È stato pubblicato a Cuba un testo parzialmente inedito di Guevara, disponibile anche in linea: http://www.cubadebate.cu/especiales/2019/06/14/epistolario-de-un-tiempo-carta-a-fidel/#.XQe8KU2m1Ms Me lo ha segnalato tempestivamente il compagno ed amico Aldo Garzia, di cui non ho mai dimenticato che mi diede i primi indirizzi per contattare i più interessanti conoscitori cubani del pensiero del Che. Difficile capire quanto fosse prezioso questo aiuto, in un’Avana in cui non esistevano da anni gli elenchi telefonici, come in URSS. Per anni ho lavorato per raggiungere, grazie alla fiducia di molti compagni, gran parte degli inediti fondamentali del Che ben prima che ne fosse autorizzata la pubblicazione, con l’impegno a non pubblicarne se non brevissimi stralci. Maria del Carmen Ariet, che da decenni è il pilastro del Centro studi Guevara, mi aveva dato utili consigli su come “ampliare” i primi stralci dalle Domande sul famoso Manuale di economia utilizzati in libri e articoli suoi e soprattutto da Carlos Tablada nel Pensamiento económico de Ernesto Che Guevara, utilizzando con cautela il materiale già in mio possesso senza entrare in conflitto con gli zelanti custodi del segreto di Stato, e poi con gli interessati gestori dei diritti della Ocean Press.

Poi, pubblicata finalmente a Cuba nel 2006 la maggior parte degli inediti più significativi, sia pur senza che i curatosi perdessero il vizio di effettuare qualche taglio qui e là, come ho documentato nel mio Il Che inedito – Il Guevara sconosciuto anche a Cuba (Alegre, Roma, 2006, seconda edizione 2016), avevo considerato chiuso il mio impegno per far conoscere il pensiero dell’ultimo Guevara. Ora la segnalazione di questa lettera del Che mi ha spinto a leggerla con attenzione, facendo alcune scoperte. Prima di tutto l’avevo in parte letta, all’interno dell’antologia Apuntes críticos a la Economia Politica, ed avevo anzi espresso il dubbio che la data indicata (aprile 1965) fosse esatta. Ora verifico che era appunto di qualche giorno prima, il 25 marzo, anche se non è chiaro perché qualche redattore l’aveva spostata a una data poco verosimile: il 1° aprile il Che era già in viaggio, adeguatamente truccato, per l’Africa. In ogni caso, pur essendo rivelatrice di una “disinvoltura” filologica, rimane una questione secondaria.

Più interessante è invece confrontare la nuova edizione “integrale” con la parte già pubblicata: nel 2006 qua e là una frase veniva troncata da tre puntini non tra parentesi; ora però è possibile capire cosa è stato tagliato, ed è interessante. Un esempio

Y para ser consecuentes con el interés material, este se establece en la esfera improductiva y en la de los servicios. Entonces surgen los grandes mariscales con salarios de grandes mariscales, los burócratas, las dachas y las cortinitas en los automóviles de los jerarcas. Esa es la justificación, tal vez, del interés material a los dirigentes, principio de la corrupción, pero de todas maneras, es consecuente con toda la línea del desarrollo adoptada en donde el estímulo individual viene siendo la palanca motora porque es allí, en el individuo, donde, con el interés material directo, se trata de aumentar la producción o la efectividad.

La frase tagliata è quella in grassetto: denunciava l’esistenza dei grandi marescialli dell’URSS, con stipendi adeguati alla carica, dei burocrati, delle dacie e delle tendine alle auto dei gerarchi. Si capisce che nel 1965 questo accenno alle disuguaglianze in URSS desse fastidio e giustificasse l’ostilità dei burocrati sovietici nei confronti del Che, ma nel 2006 l’URSS era morta e sepolta da tempo: perché censurare ancora?

E un altro taglio faceva finire la lettera con una frase generica lasciando fuori la parte più nuova su cui Guevara temeva che Fidel non avesse pazienza di continuare:

Nosotros no hemos hallado respuesta todavía y creo que hay que estudiar un poco más esto. La respuesta tiene que estar íntimamente relacionada con la economía política de este período y el tratamiento que se les dé a estas cuestiones debe ser integral y coherente con la economía política. ¿Cómo hacer participar a los obreros? es una interrogante que no he podido responder. Considero esto como mi obstáculo más grande o mi fracaso más grande y es una de las cosas para pensar porque en ello también está implicado el problema del Partido y del Estado, de las relaciones entre el Partido y el Estado.

La lettera continuava sviluppando le prime riflessioni sul partito, introdotte dalla domanda, inquietante perché ancora senza risposta: “Come far partecipare gli operai”. Nel complesso non si può dire che le soluzioni proposte o abbozzate dal Che risolvessero il grave problema, ma comunque si manifestavano duramente delle inquietudini sul “nostro povero partito”, definito perfino “acefalo” e paragonato a un bambolotto meccanico (un muñeco armado al estilo sovietico) che ha fatto danni in mezzo alle porcellane, e che sta confinato in un angolo ma può ricominciare a far danni. Ma le proposte sono parziali, a parte quella di rispedire in produzione tutti i quadri intermedi che non risultassero all’altezza. Guevara insiste, ma evidentemente deve scontrarsi con una tendenza opposta, come si intuisce dalla richiesta che i comunisti non devono percepire salari elevati (no deben ganar un plus salario) ma mantenere il salario che avevano in produzione o comunque quello medio.

Era il punto a cui era arrivato nelle conversazioni al ministero dell’Industria, e sistematizzato negli articoli del “dibattito economico” dell’anno precedente, e che aveva ribadito a Fidel Castro in diverse occasioni. Tuttavia sulla questione del partito Guevara vede i pericoli reali ma ha proposte insufficienti. Ad esempio suggerisce di fare del quadro del partito “un elemento pensante alimentato dalla teoria marxista che non è un ornamento ma una straordinaria guida per l’azione (mentre in realtà i quadri non conoscono né Trotkij né Stalin, ma li definiscono entrambi «cattivi».)” Denuncia poi seccamente il permanere della scolastica e dell’apologetica con cui bisogna farla finita, e in nota precisa: “penso a Hoy” [“Hoy” era il quotidiano del partido socialista popular, legato a Mosca e di formazione staliniana.NdR].

Insomma questa lettera conferma quanto ho sempre sostenuto da anni, anche prima di conoscere molti inediti, ma utilizzando quel poco che Guevara aveva reso pubblico nell’ultima fase di riflessione sull’URSS e sui paesi che ne avevano riprodotto il modello. Grazie a questo avevo capito che era la vera ragione di una affrettata partenza da Cuba, non come avventuriero individualista, come è stato insinuato spesso da più parti, ma nel quadro di una missione internazionalista che era già stata preparata per aiutare con la sua esperienza concreta le guerriglie lumumbiste che l’anno precedente avevano liberato un terzo del Congo. Alla spedizione il Che si unisce solo alla vigilia della partenza, senza aver potuto partecipare alla selezione dei combattenti e tanto meno al loro addestramento.

[Su questo rinvio a quanto ho scritto in varie occasioni, ad esempio: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=52&Itemid=22 ]

Ma il Che si sentiva solo e inquieto per le sorti della rivoluzione, e con la sensazione di uno scarso impegno di Fidel al suo fianco: in effetti Castro non ha scritto una parola durante tutto il lungo dibattito sull’economia. Non a caso il Che nella prima parte della lunga lettera di 37 pagine dattiloscritte riassume per il “Líder máximo quello che aveva scritto nell’anno precedente. Forse troppo per Fidel, sospetta, domandandosi verso la fine dell’ultima pagina se avrà la pazienza di arrivare fin lì (No tengo mucha seguridad de que llegues a esta hoja porque ya han sido muchas). Il sospetto era fondato e non solo per le troppe pagine scritte, ma per il loro contenuto. E questo può spiegare l’enorme ritardo nella pubblicazione (quasi) integrale. Il “quasi” è legato alla ricomparsa, nell’ultima pagina, di questo preoccupante segnale: […]

Non credo comunque che a Cuba questo testo possa fare molto effetto, per molte ragioni. In ogni caso nei pochissimi (18) commenti scelti per dare un’idea delle reazioni al testo, la quasi totalità sono rituali e banali, uno solo si sdegna per il ritardo nel pubblicare una lettera “che è una cattedra per economisti, quadri e per “decisori”:

Me horrorizó, que hemos hecho por dios? Por que nunca supimos de esta carta que es una catedra para economista, cuadros y decisores. Creo que se debe estudiar como un documento trascendencia tal en los núcleos del partido y los colectivos obreros. Gracias Che, creo q aun es tiempo.

Probabilmente la conclusione ottimistica (“credo che si è ancora in tempo”) ha lasciato passare l’iniziale “mi ha inorridito”… ma subito dopo è stato posto un commento che sostiene che i tempi sono cambiati e sarebbe bene piuttosto pubblicare qualcosa di Den Xiaoping (Sería bueno que publicaran algo de Den Xiaoping). Una conclusione che rivela, più dello sdegno del precedente commentatore, la gravità del lungo ritardo dell’ideologia ufficiale nell’affrontare la discussione su quello che nell’isola è considerato ancora una variante cinese di socialisno…

(a.m.)

Ma non dimenticate di esplorare il testo completo della lettera: http://www.cubadebate.cu/especiales/2019/06/14/epistolario-de-un-tiempo-carta-a-fidel/#.XQe8KU2m1Ms