Ciò che in molti temevamo sta accadendo. In seguito all’involuzione (o evoluzione, a seconda dei punti di vista) dell’originario progetto di Potere al Popolo e alle successive rotture (prima il PCI, poi Sinistra Anticapitalista, infine il PRC, per non parlare delle centinaia di compagni “cani sciolti” che hanno abbandonato nel frattempo) e, soprattutto, dopo i veleni scaturiti negli ultimi due mesi all’interno di quella che avrebbe voluto essere una base per un rilancio della sinistra “radicale” in Italia, si è arrivati al problema della “legittimità” o meno per le varie componenti di richiamarsi, nel nome e nel simbolo, al progetto originario di Pap. Personalmente non voglio fingere un’equidistanza che non condivido. Appartengo ad una delle organizzazioni fondatrici di Pap (quella rappresentata, nel “comitato dei 5”, poi diventati 4, da Francesco Antonini). Il fatto che la mia organizzazione, Sinistra Anticapitalista, dopo mesi di “mal di pancia” dovuti sia alle divergenze politiche (in particolare sulla politica internazionale) sia, soprattutto, ad atteggiamenti considerati scorretti ed autoritari del “cartello” ex OPG-Eurostop (leggi Viola Carofalo e Giorgio Cremaschi) abbia deciso di uscire da un progetto che, secondo noi, aveva snaturato l’impostazione inclusiva e pluralista presente alla fondazione, mi trova sostanzialmente d’accordo. E quindi capisco perfettamente le ragioni del compagno Acerbo e le sue preoccupazioni sul fatto che una componente si “appropri” del nome e del simbolo di Pap, nome e simbolo resi relativamente popolari e conosciuti grazie allo sforzo di migliaia di militanti in tutto il paese, moltissimi dei quali hanno scelto di non seguire l’ex-OPG ed Eurostop nella nuova strada intrapresa verso il nuovo “partito”. Ciò nonostante vedo con preoccupazione la dinamica apertasi con questa convocazione, che rischia di aggravare una situazione già di per sé molto tesa. Mi rendo conto che i 3332 compagni (ridottisi a poco più di 2 mila alle votazioni sul nuovo Coordinamento Nazionale) sono una minoranza rispetto ai circa 9 mila iscrittisi alla piattaforma in settembre (ed anche ai circa 7.300 che avevano deciso di “perfezionare” l’iscrizione per poter votare sullo Statuto). Così come comprendo perfettamente il fatto che i compagni del PRC si sentano un po’ “scippati” del loro lavoro, essendo stati il nerbo (per lo meno numericamente) del percorso di Pap tra novembre 2017 e settembre 2018. Ma vale la pena di arrivare ad uno scontro così diretto per “impedire” ad una grossa minoranza di compagni di usare nome e simbolo di Pap? Non è forse meglio mostrare maggiore generosità politica (che purtroppo difetta all’altra componente, quella “partitista” ex OPG-Eurostop) evitando di esacerbare gli animi, in una sinistra già disastrata oltre misura? O perlomeno, vale la pena di ricorrere a strumenti “extra politici”? Vero che il duetto che oggi si definisce Pap non ha mostrato aperture per cercare un compromesso. Ma mi sembra che i danni di questa ulteriore “escalation” rischino di essere maggiori del vantaggio ottenuto grazie all’azzeramento del nome e del simbolo. Staremo comunque a vedere. Ecco, per informazione dei lettori, la lettera del compagno Acerbo e la risposta dei compagni Cremaschi e Carofalo.

Lettera-convocazione dell’assemblea di Pap inviata dal segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo, il 22 novembre.

Gentile Signora Viola Carofalo Via xxxxxxxxx – xxxx Napoli

 

Egregio Sig. Giorgio Cremaschi Via xxxxxxxxx – xxxx Brescia

 

Egregio Sig. Francesco Antonini Via xxxxxxxxx – xxxx Roma

 

E p.c. Sig. Roberto Morea (tesoriere PAP) xxxxxxxxx – xxxx Roma

 

 

 

Oggetto: convocazione dell’assemblea dell’associazione “Movimento Politico Potere al Popolo “ per il giorno lunedì 10 dicembre alle ore 15 presso la Sala Bianca a Via Flaminia 53 Roma.

 

 

Premessa

 

Il vigente atto costitutivo del “Movimento Politico Potere al Popolo “   (rogato dal Notaio Atlante in data 9 gennaio 2018) prevede all’art. 5 par.4 che l’assemblea possa essere convocata “oltre che per accordo unanime , anche da uno dei soci , con richiesta scritta da fare pervenire almeno 5 (cinque) giorni liberi dalla data di convocazione”.

 

Allo stato attuale, l’assemblea è composta da: Viola Carofalo, Giorgio Cremaschi, Francesco Antonini, Maurizio Acerbo. Gli stesso soggetti compongono l’organo associativo denominato ‘presidenza’ di cui all’art.7 dello statuto.

 

Ed, infatti, nell’unica assemblea dell’associazione formalmente valida, tenutasi il 19 luglio 2018, l’assemblea ha ratificato le dimissioni di Mauro Alboresi.

 

Allo stato attuale, in termini giuridici, l’associazione è, quindi, composta delle suddette quattro persone.

 

E’ opportuno ricordare che la previsione di cinque soci originari rispondeva ad una precisa logica e ragione, tipica della alleanze plurali, ogni socio, indipendentemente dalle dimensioni, rappresentava un gruppo, un movimento o partito di riferimento.

 

Per tale ragione Assemblea e Presidenza possono decidere le modifiche statutarie solo con la maggioranza dei 4/5, ai sensi degli art. 5 e 7 dell’atto costitutivo stesso. Tale previsione statutaria non è casuale. Infatti essa indica la volontà dei soci fondatori di non lasciare le decisioni sulle regole statutarie ad una maggioranza semplice, ma di rispettare non solo i diritti delle minoranze, particolarmente importanti quando si tratta di regole relative alla coesistenza, ma anche del carattere ‘federale’ dell’associazione.

 

Tutti i soci aderenti erano dunque consapevoli, al momento della fondazione, del fatto che modifiche statutarie non potessero essere effettuate con maggioranza semplice.

 

L’approvazione delle modifiche statutarie, poi, doveva essere approvata tanto dall’assemblea che dalla presidenza, sempre con tale maggioranza qualificata.

 

Per quanto riguarda gli associati, a norma dell’art. 5, è compito dell’assemblea deliberare sull’ingresso di nuovi soci.

 

Allo stato attuale, in via formale, nessun nuovo socio è stato approvato dall’assemblea.

 

Le norme dello statuto sono chiare, le modifiche statutarie hanno un quorum perfettamente determinato, e la coincidenza dei membri dell’assemblea con quelli della presidenza rende il computo ancora più semplice.

 

E’ appena il caso di ricordare poi che, sempre con maggioranza di 4/5, l’assemblea delibera in merito all’uso del simbolo (art. 5 ultimo paragrafo).

 

E’ ben noto come siano sorte diversità di vedute in merito alla prosecuzione dell’attività del movimento politico. L’ipotesi di abbandono del modello plurale, per costituire un’associazione di tipo diverso, non ha trovato l’accordo di tutti i soggetti fondatori.  Non vi nascondo che molti hanno vissuto questa proposta di modifica come una forzatura.

 

Ciò che più conta è che oggi, alla luce di quanto accaduto, è opportuno assumere talune decisioni, anche di ordine formale, nella speranza che si possa giungere ad una soluzione condivisa.

 

Infatti nella modifica statutaria del 19 luglio si afferma che “L’associazione potere al popolo ha inoltre lo scopo di dar vita ad un movimento politico-sociale di alternativa dentro il quale convivono posizioni e culture diverse impegnate nella costruzione di uno spazio e un soggetto unitario. Con il nostro manifesto ci siamo infatti impegnati a costruire “un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni (…) Un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”;

 

Riteniamo invece che la modifica statutaria proposta alla approvazione della piattaforma on line configuri un nuovo partito e non un soggetto unitario e plurale.

 

 

Per tutto quanto sopra, in ottemperanza ed applicazione dell’art. 5 par.4 dello statuto

 

convoca

 

l’assemblea dell’associazione Potere al Popolo, con sede a Roma Via Flaminia 53,  per il giorno lunedì 10 dicembre alle ore 15 presso la Sala Bianca a Via Flaminia 53 Roma.

 

con il seguente ordine del giorno:

 

  1. Deliberazioni inerenti al futuro associativo ed all’uso del nome e simbolo dell’Associazione;
  2. Eventuali azioni di tutela avverso soggetti diversi dalla associazione Potere al Popolo che intendessero utilizzarne nome e/o simbolo;
  3. Varie ed eventuali

 

In merito alle deliberazioni le opzioni sono essenzialmente due.

 

-Procedere con l’attuale statuto PLURALE, ed all’interno delle regole statutarie, trovare quelle eventuali modifiche che fossero largamente condivise.

 

-Separare le strade. In tale seconda ipotesi, tuttavia, è chiaro che l’esperienza Potere al Popolo va considerata finita, e non sarebbe giusto che alcuna delle sue componenti fondatrici continuasse ad utilizzarne il nome ed il simbolo, come se nulla fosse avvenuto.

 

L’assemblea è indispensabile per comprendere se vi sia una possibilità di intesa, anche mediatrice, sulle due opzioni.

 

Un’ulteriore puntualizzazione è d’obbligo. Ove, senza previa intesa, sorgesse una nuova associazione denominata Potere al Popolo è chiaro che dovrebbero essere adottati strumenti giudiziari di tutela della confondibilità.  Lo stesso dovrebbe dirsi in caso di modifiche statutarie assunte in violazione del presente statuto. Violazione che sarebbe doppiamente grave se praticata da chi ha sottoscritto lo statuto vigente, e che si è obbligato anche in via negoziale al suo rispetto.

 

Fermo restando quanto sopra è chiaro che l’auspicio è quello di una intesa e di una soluzione concordata, che permetta di non disperdere il patrimonio politico che l’esperienza di Potere al Popolo ha comunque generato.

 

Per tali ragioni auspico realmente una vostra presenza all’assemblea sopra convocata. Ovviamente in caso di volontà di partecipare e di impedimenti potrà essere concordata una diversa data o orario.

 

 

Maurizio Acerbo

 

della Presidenza di Potere al Popolo

 

Roma, 22 novembre 2018

Ed ecco la risposta di Viola Carofalo e Giorgio Cremaschi, pubblicata sul sito di Pap (partito)

Caro compagno Acerbo,
ti chiamiamo così anche se per te siamo diventati “signora” e “signore”, abbiamo da te ricevuto una lettera-diffida che preannuncia azioni legali. La rendiamo pubblica, primo perché non abbiamo nulla da nascondere e secondo per marcare le distanze abissali che ci separano da questo tuo modo di agire.
Visto che ci hai convocati come i soci di un’azienda, vogliamo ricordarti e dirti che:
1) Potere al Popolo va avanti e cresce e non saranno quattro persone e un tesoriere, seppure autorevoli, che potranno metterlo in discussione.
2) Il processo democratico che ha portato allo statuto di PaP ha visto la partecipazione di oltre quattromila aderenti. Tu assieme ad altri hai abbandonato tale processo dopo aver partecipato ad esso fino al giorno prima dell’inizio delle votazioni on line, affidate ad una piattaforma scelta e gestita di comune accordo.
Successivamente l’organismo dirigente del PRC ha deciso a maggioranza di abbandonare l’esperienza di Potere al Popolo, giudicandola non più rispondente ai suoi disegni.
3) È davvero singolare che si scelga (legittimamente) di separarsi da una forza di cui si é fatto parte fino ai massimi livelli, e poi (assurdamente) si pretenda che quella forza da cui ci si separa non esista più. Al di là della assoluta incon

sistenza formale della pretesa, essa è alquanto azzardata sul piano politico. Tu vorresti che PaP cambiasse il proprio statuto, annullando il voto di migliaia di persone, sulla base delle tue indicazioni. Altrimenti Potere al Popolo dovrebbe rinunciare ad esistere. Sinceramente, non ti pare di esagerare?
4) A differenza della segreteria del PCI che, sulla base delle proprie decisioni congressuali, ha correttamente abbandonato PaP senza mettere in discussione il percorso dell’organizzazione da cui si separava, tu ora minacci di portarci in tribunale se non facciamo, in quattro più il tesoriere, il Potere al Popolo che vuoi tu. Bene ti rispondiamo subito: vacci in tribunale.
Sai, noi siamo spesso coinvolti nelle aule di giustizia per lotte sociali e politiche, andarci anche per la denuncia aziendalista di un segretario di partito ci preoccupa solo per il ridicolo, senza precedenti nel nostro mondo. Però se di questo ridicolo vuoi proprio coprirti, noi non siamo in grado di impedirtelo.
5) Quanto a vederci il 10 dicembre come ci hai chiesto, siamo naturalmente disponibili ad incontrarci, però rendendo pubblica la riunione con diretta streaming… sai non siamo un’azienda…
Fraterni saluti
Viola Carofalo
Giorgio Cremaschi

 

 

Flavio Guidi

 

 

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