principalmente all’esterno dell’organizzazione, chiedendo di finanziare di volta in volta specifici progetti legati all’organizzazione di specifiche campagne dell’organizzazione, di eventi come l’università estiva o di congressi nazionali, di materiali straordinari (libri, rivista ecc.). Ovviamente questo richiederebbe uno specifico impegno dei circoli ad organizzare iniziative di sottoscrizione, come del resto in alcuni circoli si fa già oggi per la sottoscrizione annuale, oltre che un impegno nazionale per la propaganda e la raccolta attraverso i canali telematici o i donatori nazionali. Il legame della sottoscrizione con obiettivi specifici potrebbe facilitare la comprensione all’esterno dell’organizzazione delle nostre campagne di sottoscrizione. Per operare questa ridefinizione e riarticolazione sarà necessario predisporre uno specifico gruppo di lavoro.

  1. La comunicazione interna ed esterna dell’organizzazione va riorganizzata e sistematizzata. Accanto agli strumenti di comunicazione e agitazione tradizionali (volantini cartacei, giornale) che vanno mantenuti e potenziati, dobbiamo sistematizzare un lavoro di propaganda online, coinvolgendo tutte le militanti ed i militanti nella diffusione dei contenuti dell’organizzazione su internet ed in particolare nei social network. I gruppi dirigenti devono dotarsi di nuovi canali di comunicazione, anche più istantanei rispetto alle mailing list, che consentano una immediata diffusione dei nostri contenuti. Va ripresa l’iniziativa della newsletter periodica, superando la difficoltà della nuova normativa europea sulla tutela dei dati personali. Le competenze presenti all’interno dell’organizzazione sulla comunicazione vanno centralizzate ed organizzate per produrre contenuti più efficaci e mirati.