Oggi il cosiddetto “re” di Spagna, Filippo, figlio di Juan Carlos, scelto da Franco nel 1969 come successore e prevedibile continuatore del suo regime criminale, ha fatto, davanti ai deputati e ai senatori del “regno”, il suo discorso. Ovazioni dalla destra, con grida di “Viva il re, viva la Spagna”. Applausi dal PSOE (e chi ne dubitava!). E, qui sta la novità, applausi anche dai ministri della sinistra, di Unidas Podemos, compresi i due segretari delle formazioni principali della coalizione, Iglesias di Podemos e Garzón di Izquierda Unida. Non dovremmo stupirci: già nel 1977 Santiago Carrillo, allora segretario del PCE, fece mostra dell’illegale bandiera monarchica (visto che la sinistra continuava a riconoscere la legalità della II Repubblica, rovesciata dalla guerra civile 38 anni prima) alla prima riunione pubblica del CC del PCE, a Madrid, suscitando scandalo e polemiche accese nella sinistra spagnola e mondiale. Ma per UP è stata la prima volta, a simboleggiare la parabola calante di un partito che sembrava volesse incarnare le speranze del movimento degli “indignados”. In cinque anni l’ineffabile “eurocomunista” Iglesias è passato dal discorso “antisistema” ad applaudire il re: ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Un po’ di dignità l’hanno mantenuta i deputati di UP che, per lo meno, si sono rifiutati di applaudire, prendendosi i rimbrotti e gli insulti della destra e dei media mainstream. Ma sono stati scavalcati a sinistra dai 49 parlamentari catalani, baschi e galiziani di ERC, JxC, CUP, Bildu e BNG, che hanno disertato la “solenne cerimonia”. Sì, avete letto bene: non solo la sinistra indipendentista, ma persino i liberaldemocratici catalani di Junts per Catalunya (gli ex Convergents di Jordi Pujol!) hanno avuto più coraggio dei “compagni” di UP. Tutti e 49 hanno detto chiaro e tondo “Noi non abbiamo re”, rivendicando “las repúblicas” (al plurale) nella migliore tradizione della sinistra iberica. Non c’è da stupirsi che il buon Iglesias abbia escluso dalle liste elettorali tutta la sinistra interna a Podemos (a cominciare dai nostri compagni di Anticapitalistas, che peraltro sono maggioranza nella regione più popolosa di Spagna, l’Andalusia). Magari oggi avrebbe rischiato dei fischi, invece degli applausi.

Vittorio Sergi