Dopo il Super Tuesday non ci sono più dubbi: il Partito democratico ha deciso di unirsi attorno al candidato dell’establishment. Se vuole davvero impedirlo come dice, Elizabeth Warren deve ritirarsi e sostenere Bernie

Da ieri notte, dopo la tornata del Super Tuesday, il percorso che conduce alla nomination democratica è diventato decisamente più complicato. Al momento, non c’è più nulla di sicuro. Solo una cosa è certa: Elizabeth Warren non vincerà la nomination democratica per la presidenza.

Dopo una serie di sconfitte deludenti nei primi stati, è stata fatta fuori dalla corsa alla raccolta dei delegati, o poco ci manca.

La possibilità di vittoria che la sua campagna diffonde con scenari sempre più fantasiosi prevede che lei partecipi alla convention democratica di Milwaukee senza essere arrivata prima neanche in uno stato – incluso il suo, dove ieri è arrivata al terzo posto – e con meno delegati rispetto ai primi due contendenti. Ma in qualche modo, spera che le venga riconosciuta la nomination in quanto garante dell’«unità del partito».

Warren non può rivendicare di avere un indice di popolaritàmaggiore rispetto a Bernie Sanders, né di piazzarsi meglio contro Trump nei sondaggi. Nessuna delle due condizioni sarebbe comunque una buona ragione per violare in modo così palese la volontà popolare espressa dagli elettori nelle urne.

Non vincerà la nomination, né le verrà concessa in seconda battuta. Nessuna di queste situazioni si verificherà, ma la sola possibilità che si pinga questi obiettivi dovrebbe turbare i suoi sostenitori progressisti.

Joe Biden da oggi si presenta come l’unica scelta dell’establishment democratico per fermare Sanders: i due principali rivali a destra del partito, Klobuchar e Buttigieg, si sono ritirati e lo hanno appoggiato. Biden è il loro campione non per battere Donald Trump, ma per sventare la prospettiva di una conquista del partito ad opera dei progressisti.

Warren è entrata nella scena politica nazionale nel 2003 come critica convinta del disegno di legge sulla bancarotta che Biden ha gestito in senato. Adesso è un ostacolo alla possibilità migliore che la sinistra abbia mai avuto da un secolo a questa parte per tracciare il destino di questo paese. La cosa più inquietante è che sicuramente svolge questo ruolo in modo consapevole.

 Elizabeth Warren ha l’opportunità storica di aiutare a stringere un’alleanza tra la sua base fatta di ceto medio e il movimento working class che sostiene Sanders, incluso un grande entusiasmo tra gli elettori latini, introducendo così politiche socialiste nei gangli del Partito democratico.

È tempo che i progressisti si sveglino dall’incantesimo. Il Partito democratico sta costruendo attivamente un disastro elettorale e politico unendosi attorno a Joe Biden. Con Biden come candidato, Trump godrà delle condizioni perfette per attaccare la sua lunga e terribile storia in materia di sicurezza sociale, commercio, criminalità e bancarotta. Trump ha svelato alcuni pezzi di questa strategia nel suo spot mandato in onda durante il Super Bowl, mettendo in evidenza il suo lavoro sulla riforma della giustizia penale, segnalando che intende martellare Biden per le sue devastanti leggi sul crimine dell’era Reagan.

Hillary Clinton aveva vinto le primarie 2016 grazie agli elettori afro-americani, eppure milioni di persone che avevano votato per Obama nel 2012 rimasero a casa nel 2016, contribuendo alla disastrosa sconfitta contro Trump in stati cruciali come il Wisconsin e la Pennsylvania. Se Joe Biden è il candidato, affronterà un presidente Trump che ha fatto conoscere agli elettori neri e latini una parte importante della sua strategia per la campagna 2020.

Warren conosce bene la politica rappresentata da Joe Biden nella sua lunga carriera politica. Se non accetta di mettere la sua forza a favore di Sanders, i suoi sostenitori progressisti hanno il dovere di smettere di sostenere la sua futile campagna. Purtroppo, rimanendo in corsa Warren di fatto sostiene attivamente l’affermazione di ciò che voleva contrastare entrando in politica.

Rimanere in gara non aumenterà le possibilità per una sua nomination. Incrementerà solo le probabilità di una nomination di Biden.

La campagna di Warren e i suoi sostenitori si appoggiano a due argomenti per giustificare il fatto che non si debba ritirare adesso. In primo luogo, sostengono che qualunque cosa accada, i delegati accumulati da Warren faranno parte di un «blocco progressista» che andrà a sostenere Sanders se sarà più vicino di lei alla nomination. In secondo luogo, sostengono che gli elettori di Buttigieg e Klobuchar hanno maggiori probabilità di sostenere lei rispetto a Sanders, dunque Warren potrebbe fare da cuscinetto, attenuando il margine di Biden.

Entrambi questi argomenti svaniscono di fronte a ciò che sta accadendo. Possiamo già vedere lo scarto che Klobuchar e Buttigieg hanno creato ritirandosi e sostenendo Biden. Anche Beto O’Rourke e il senatore Tammy Duckworth sono usciti per affiancare Biden insieme a Harry Reid, e altri ancora arriveranno in suo sostegno. Klobuchar e Buttigieg sapevano esattamente cosa stavano facendo quando si sono ritirati per fare posto a Biden, e lui ha raccolto i frutti delle loro mosse.

Quanto alla paura che gli elettori di Warren non si rivolgano a Sanders: chi meglio di Warren può portare avanti le tematiche di Bernie? Non ci sono ragioni strategiche più urgenti della necessità di un fronte unito contro Biden e contro la politica e gli interessi che rappresenta.

Warren ha l’opportunità storica di essere uno dei leader in questa battaglia. Speriamo che non la sprechi.

* Kalewold H. Kalewold sta conseguendo un PhD in filosofia all’University of Maryland, College Park.

Questo articolo è uscito su JacobinMagTraduzione di Giuliano Santoro.