Quasi sicuramente non eravamo in 100 mila, come hanno detto trionfalmente dal palco, ma eravamo proprio tanti, ieri pomeriggio a Roma. Decine di migliaia di italiani ed immigrati, donne e uomini, giovani ed anziani, lavoratori e studenti, venuti da tutta Italia con oltre 140 pullman, o in macchina, come noi della delegazione bresciana (probabilmente la più ridotta di tutte quelle presenti – il che dovrebbe far riflettere soprattutto chi non è venuto), o a piedi, dalla città inondata di sole. Da qualche anno non si vedeva una Piazza S. Giovanni così piena, così colorata, così combattiva. Quasi 500 tra sindacati, partiti, gruppi, associazioni, centri sociali, collettivi, hanno promosso la manifestazione. Io, che ero quasi alla fine del lungo corteo (abbiamo impiegato più di due ore per arrivare a San Giovanni, tanto si andava a rilento per la folla), con lo striscione nuovo fiammante del Forum Sociale Anticapitalista di Brescia (come ha deciso di chiamarsi l’ex assemblea provinciale di Potere al Popolo dopo la rottura con la minoranza “partitista” che continua ad usare il nome ed il simbolo di Pap), ho potuto vedere bene solo gli spezzoni immediatamente davanti o dietro di me: Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori, Potere al Popolo, Partito Comunista Italiano. Ma già prima della partenza del corteo  si vedevano i compagni dei COBAS (i primi a lanciare l’idea di questa manifestazione unitaria, già al rientro dalle ferie estive) muoversi un po’ ovunque, insieme allo spezzone “Riace non si arresta”, guidato dal sindaco Mimmo Lucano. E bandiere del Si.Cobas, della CUB, dell’Usb, della CGIL (presumibilmente dell’opposizione di sinistra, vista la presenza della portavoce Eliana Como), di Socialismo Rivoluzionario, degli anarchici, di una miriade di centri sociali, associazioni, ecc. per me difficili da ricordare. Canti, slogan combattivi, spesso non semplicemente antirazzisti e “umanitari”, ma classisti, che ribadivano le radici sociali del razzismo e la necessità della risposta basata sull’unità degli sfruttati, sull’anticapitalismo. Salvini, ovviamente, il più preso di mira, ma anche Di Maio e Minniti si sono presi la loro dose di improperi, come tutti i governi, presenti e passati, a partire da quello “giallo-verde”, che, manco a dirlo, si è prestato alla rima scontata con “m…e”. Complice anche il sole e il tepore, una giornata di mobilitazione come da tempo non ricordavo (almeno un paio d’anni, se non più), che, unita alle contemporanee mobilitazioni contro lo sciagurato ddl Pi(r)llon (a Brescia un migliaio i presenti, il che in parte spiega il “buco” bresciano a Roma) avvenute un po’ ovunque, rende il futuro un pochino meno buio.

FG

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