Chiedo scusa ai lettori (i 25 di manzoniana memoria!), ma voglio proprio togliermi qualche sassolino dalla scarpa. Oggi ho trovato due commenti al breve articolo che ho scritto ieri sull’Assemblea unitaria della sinistra bresciana tenutasi lunedì sera. I due commenti, tra il sarcastico e l’ironico, vengono da due persone molto diverse tra loro. Il primo è un ex militante dell’estrema sinistra bresciana che, dopo varie evoluzioni, è approdato a posizioni estremamente moderate (sostenitore della giunta Del Bono e, su scala nazionale, di LeU). Il secondo è un italiano residente da molti anni a Barcellona, funzionario CGIL, candidatosi nelle liste del Partito Socialista catalano. Sono, tra l’altro, due amici miei (soprattutto il primo, che conosco da oltre 45 anni!), e sono l’esempio perfetto (pur senza avere pesanti responsabilità personali, per ovvie ragioni) di un atteggiamento così diffuso, a “sinistra”, da procurarmi una nausea crescente. Ricordo quando, nel lontano 1973, di fronte al golpe di Pinochet in Cile, i compagni del PCI accusavano il MIR (il principale gruppo dell’estrema sinistra cilena di allora) di essere una delle cause principali della sconfitta di Unidad Popular (la coalizione di sinistra incentrata sull’alleanza tra PC e PS che governava da tre anni in Cile, con la presidenza Allende). Avevo 18 anni, non ero molto preparato ed esperto, ma ricordo le mie riflessioni di allora: “Com’è ‘sta storia? Questi, con quasi la metà dei voti dei cileni, con centinaia di migliaia di militanti, col governo del paese nelle loro mani, imputano la sconfitta ad un gruppo di poche migliaia di militanti che li ha criticati “da sinistra”. Qualcosa non mi quadra“. Negli anni successivi il PCI superava i 12 milioni di voti (il 34,4% alle elezioni del ’76), con quasi due milioni di iscritti tra partito e FGCI, controllava praticamente tutte le grandi città italiane, da Napoli a Torino, passando per Roma, Firenze e Bologna, guidava la CGIL, il più grande sindacato italiano. Alla sua sinistra, soprattutto dopo la “crisi dei gruppi” del 1976-77, c’era soprattutto Democrazia Proletaria, con poco più di mezzo milione di voti e circa 13 mila iscritti, più un arcipelago di gruppi e gruppetti (compreso il mio, i GCR, poi LCR) formati di solito da qualche centinaio di militanti. Eppure, durante gli anni del “riflusso” seguiti al fallimento del ’77 e soprattutto dopo la sconfitta del 1980 alla FIAT, mi sentivo continuamente messo alla berlina dai militanti del PCI e della CGIL. Era stato il mio “estremismo” a portare alle sconfitte post 1980 (che erano solo il primo assaggio, visto cosa è accaduto dopo). E così di seguito, fino ad arrivare all’oggi, quanto alcuni amici “piddini” (ex renziani, forse pentiti), quando ci si trova al bar (visto che non li vedo mai, o quasi, nelle scarse mobilitazioni contro il razzismo, contro la TAV, per i lavoratori della logistica piuttosto che dell’Invatec o della Motive), sembrano additare me e quelli come me (quelli che sono sempre stati in minoranza e che non hanno MAI avuto neppure un briciolo di potere) come responsabili (almeno in parte) del disastro in cui ci troviamo. E si permettono di fare dell’ironia e del sarcasmo sui nostri tentativi di risalire la china. Diciamocela tutta: avete mai sentito un bilancio autocritico serio (al di là delle frasi fatte sul “bisogno di capire il nuovo che avanza”) dai vari Renzi, Gentiloni, Prodi, D’Alema, Bersani, Camusso, Epifani, Cofferati, Lama, Occhetto, Natta, Berlinguer (e mi scuso con gli ultimi due, la cui serietà è inversamente proporzionale all’ordine in cui sono elencati), ecc.? In compenso da parte di moltissimi adepti dell’illustre “comitato di organizzatori delle sconfitte” elencato sopra, si rovescia su chi, oggi come 40 anni fa, fa parte di una piccola minoranza (e su questo ci interroghiamo autocriticamente da sempre, visto che non abbiamo mai avuto la spocchia di chi il potere lo ha annusato da vicino!), a volte quasi insignificante, a volte un po’ più incisiva, ma purtroppo sempre controcorrente, un sarcasmo irrispettoso oggi, accuse infamanti ieri e l’altro ieri (per non parlare di tempi più lontani, quando i “critici da sinistra” finivano con una pallottola nella nuca nei sotterranei della Lubianka). Si adatta perfettamente a costoro il detto evangelico sulla trave nel proprio occhio e sulla pagliuzza nell’occhio del vicino. E pure quell’altro “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Se l’estrema destra, in Italia come in Spagna, è oggi sulla cresta dell’onda, qualche responsabilità i vari Prodi, D’Alema, Letta, Renzi, Gentiloni, Gonzalez, Zapatero ce l’avranno. O siamo stati noi a distruggere la forza della sinistra? Ma per favore, un po’ di serietà, cari signori!!!!!

FG

Annunci