Pubblichiamo un interessante articolo da ISPI on line, che descrive ciò che sta succedendo e le finalità dell‘uso della vita degli „altri“, i migranti. Sauro

C’è un bambino tra le prime vittime dei respingimenti al confine tra Turchia e Grecia. La sua vita e quella dei migranti che premono alle porte d’Europa dipendono dagli esiti di una partita più ampia in corso nel nord della Siria, tra Ankara e Mosca. E l’Europa si gira dall’altra parte.

Decine di migliaia di persone, per lo più profughi siriani ma non solo, stanno cercando di attraversare il confine tra Turchia e Grecia, per entrare in Europa. Un esodo di massa, che ha provocato scontri con la polizia greca, iniziato dopo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l’apertura dei confini, perché – afferma – Ankara non è più in grado di gestire chi fugge dalla guerra in Siria. Molti di loro hanno raggiunto le zone di confine a bordo di pullman forniti dalle autorità turche. Tantissime donne e famiglie con bambini, siriani ma non solo. Le immagini delle carovane in cammino verso la frontiera ricordano quelle del 2015, prima che un accordo siglato da Bruxelles ed Ankara limitasse l’arrivo di richiedenti asilo siriani nell’UE. Quell’accordo – che a breve compirà 4 anni –  prevedeva che l’Europa pagasse alla Turchia 6 miliardi di euro in tre anni per gestire la pressione migratoria e impedire l’arrivo di flussi incontrollati di profughi sul suolo europeo. Oggi il presidente turco torna a usare la minaccia dei profughi contro un’Europa divisa, che appare sempre più allo sbando.

Quanti profughi hanno passato il confine?

Al momento, in realtà, la portata del flusso non è ancora chiara: due giorni fa l’Onu stimava che nei 120 chilometri di confine terrestre che separa la Grecia dalla Turchia ci fossero circa 13mila persone. Numeri molto più alti sono quelli forniti invece dalle autorità turche secondo cui  sono più di 100mila le persone pronte a passare la frontiera. Di certo c’è che alle porte dell’Europa la situazione sta assumendo i contorni di una vera e propria crisi umanitaria. Tra la località turca di Edirne e quella greca di Kastanies poliziotti greci hanno respinto a suon di cariche e lacrimogeni migliaia di migranti. E ci sarebbe una prima vittima: un richiedente asilo siriano ucciso con un colpo di pistola dalle forze dell’ordine di Atene. Non va meglio sulle isole greche di fronte alla Turchia, che da venerdì ad oggi hanno visto lo sbarco di circa 300 migranti, soprattutto a Lesbo, Samos e Leros. Si tratta di territori già messi a dura prova, e dove i rifugiati vivono in condizioni disumane. Un bambino è morto durante un tentativo di sbarco a Mitilini. Si trovava a bordo di un barcone respinto da un’unità della Guardia costiera greca.

Cosa c’entra la guerra in Siria?

A provocare l’ondata di profughi è stata la decisione di Erdogan di aprire la frontiera con la Grecia dopo che giovedì 27 febbraio 36 soldati turchi sono stati uccisi in un bombardamento a sud di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli siriani. Da settimane le truppe di Ankara sono impegnate nel nord della Siria a respingere un’offensiva dell’esercito di Damasco, che mira a riprendere il controllo nella provincia, col sostegno della Russia. Dopo l’uccisione dei suoi soldati, l’aviazione turca ha abbattuto tre jet dell’esercito di Bashar al Assad mentre quest’ultimo ha abbattuto un drone turco. Anche se l’aviazione russa, presente nella zona, ha evitato di intervenire, la tensione tra Ankara e Mosca è ai massimi livelli.

Putin – Erdogan: una relazione complicata?

Erdogan e Vladimir Putin si incontreranno il 5 marzo per parlare della crisi. Ma è improbabile, al momento, che trovino una soluzione al conflitto in corso: quella tra i due paesi è una relazione complessa. La Turchia fa parte della Nato ma ha saputo ugualmente coltivare un rapporto speciale con Mosca, da cui Ankara ha acquistato il sistema missilistico S-400. L’equilibrio tra le due potenze però, suggellato dagli accordi di Astana, è sembrato più volte sul punto di rompersi lungo il crinale della guerra in Siria, dove gli interessi turchi sono molto differenti da quelli russi.

Siamo sotto assedio?

Con il conflitto siriano che gli sfugge di mano e i soldi dell’accordo con l’Ue che stanno per finire, Ankara ha deciso per il colpo di scena: aprire le frontiere nella speranza che i rifugiati che si ammassano nel nord della Siria, circa un milione di persone, spingano alle porte del vecchio continente. A questi, vanno aggiunti i tre milioni e mezzo che già si trovano in Turchia e che Erdogan ha minacciato più volte di voler mandare in Europa. Un’arma di ricatto nei confronti di Bruxelles e della Nato a cui Erdogan ha persino chiesto di applicare l’articolo 5del Patto Atlantico, che obbliga alla difesa collettiva nel caso in cui un paese membro venga attaccato. 

E l’Europa dov’è?

Allarmati da un’ondata di profughi, i ministri degli esteri dei 27 – dopo aver ribadito per l’ennesima volta che la soluzione al conflitto in Siria può essere solo politica – hanno convocato una riunione d’emergenza sull’escalation di violenze nella zona di Idlib. Intanto la Grecia fa sapere di aver respinto circa 10 mila migranti che cercavano di passare il confine illegalmente nelle sole ultime 24 ore. “Il livello di deterrenza al confine è stato portato al massimo livello” ha detto il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, annunciando anche che la presentazione di domande per l’asilo “è stata sospesa per un mese”. Pur se sussistono diversi dubbi sul fatto che possa farlo – il diritto d’asilo e di non respingimento è protetto dal diritto internazionale – allo stato attuale è difficile che qualche altro paese membro sollevi la questione.  Domani i presidenti di Commissione Ue, Parlamento e Consiglio europeo, Ursula von der Leyen, David Sassoli e Charles Michel saranno alla frontiera tra Grecia e Turchia. Lo annuncia lo stesso Mitsotakis su Twitter, commentando: “Un’importante manifestazione di sostegno da parte delle tre istituzioni, in un momento in cui la Grecia sta difendendo le frontiere Ue con successo”. Dopo la Turchia, l’Europa ha trovato qualcuno, costretto dal fatto di trovarsi in prima linea, disposto a fare il lavoro sporco?

Il Commento

di Matteo Villa, Research Fellow, Programma Migrazioni, ISPI

“La Turchia guarda con preoccupazione agli esiti del conflitto nella provincia di Idlib. Il timore di Ankara è che l’offensiva siriana verso il nordovest del paese, l’ultimo scampolo che resta in mano ai ribelli anti-Assad, possa far spostare molte altre persone verso la Turchia. Ma per dimostrare di avere tutto sotto controllo Erdogan utilizza i migranti come arma negoziale per rilanciare, a suo favore, l’accordo con la UE”.