E così anche l’Irlanda comincia a seguire i passi di quasi tutto il Nord Europa, dove la sinistra, più o meno radicale, ottiene buoni risultati (cosa che a noi, in Italia, sembra ormai qualcosa che appartiene alla preistoria, visto il disastro in cui siamo immersi!). Il risultato delle elezioni di ieri nelle 26 contee dell’Irlanda indipendente e repubblicana (le 6 contee dell’Irlanda del Nord essendo tuttora occupate dal Regno Unito) danno, per la prima volta, la sinistra in vantaggio sulla destra conservatrice. E non si tratta della pseudo-sinistra “molle” (i laburisti o i quasi neonati socialdemocratici) ma del famoso Sinn Fein, l’ex “braccio politico” dell’IRA, erede dei combattenti repubblicani antimperialisti del 1916, membro, al parlamento europeo, del GUE (il gruppo cui appartengono quasi tutti gli ex partiti comunisti, compresa Rifondazione – anche se oggi priva di rappresentanza parlamentare – così come i nostri compagni membri di Podemos, o del Blocco di Sinistra portoghese, o dell’Alleanza Rosso-Verde danese, ecc.). Se teniamo conto che i due partiti che fin dai tempi dell’indipendenza si sono alternati al potere, il liberal-conservatore Fianna Fail e il democristiano Fine Gael, hanno oggi, sommati,  solo il 42% dei voti (contro il 50 di 4 anni fa, il 54 di 8 anni fa, e ben il 70% di 12 anni fa!), si può ben convenire con i commentatori della stampa borghese irlandese: il panorama politico nella ex “tigre celtica” ne esce sconvolto. Il Sinn Fein ottiene quasi il 24% dei voti (aveva il 13,8 nel 2016, il 10 nel 2010), diventando il primo partito irlandese. Insieme con gli altri partiti della sinistra, moderata come laburisti, socialdemocratici e verdi, o radicale come gli anticapitalisti di People Before Profit, ottiene il 42,5% dei voti: per la prima volta nella storia, la sinistra supera la destra in Irlanda (il 15% che manca sono i candidati indipendenti, difficilmente classificabili). Lo stereotipo del “paddy” irlandese, povero contadino analfabeta e bigotto, già sbiadito grazie alla lotta di liberazione anti-britannica, è sepolto per sempre. L’unica nota negativa è l’arretramento dei compagni della lista “trotskista” e anticapitalista, che scendono dal 3,9 al 2,3% (e probabilmente dimezzando i seggi, ma bisognerà attendere domani per i definitivi), pur ottenendo risultati di tutto rispetto in alcune circoscrizioni (anche intorno al 15% dei voti). Sembra che il Sinn Fein sia riuscito ad incarnare, per molti elettori, un’alternativa allo stesso tempo radicale e credibile, ben più maggioritaria della lista della sinistra rivoluzionaria. Un dato molto positivo è il voto giovanile: gli elettori tra i 18 e i 24 anni hanno votato in massa a sinistra (soprattutto SF e Verdi). Probabilmente le chiacchiere sul PIL che cresce, sulla “tigre” economica irlandese, ecc. ecc. non bastano più ad incantare chi ha sempre più difficoltà ad immedesimarsi nell’immagine dell’irlandese ricco. Lo sappiamo benissimo: nessuna illusione sul fatto che con le elezioni si possano cambiare davvero le cose. Ma il fatto che la borghesia irlandese (e anche quella britannica!) oggi non possa brindare, beh….è sempre una bella notizia!

FG