Come diceva quell’aforisma attribuito a Brecht? C’è chi lotta un giorno, ed è buono; c’è chi lotta un anno, ed è migliore; c’è chi lotta dieci anni, ed è ottimo; e c’è chi lotta tutta la vita: sono questi gli indispensabili. L’ho citato a memoria, magari con qualche inesattezza. Ecco, ieri, tornando dall’assemblea unitaria della sinistra d’opposizione di Roma, chissà perché mi è venuto in mente il buon vecchio genio di Augsburg, morto a Berlino (Est) oltre 60 anni fa. Avendo pubblicato su questo blog e sulla mia pagina Facebook un articoletto su quell’assemblea, ho letto, tra vari commenti positivi, anche alcuni commenti ironici e/o sprezzanti. Uno, in particolare, mi ha colpito negativamente, facendomi salire la pressione (che per fortuna ho bassissima). Uno che mi (ci) rimproverava di essere stati assenti negli “ultimi 30 anni”, mentre si approfondiva la controffensiva padronal-governativa che ci ha ridotto in queste condizioni, e che addirittura mi (ci) paragonava ai vari Berlusconi, Renzi, Salvini, Zingaretti e persino Meloni (non erano citati i grillini, omissis comprensibile, visto che 30, ma anche 20 o 15, anni fa, erano inesistenti e/o probabilmente occupati a “farsi le pugnette”, come si dice in terra emiliana). Ora, io sono una persona paziente e tollerante, che discute con tutti (o quasi), che ascolta le argomentazioni di tutti (o quasi), che raramente aggredisce verbalmente (tanto meno fisicamente, ovvio) l’interlocutore, seppur lontanissimo dalle mie posizioni. Ma la pazienza ha un limite. Persino Giobbe ha preso Dio per la collottola, diceva il famoso comico. Il sottoscritto, insieme a un certo numero di “indispensabili”, a numerosi “ottimi”, a tantissimi “migliori” e ad un vero e proprio esercito di “buoni”, si sbatte da circa mezzo secolo (in maniera seria e continuativa esattamente da 47 anni!), dalle manifestazioni antifasciste e studentesche di quando avevo ancora i brufoli all’ultimo presidio per il Rojava (a proposito, giovedì prossimo sarò a chiedere le dimissioni del presidente dell’Aler di Brescia). C’ero, 50 anni fa, contro la guerra del Vietnam, e poi per il Cile o la Palestina, ero in Piazza Loggia quel maledetto 28 maggio di 45 anni fa (e ci ho perso due compagni!), com’ero a Bologna quel settembre di 42 anni fa. Nel frattempo organizzavo scioperi nella mia scuola, e poi nella mia università, mentre passavo ore a vendere i giornali e a distribuire i volantini fuori dall’Ideal Standard o dalla Breda Meccanica. Nell’ottobre di 39 anni fa davo una mano a fare i picchetti fuori dall’OM Iveco e persino a Mirafiori, durante i meravigliosi 37 giorni. Non contento, 35 anni fa andavo in Nicaragua, a mie spese, per dare una mano, nel mio piccolo, ai sandinisti. E poi, dal direttivo dell’allora CGIL scuola, tentavo di impedire il continuo e progressivo “abbassamento dei pantaloni” del mio sindacato (che abbandonavo esattamente 20 anni fa per passare ai COBAS). E mi fermo qui, perché non è un problema di “medaglie al merito”e non vorrei tediare né sembare supponente. Ricordo che, quand’ero un ragazzino, discutevo con i “vecchi” compagni del PCI (tra cui i miei genitori), magari ex partigiani, cercando di convincerli che il loro “moderatismo” (che tempi, contessa!) era la negazione dei sacri testi di Marx o di Lenin. Infantile, certo. Estremista, sicuramente. Ma non mi è mai passato per la testa di accusarli “di non aver fatto nulla”, o di chieder loro “dove eravate” il 18 aprile del ’48 o nel luglio 1960. Perché sapevo che c’erano, e che, a modo loro (magari troppo “moderati” per quel ragazzino saccente che ero) si erano battuti contro Scelba, contro De Gasperi, contro Tambroni. E pure contro il centro-sinistra democristian-socialista degli anni ’60 (che rispetto a quello di oggi sembra quasi bolscevico). Anche se avevano perso, e il capitalismo, la DC, e poi la strategia della tensione, e poi il craxismo, e poi il berlusconismo, ecc. ecc. invece continuava imperterrito (più o meno). Perché, a modo loro, erano stati ed erano nel novero degli “indispensabili”, insieme ai molti “ottimi”, “migliori” e “buoni” che da sempre, in Italia come nel resto del mondo, hanno fatto la storia del movimento operaio, della sinistra. Ora sembra che questo sano atteggiamento (che chiamerei di umiltà, se non mi facesse schifo quell’alone religioso che circonda questa parola) non sia più tanto di moda, a quanto pare. Sarà perché, stando sul divano a guardare la TV, si fa un po’ fatica a rendersi conto della quotidiana, dura, improba fatica di chi, appunto, lotta tutti i giorni, lontano dai riflettori puntati sui vari Berlusconi, Renzi, Di Maio, Salvini, Zingaretti, Meloni, ecc. Per cui, se posso sopportare l’ironia di altri “indispensabili” (e persino quella degli “ottimi”), sono troppo vecchio per le critiche gratuite e ingiustificate delle altre “categorie” (e ancor di più di quelli che “neanche un giorno”). Restate pure sui divani a guardare la tivvù, ma, per favore, evitate di sputare sentenze. Grazie.

Flavio Guidi