Che strano titolo, si chiederanno i nostri venticinque lettori! Che c’entra il pallone gonfiato di Firenze con l’Internazionale? Nulla, certamente, per fortuna. Ma voglio parlare qui di un atteggiamento, oggi purtroppo generalizzato, che in un certo senso mette in relazione le due cose. Si tratta di una piccola polemica via Facebook tra il sottoscritto e l’ex segretario del PD bresciano, Giorgio De Martin. Giorgio, un amico che conosco da decenni (fin da quando militava nel PCI, poi nel PDS, poi nei DS ed ora nel PD) è abituato da tempo alle nostre polemiche, condite spesso da battute ironiche, in cui non ci si risparmia le frecciate reciproche, ma sempre con un atteggiamento (che lui definisce “laico”, e che io preferisco chiamare di rispetto reciproco tra un marxista libertario e un liberal-progressista che si conoscono da lunga data) corretto. In un post di stanotte parlavo del fatto che, se oggi, con i riflettori puntati su di lui, Renzi e il suo “partitucolo” sono dati al 3,4%, fra sei mesi, scomparso dalle prime pagine (si spera) raccoglierà forse la metà di questi voti. E facevo l’esempio della scissione di Bersani e D’Alema, che veniva “quotata” dai sondaggi tra il 6 e il 7%, salvo, una volta passati alcuni mesi e messi in ombra dai mass-media, ha dovuto accontentarsi, nonostante l’apporto di SEL, del 3,4% alle elezioni del marzo 2018. Non è detto che ciò si ripeta. Anche se Bersani e D’Alema hanno una cultura politica (che non condivido) e una statura politica molto superiore a quella del democristianino di Firenze, anche se hanno portato con sé un certo numero di militanti (cosa che dubito abbia fatto Renzi, al di là di deputati, senatori ed altri burocrati incollati alle poltrone), può darsi che i mass-media, sempre molto servili con chi è utile alla grande borghesia, decidano di dar spazio a lungo al Matteo da Firenze, permettendogli di avere un certo seguito elettorale. Chi vivrà, vedrà. Ma torniamo all’origine del titolo (e della mia indignazione). Il mio amico Giorgio si è offeso profondamente per la mia definizione di “partitucolo” riferita al partito-marca di yogurt (rubo a Prodi, lo ammetto: è l’unica battuta simpatica che ha detto da quando fa politica!), definendo allo stesso modo il “mio” partito (non è chiaro se riferito a Sinistra Anticapitalista o alla Quarta Internazionale). Giorgio sa benissimo che non uso definizioni spregiative per tutti i partiti borghesi: pur avendo combattuto per tutta la vita contro la DC, il PLI, il PRI, ecc., li ho sempre considerati partiti “veri”, con un progetto di società (opposto al mio), con un seguito reale di militanti, di iscritti, ecc. Persino i fascisti del MSI non li ho mai considerati un “partitucolo”: nemici giurati, ma, purtroppo, un vero partito. Questa definizione però mi sembra si adatti perfettamente alla creatura di Renzi (e anche a Forza Italia, a suo tempo): “partiti” costruiti attorno ad una persona che viene “gonfiata” sistematicamente dai mass-media. Certo, diceva qualcuno che, nell’epoca della TV onnipresente (e dei social), anche una triglia può diventare carismatica. L’americanizzazione (intesa come regressione e perdita di qualità) della politica, iniziata in sordina negli anni ’80 ed esplosa nel decennio successivo, ci ha ridotti così. Ma io non mi adeguo, vetero-comunista e testardo che non sono altro. Per cui questa volta, quando Giorgio ha definito “partitucolo” il mio partito, ho sentito un’indignazione più forte di quanto pensassi. Sono abituato a che ci definiscano estremisti, utopisti, idealisti, settari, reduci del passato e chi più ne ha più ne metta. E non mi sono mai offeso. Ma paragonati al partito-yogurt no, caro Giorgio. E gli ho chiesto rispetto. Rispetto per un partito che affonda le sue radici storiche nella triplice battaglia contro lo stalinismo, contro il fascismo e contro il capitalismo in quanto tale. Rispetto per le decine di migliaia di compagni assassinati nei gulag stalinisti, nei lager nazisti, fucilati dai fascisti italiani (come in Grecia) piuttosto che fatti sparire dai militari argentini o cileni, incarcerati in Iran o in Pakistan (è di pochi giorni fa la notizia del nostro unico compagno deputato pakistano arrestato dal governo per essersi opposto, tra l’altro, anche agli islamo-fascisti). O, per essere meno drammatico e per restare in Italia, per le battaglie che, dagli anni cinquanta fino ad oggi han visto i nostri compagni partecipare attivamente (prendendosi, tra l’altro, le botte della polizia “democratica” e licenziamenti, rappresaglie, ecc.) a tutti i movimenti che hanno caratterizzato la nostra società, dalle prime occupazioni delle università nel ’67-’68, all’autunno caldo, fino alla grande lotta alla FIAT del 1980, agli scioperi in difesa della scala mobile del ’92, a Genova nel 2001, ecc. ecc. E per difendere qualcuno che, al massimo, rischia una multa per divieto di sosta (nel migliore dei casi) o un’indagine per corruzione (nel peggiore)! Insomma, in questi tempi di realpolitik a buon mercato e di galline starnazzanti, in cui “l’ideale” massimo è avere uno spazio in TV e una poltrona da scaldare o, nel migliore (e sempre più raro) dei casi, portare a casa una qualche briciola di welfare state in sfacelo, non ci sto al fatto che ci si metta tutti sullo stesso piano, in una specie di notte in cui tutte le vacche sono nere. Se per molta gente (e purtroppo non solo per “lor signori”) le grandi idee per cambiare il mondo, e le pratiche coerenti e conseguenti con queste idee, non valgono nulla, ci si faccia il piacere di continuare a ritenerci idealisti, utopisti, ecc. Ma “partitucolo” proprio no. Prima di parlare in questo modo della Quarta Internazionale, si prega di leggere e informarsi. E di sciacquarsi la bocca!

Flavio Guidi