Si sta giustamente sviluppando una grossa polemica in Italia sulla sciagurata risoluzione, approvata con oltre il 70% dei voti, del Parlamento Europeo (che fa il paio con quella approvata 10 anni fa, molto simile nei contenuti). Questa risoluzione, approvata dai deputati italiani della Lega, del PD, di Forza Italia e dai fascisti di FdI (mentre il M5S si è astenuto) equipara i crimini del nazismo (badate bene, non del “fascismo”) e del “comunismo”. Dai riferimenti che si possono estrapolare, sembra di capire che per “comunismo” gli “onorevoli” deputati intendano lo stalinismo (e il post-stalinismo), visto che si può leggere tra le righe che ci si riferisca soprattutto agli anni tra il 1939 e il 1989. Non mi stupisce che i principali sponsor di questa grottesca operazione pseudo-storiografica vengano dall’est Europa: in Polonia, in Ungheria, in Slovacchia, in Romania, ma pure nei paesi baltici, c’è da sempre una commistione basata sull’ignoranza più crassa tra ciò che è “russo” e ciò che è comunista. Nell’immaginario collettivo polacco, ungherese, rumeno, baltico, ecc. i russi (zaristi, ma se lo dimenticano facilmente) sono coloro che hanno soffocato nel sangue le varie insurrezioni (del 1848-49 in Ungheria, nel 1863 in Polonia), che hanno occupato la Bessarabia rumena (1812), ecc. Per le classi dominanti di questi paesi, dopo la rivoluzione del 1917, è stato relativamente facile cavalcare la tigre di un comprensibile sentimento anti-russo per esorcizzare i rischi di una rivoluzione socialista (che “marciava con i cavalli dei cosacchi”, secondo la leggenda diffusa tra una popolazione che aveva sofferto sotto la frusta dell’imperialismo zarista). Poco importava se erano stati proprio i bolscevichi a dare l’indipendenza a Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina, Georgia, Armenia, e a rinunciare alle annessioni e ai “trattati ineguali”. Gli errori commessi poi dai bolscevichi nei primi anni del potere dei Soviet (come la marcia su Varsavia in risposta all’invasione polacca, o l’annessione della Georgia nel 1921) e, soprattutto, gli orrori dello stalinismo anche in questo ambito, a partire dagli anni ’30, hanno cristallizzato nell’Europa centro-orientale questo atteggiamento basato su un gigantesco equivoco: la Russia, “prigione dei popoli” per i democratici e i socialisti del XIX secolo, punta di lancia della reazione mondiale, nonostante la Rivoluzione d’Ottobre e le sue nuove leggi (le più democratiche del mondo anche su questa questione), restava per la maggioranza delle grandi masse contadine e piccolo-borghesi di questi paesi uno spauracchio terribile. E, grazie alla riscrittura della Storia operata a partire dell’89 (speculare a quella, altrettanto infondata, diffusa dai regimi stalinisti tra il 1945 e l’89), l’operazione di mistificazione profonda e capillare ha avuto pieno successo. Provate a parlare con qualsiasi polacco, lituano, ucraino, moldavo, ecc. Vi racconterà di come i “comunisti” hanno oppresso e “russificato” i loro popoli. Quando gli si parla di come lo zarismo invase, massacrò, russificò quelle popolazioni, e di come i bolscevichi restituissero (o perlomeno ci provarono) loro la libertà, cadono dalle nuvole. In parte è comprensibile: la storia più vicina a noi è quella più conosciuta, quella che scotta di più. I padri, i nonni (spesso contadini semi-analfabeti o comunque non certo studiosi di storia) hanno raccontato dei molti abusi sofferti negli anni ’30, o ’40, o ’50, ecc. e non certo delle forche zariste. E la relativa minimizzazione delle malefatte dello sciovinismo grande-russo da parte di un potere che del nazionalismo grande-russo aveva fatto la sua bandiera (in particolare dopo il 1941 e la “grande guerra patriottica”) ha contribuito a quest’ignoranza di massa. E questi deputati dal “ventre molle” dell’Europa, dalla zona storicamente arretrata e “vandeana”, non mi stupiscono, ripeto. Mi stupisce molto di più che votino a favore di questa risoluzione i deputati del PD e molti deputati del gruppo socialista. A parte il senso di vergogna per il PD (che, se non vado errato, ha una buona parte del suo gruppo dirigente che proviene da un partito che si definiva “comunista”, e che ha mantenuto la falce e il martello, seppur rimpiccioliti, alle radici della quercia fino a vent’anni fa), è deprimente vedere deputati che si autodefiniscono socialisti e di sinistra (e che dovrebbero conoscere bene la storia del movimento operaio, e quindi sapere ben distinguere tra comunismo e stalinismo) scendere così in basso dal punto di vista culturale, politico e morale. In particolare per quelli dell’Europa occidentale, culla del socialismo marxista, quell’Europa che senza il contributo spesso determinante dei comunisti (anche se in buona parte “stalinisti”), in particolare in Francia, in Grecia, in Italia, in Spagna, in Portogallo, in Jugoslavia, non sarebbe mai riuscita a liberarsi dal fascismo. Molti hanno scritto (ho appena letto l’intervento di Cremaschi su Facebook) sull’insulto fatto a milioni di comunisti che, al di là di Stalin, hanno scritto delle pagine memorabili nella storia del movimento dei lavoratori di questo continente, pagando il prezzo più alto in termini di caduti, di incarcerati, ecc. e non ho nulla da aggiungere. Sputare, come hanno fatto questi “onorevoli”, sulle tombe dei partigiani comunisti equiparandoli ai loro carnefici nazifascisti mi fa rivoltare lo stomaco. Mi interessa qui fare brevemente l’avvocato del diavolo. Sono da (quasi) sempre un comunista antistalinista (come altre centinaia di migliaia di comunisti nel mondo). E, invecchiando e leggendo libri, testimonianze, articoli sulle orribili malefatte di Stalin e dei suoi sgherri, sono diventato una specie di stalinofobo. Ma equiparare lo sterminio pianificato dal regime nazista di 9 milioni di persone (compresi centinaia di migliaia di bambini) al pur terribile inferno dei Gulag mi sembra inverecondo, e serve a banalizzare l’orrenda opera degli hitleriani. Ingiusto storicamente, politicamente ed eticamente. E non serve assolutamente a “riabilitare” le centinaia di migliaia di comunisti, di anarchici, di socialisti fatti massacrare da Stalin. Come disse un compagno della sezione greca della Quarta Internazionale, che aveva tentato di fuggire in Bulgaria durante la dittatura dei colonnelli (ed era stato preso dalla polizia bulgara e riconsegnato ai torturatori greci) al giudice che lo irrideva, sottolineando la sua presunta ingenuità nei confronti dei “compagni” bulgari: “Con gli stalinisti bulgari farà i conti il popolo bulgaro, non certo i fascisti greci”.

Vittorio Sergi

 

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