Me lo passò un compagno che era più grande e già dentro le cose della vita. Più di me, almeno, che ero ai primi anni delle superiori e capivo poco e niente del mondo che cambiava ogni giorno, a ritmi vertiginosi. Adesso, quel compagno non c’è più; finito presto fra una giravolta sbagliata e quella successiva.

Me lo passò con lo sguardo buono di chi sa di donarmi una prescrizione preziosa di vita e salubre per la mia mente in formazione. Lo lessi d’un fiato come sembrava essere stato scritto. Senza staccare la scrittura che convogliava le immagini dove esplodevano le idee. Così mi pareva e ancora mi lascia convinto. Un narrare veloce e senza tregua come era lo scorrere delle vite in cambiamento, in crescita dirompente fino alla rivolta irrimediabile.

Era “Vogliamo tutto” e l’aveva scritto Nanni Balestrini.

C’era la storia di Alfonso, l’operaio comune sradicato dalla sua terra e buttato a Nord nel calderone dello sfruttamento capitalista. Del progresso dichiarato necessario che si incideva nei corpi e nelle menti proletarie. Dentro quella storia,  il racconto della nostra furia che dirompeva contro il mondo che non ci apparteneva e ci faceva schifo. Prima di ogni ragione, oltre ogni saggezza. Solo una rabbia pulita per le cose insopportabili che ci circondavano con la loro puzza di ordine e disciplina. Puzza di morte!

Al cinema avevo visto “Il mucchio selvaggio” di Peckinpah e la lettura di “Vogliamo tutto” mi pareva facesse coincidere alla perfezione le cose.

“ (…)Ma stiamo impazzendo? I padroni ci fanno lavorare come bestie e poi distruggono la ricchezza che noi abbiamo prodotto. Ma è ora di farla finita con questa gente qua. E’ ora che gli facciamo il culo a tutti questi porci finalmente che li facciamo fuori tutti e ce ne liberiamo per sempre. Stato e padroni fate attenzione è la guerra è la lotta finale. Andiamo avanti compagni andiamo avanti come a Battipaglia bruciamo tutto spazziamo via queste canaglie spazziamo via questa repubblica.(…)”

E ancora, il giorno della rivolta come un duello finale da concludere lì, per strada, e poi via di corsa a prenderci tutto il resto.

“ (…)Noi c’avevamo tutte le pietre in mano e a terra davanti a noi altre pietre e i bastoni le mazze. Stanno lí un po’ poi gli danno l’ordine di sparare i lacrimogeni e di fare la carica. Ma non avevano calcolato che stavamo in un prato in uno spazio aperto. Cioè sti lacrimogeni si vedevano quando, arrivavano. E noi li prendevamo e glieli lanciavamo indietro con le mani cosí che stavamo nel fumo sia loro che noi. Noi tiravamo le pietre e loro correndo non erano protetti e ne colpivamo un sacco. Quando si accorsero che non ce la facevano presero a scappare via come le lepri e noi li inseguivamo coi bastoni (…)Sulle barricate c’erano delle bandiere rosse e su una c’era un cartello con su scritto: Che cosa vogliamo? tutto. Continuava a arrivare gente da tutte le parti. Si sentiva un rumore cupo continuo il tam tam dei sassi che si battevano ritmicamente sui tralicci della corrente elettrica. Facevano quel rumore cupo impressionante continuo. La polizia non riusciva a circondare e a setacciare l’intera zona piena di cantieri officine case popolari e prati. La gente continuava a attaccare era tutta la popolazione che combatteva. I gruppi si riorganizzavano attaccavano in un punto si disperdevano tornavano all’attacco in un altro punto. Ma adesso la cosa che li faceva muovere piú che la rabbia era la gioia. La gioia di essere finalmente forti. Di scoprire che ste esigenze che avevano sta lotta che facevano erano le esigenze di tutti era la lotta di tutti”.

E appena fuori, dentro il corteo, ti rimanevano ben impresse quelle immagini di operai che si erano strappati dalla catena e combattevano e vincevano. La gioia della lotta che ci picchiava forte in testa fin dentro al cuore. Studenti, operai uniti nella lotta e non si poteva fare di meno. L’abbiamo fatto e, come si può, lo facciamo con questi residui di volontà che spingono le ragioni oltre ogni ostacolo.

Ti ho voluto bene fin da quelle prime avvisaglie di consapevolezza. Meglio, ti abbiamo voluto bene e ti abbiamo seguito nel tuo percorso di parole in lotta:

“Gli invisibili” e”L’editore” che con “Vogliamo tutto” andranno a costituire la trilogia “La grande rivolta”, “La violenza illustrata”, “Una mattina ci siam svegliati”.

E questo dizionario delle ragioni, delle idee, dei fatti, dei documenti, delle emozioni che mi tengo qui fra i libri indispensabili: “L’orda d’oro”. Sia nella sua prima edizione (SugarCo Edizioni, Milano 1988) che in quella economica della Feltrinelli, con qualche aggiornamento. La sintesi della nostra educazione sentimentale.

Nanni Balestrini è stato un militante anticapitalista. Con le parole e nelle pratiche. Perseguitato e profugo in Francia per sfuggire alla caccia alle streghe del 7 aprile ’79. Deciso a continuare la lotta per cambiare questo mondo che continua a farci schifo.

E’ morto stamane e continuerà a vivere finché qualcuno di noi leggerà le sue parole che sono risolutamente quelle della lotta senza tregua contro il capitale e il suo stato.

Nanni Balestrini (Milano, 2 luglio 1935 – 20 maggio 2019)

(Claudio Taccioli)

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