I recenti articoli apparsi sulla stampa “mainstream” (anche se io preferisco, da buon veterocomunista, chiamarla col classico nome di “stampa borghese”) in cui i giornalisti ci rivelano, con stupore (vero? simulato?) che il capo della Lega è più popolare tra i cattolici del loro leader religioso hanno fatto un certo scalpore. Ma come, non ci avevano raccontato che il papa di Roma era una specie di super-inviato da Dio? E che, se non vado errato, quando esprimeva pareri “ex cathedra” era sostanzialmente infallibile, visto che era la “voce di Dio” sulla Terra? E ora che il loro “guru” esprime posizioni un po’ meno reazionarie (anzi, in alcune occasioni addirittura progressiste), invitandoli a non essere razzisti, ad aprirsi all’accoglienza dell’immigrato, dell’omosessuale, del “diverso” (persino dell’ateo – e questo è veramente strabiliante -) gli voltano le spalle? Fatemi capire, cari cattolici: finché vi invitavano a erigere roghi (per fortuna, negli ultimi 250 anni, nella maggior parte dei casi, solo culturali e simbolici) correvate sotto le sottane di “Sua santità” come tante pecorelle, ed ora vi ribellate? E proprio quando non sarebbe il caso?

Al di là delle facili battute, per un incallito ateo, anticlericale e religionofobo (scusate il brutto neologismo) come il sottoscritto, la sorpresa non è tale. Da tempo i vari istituti d’indagine sociologica ci dicono che i credenti (non solo i cattolici, ma tutti, o quasi, dai protestanti agli ortodossi, dai musulmani ai buddisti, dagli induisti ai sikh, ecc. ecc.)*, soprattutto se praticanti (cioè, in qualche modo, “militanti”), tendono sempre a destra (e non raramente anche verso l’estrema destra). Se non ricordo male, votano a destra quasi due volte in più rispetto agli atei, agnostici e razionalisti, e in modo significativamente maggiore anche rispetto ai cattolici che non si definiscono “praticanti”. Insomma, più frequentano le chiese (o le moschee, sinagoghe, templi vari) e ascoltano le prediche di preti, imam, rabbini, bonzi, e meno sembrano condividere quelle parti dei loro “libri sacri” in cui si parla di amore, di tolleranza, di fratellanza. Non vorrei ora rubare il mestiere agli esperti di antropologia delle religioni, che hanno certo più numeri di me per analizzare questa apparente contraddizione, ma, dal mio modesto punto di vista, devo confessare che me l’aspettavo. Più o meno tutte le religioni (mi scuso in anticipo per la sommarietà e magari superficialità di questo breve articoletto) sono un insieme contraddittorio di “valori”, comportamenti, pratiche rituali storicamente determinate. Da un lato hanno degli dei (o, nel caso dei monoteisti, un Dio unico – magari trino -) che predicano la “bontà”, la fratellanza, in certi casi anche una specie di uguaglianza di tutti gli esseri umani (ovviamente davanti a Lui, non certo nella vita reale!). Contemporaneamente, quello stesso “Dio” che avrebbe intimato di “non uccidere”, apre la strada ad almeno mille eccezioni (vedi Bibbia, Corano, ecc.). Insomma, diciamoci la verità: la coerenza non è certo il punto forte dei nostri “credenti”, a partire dai loro supremi ispiratori trascendenti. Tutto questo però non aiuta molto a capire il perché i nostri bravi baciapile, quando devono scegliere tra la parte migliore della loro “buona novella”, e la parte peggiore, scelgano in maggioranza la seconda. E infatti, per ogni Camilo Torres o Ernesto Cardenal, ci sono sempre stati centinaia di preti che benedicevano i plotoni d’esecuzione, le garrote, o, per lo meno, le baionette dei vari eserciti che avevano tutti quanti “Dio dalla loro parte”. Senza scomodare Feuerbach, Marx o Bakunin, e il concetto di alienazione, basta guardarsi in giro, sentire le chiacchiere nei bar per annusare l’aria che tira (ancorché profumata d’incenso). Se grattiamo un po’ sotto la superficie, troviamo il borghese piccolo piccolo, tremebondo, intriso di paure (non era il grande poeta medievale persiano, il “musulmano” Omar Al Khayyam, che diceva che le moschee, le chiese, le sinagoghe son fatte per quelli che hanno paura della vita?) che, tra il messaggio evangelico di pace e fratellanza e la paura “dell’altro”, sceglie la seconda. I Camilo Torres e i Cardenal sono lontani nel tempo e nello spazio quasi quanto i Fra’ Dolcino e gli Arnaldo da Brescia. I Salvini, le Meloni, i Feltri sono anche troppo vicini. E con le loro ridicole paure ci vanno a nozze.

F.G.

* Con la lodevole eccezione dei Valdesi, unico gruppo di credenti a cui va riconosciuta un’apertura mentale che meriterebbe maggior fortuna.