Coordinamento antifascista e antirazzista della Valtrompia Info su San Colombano
Come Coordinamento antifascista e antirazzista della Valtrompia riteniamo urgente e necessario segnalare l’ennesimo caso di disinformazione riferita alla struttura di accoglienza di San Colombano (Cas), ospitata presso l’albergo “il Cacciatore”, nuovamente vittima di pregiudizievole accusa da parte d’un giornalismo scorretto e sleale, rappresentato stavolta da una testata nazionale, specificatamente “Il Giorno”.
L’ultima falsa notizia (19.10.2018)
Riassumiamo quanto è avvenuto, richiedendo la giusta attenzione.
L’episodio dimostra la persistenza, a distanza di tre anni, d’una strategia disinformativa condotta a turni da soggetti diversi in tempi diversi, ma che rimanda a un unico e ben definito contesto politico razzista di matrice locale. Lo scopo? Cercare di screditare la positiva esperienza del Cas di San Colombano, oggi gestito dalla cooperativa “Pianeta Terra”.
Non ha altro senso, al di là del pretesto fatto di cronaca, la pubblicazione il giorno 19 ottobre di un articolo, firmato dalla giornalista Milla Prandelli (da anni segue gli avvenimenti della zona), che termina il suo pezzo lasciando intendere – senza aver proceduto a opportune verifiche e necessari controlli – come la scaturigine della scabbia che ha colpito degli alunni non possa che essere stata la presenza dei profughi
. Questo l’articolo incriminato:
IL GIORNO BRESCIA – 19 ottobre 2018, ore 07:10
Collio Val Trompia, allarme scabbia a scuola – Due casi accertati alle medie, genitori preoccupati
di MILLA PRANDELLI
Collio Valle Trompia, 19 ottobre 2018 – A Collio serpeggia la preoccupazione dopo che nelle scorse settimane uno studente iscritto alla scuola del paese ha contratto la scabbia: una malattia causata principalmente, dall’acaro Sarcoptes scabiei, piccolo parassita non direttamente visibile. Anche un
altro bimbo della sua famiglia è ammalato. Sono entrambi italiani. Il ragazzino attualmente non sta andando a scuola, dove tornerà quando Ats dichiarerà che non esiste rischio di contagio.
A comunicare la presenza di un caso di scabbia, mantenendo il totale riserbo sulle generalità del malato, è stata la dirigenza scolastica con una lettera recapitata ai genitori degli iscritti. «È stato segnalato da Ats – si legge nella missiva – un caso di scabbia nella scuola secondaria di primo grado “E. Margheriti”. La scuola ha messo prontamente in atto il servizio di sorveglianza sanitaria indicato dal protocollo. (…) Invito i genitori a contribuire in questa sorveglianza segnalando al proprio medico curante eventuali pruriti prevalentemente notturni ed eruzioni cutanee». Tutte le informazioni sono state fornite alla scuola e alla famiglia degli ammalati dall’Ats di Brescia, che ha spiegato le procedure da mettere in atto.
A Collio nel giro di pochi giorni la gente ha cominciato a preoccuparsi. Tra i residenti non è mancato chi ha ipotizzato che qualcuno si sia ammalato nell’ex albergo di San Colombano, dove sono ospitati diversi richiedenti asilo. Secondo alcune indiscrezioni, nella serata di mercoledì un giovane sarebbe stato condotto in ospedale a Gardone Valtrompia per alcuni esami. In paese sono state viste più volte le forze dell’ordine, che hanno fatto ingresso nell’ex albergo.
Intanto è stato diramato tra i residenti un messaggio tramite telefonini
«In questi giorni a Collio si è verificato un caso di SCABBIA* – dice il messaggio whatsapp – sono in corso accertamenti delle forze dell’ ordine sull’albergo di San Colombano (Collio) che ospita i profughi da cui tutto sembra partito».
Il riserbo è massimo, anche se Ats ha confermato la presenza di due casi in paese.
La scabbia non è ritenuta una malattia grave e non è generalmente determinata dalla provenienza delle persone bensì dal parassita che la trasmette e dai contatti con chi ne soffre o tramite lenzuola o indumenti.
Non è la prima volta che a Collio si parla di malattie, imputandole ai richiedenti asilo.
Nel 2016 qualcuno sostenne che alcuni giovani ospiti avevano la tubercolosi. Al sindaco del paese giunse una missiva in cui si diceva che cinque ragazzi erano stati trasferiti altrove per motivi sanitari, ma non fu mai dimostrato che nella struttura ci fossero dei malati.
La pronta smentita
Una pronta lettera di risposta al tendenzioso l’articolo de “Il Giorno”, scritta dai gestori della struttura, non è stata pubblicata. Ne è seguita un’altra, preparata da tre operatori addetti alla gestione dei richiedenti asilo, che è stata inviata a diversi destinatari, in primis ovviamente a
“Il Giorno”. Che l’ha ignorata e in secondo luogo a “Quibrescia.it”, che l’ha immediatamente pubblicata.
Questo il testo della smentita:
In merito al caso di scabbia verificatosi nella scuola media “Margheriti” di Collio Val Trompia (Brescia) la sottoscritta dott.ssa Stefania Rinaldi, in qualità di insegnante di Italiano incaricata presso il CAS di San Colombano “Pianeta Terra”, il dott. Alessandro Zuretti, psicologo presso la stessa struttura e la dott.ssa Racki Fall mediatrice culturale, con la presente ci uniamo alla gestione del CAS sopra citato
nel dissociarci dalle dichiarazioni riportate in data 19 Ottobre dal quotidiano Il Giorno
e dalla pagina Facebook “questa è la val trompia”
secondo i quali il contagio possa essere in qualche modo avvenuto attraverso gli ospiti della struttura e ci uniamo nel dichiarare quanto segue:
Come molti sanno (e molti non sanno), a San Colombano, frazione di Collio Val Trompia, in provincia di Brescia, in una struttura privata (un ex albergo) sono stati accolti un gruppo di richiedenti asilo: la struttura è un regolare CAS (centro di accoglienza straordinaria), come in Italia ce ne sono molti.
A San Colombano l’ASL effettua periodici controlli sulle condizione dei richiedenti asilo e le forze dell’ordine non mancano di controllare la situazione; all’interno della struttura di San Colombano i richiedenti asilo hanno a disposizione una camera da letto privata, una cucina della quale possono disporre a condizione che venga lasciata pulita ed in ordine, una sala comune con TV e WiFi, biancheria pulita e tutto quello che è necessario per l’igiene personale. I gestori del CAS hanno stabilito turni per la pulizia degli spazi comuni, che vengono sistemati almeno due volte al giorno, dei bagni in condivisione, che devono essere sempre puliti, e degli indumenti. C’è un servizio di
lavanderia che ritira lenzuola e asciugamani ogni settimana. Ma la cosa più importante e che, tristemente, ci preme far presente, è che i ragazzi (tutti di nazionalità africana) ospitati all’interno della struttura sono perfettamente in grado di provvedere ai loro bisogni: si lavano i vestiti in lavatrice, non a mano come le donne del dopoguerra) e lavano anche sé stessi, più volte al giorno (considerando anche solo il fatto che molti sono musulmani e sono quindi tenuti a lavarsi prima di ogni preghiera, ci si può fare un’idea).
Recentemente a Collio si è verificato CAS circa 4km di curve tortuose in mezzo ai monti, ed alcune testate giornalistiche si sono premurate di riportare la notizia secondo cui quest’epidemia (fermo restando che un caso non costituisce certo un’epidemia) possa essere partita proprio dal CAS dove “nella serata di mercoledì un giovane sarebbe stato condotto in ospedale a Gardone Valtrompia per alcuni esami” e “in paese sono state viste più volte le forze dell’ordine, che hanno fatto ingresso nell’ex albergo” (Il Giorno, 19 Ottobre 2018, articolo a firma Milla Prandelli). Ai giornalisti in questione forse sfugge che per un caso di scabbia un caso di scabbia nella scuola media “Margheriti”, che dista dal
nessuno viene condotto in ospedale con un’ambulanza, stiamo parlando di una malattia che prevede che venga effettuata una segnalazione all’ASL competente, soprattutto in quanto manifestatasi in una struttura pubblica, e alla quale segue una profilassi topica (detto fuori dai denti: basta una pomata); agli stessi sfugge altresì che San Colombano dista 36 km dall’ospedale più vicino, ed è quindi necessario, nel caso in cui uno degli ospiti si senta male, chiamare un’ambulanza. Inoltre, facendo una semplice ricerca su internet, si può facilmente imparare che la scabbia “è una delle tre malattie della pelle più comuni nei bambini, insieme alla tinea e alla piodermite. Gli acari sono distribuiti in tutto il mondo e allo stesso modo colpiscono tutte le età, le etnie e le classi socio-economiche nei climi diversi” (Wikipedia) e che “la malattia è causata da diverse specie di acari, specialmente dall’acaro di sesso femminile della scabbia (Sarcoptes scabiei). La trasmissione avviene tramite contatto diretto da persone o animali domestici già infetti” (sempre Wikipedia): uno studente delle scuole medie di Collio possa essersi introdotto nel CAS per essere contagiato da a questo punto viene da chiedersi come
una malattia che all’interno del CAS semplicemente non c’è. Per quanto riguarda le forze dell’ordine, controlli periodici all’interno del CAS vengono effettuati come da protocollo, e si tratta di semplici controlli, non di interventi dei caschi blu.
Negli articoli sono citate fonti certe, quali il “sentito dire” e le famose “voci di paese” a supporto della teoria secondo cui la scabbia possa essere partita dal CAS di San Colombano, eventi come le tristemente note banane appese a mo’ di esca nelle zone di caccia, striscioni di forza nuova e insulti tra i più disparati hanno contraddistinto la vita di questo centro, che ha sempre rispettato le regole ed ha la possibilità di
Il centro è stato negli anni vittima di ridicole ma pericolose proteste
In un clima in cui in Italia il razzismo è più che sdoganato, in cui chi è razzista non deve più nascondersi e vergognarsi ma si sente in diritto di manifestare il suo pensiero basato su ignoranza e pregiudizio, questo tipo di falsi allarmi e false notizie vanno sbugiardate, e vanno sbugiardati i sedicenti giornalisti che le diffondono, con ogni mezzo.
Poiché nell’articolo della Prandelli e nella lettera degli operatori vi sono rimandi ad eventi precedenti, riteniamo opportuno riassumere brevemente la sequenza dei fatti essenziali.
1) Quando tutto ha avuto inizio
Tutto è iniziato il 27 agosto 2015, quando a tarda sera a San Colombano sono arrivati 20 richiedenti asilo inviati dal prefetto Valerio Valenti. Il loro arrivo – noto solo al prefetto, agli albergatori e al sindaco di Collio – è stato immediatamente stravolto da violente quanto illegali manifestazioni di protesta, che sono proseguite fino a notte fonda e per quasi due settimane. I media (giornali, tv, siti web forzanovisti, che hanno ispirato e contribuito ad attizzare il fanatismo politico e razzista) hanno strumentalizzato la realtà dei fatti, generando paura nei residenti e determinando ripercussioni gravi sui gestori la struttura d’accoglienza e sui 20 richiedenti asilo, fatti oggetto di ripetute minacce, continui insulti, numerosi attentati. Tutto ciò ha rappresentato soprattutto per i profughi un evento fortemente traumatico, giustificato sui media come una spontanea “rivolta di popolo”. Si trattava in realtà di una sommossa politica antiprofughista di chiara marca razzista e xenofoba, preorganizzata e sostenuta in primis da organizzazioni bresciane dell’ultradestra e di matrice fascio-leghista così composte: Brescia ai bresciani e Forza nuova in primis (di cui faceva parte il vicesindaco), Lega nord, ultras neri della
curva nord del Brescia calcio.
Questa antidemocratica movimentazione messa in atto contro la presenza di 20 richiedenti protezione internazionale (primo caso in Italia) si è prolungata attraverso diverse fasi dal 27 agosto 2015 al 26 marzo 2016, contrastata politicamente, socialmente e culturalmente dal “Coordinamento antifascista e antirazzista della Valtrompia”, che ha aggregato sul campo diverse realtà solidali.
2) Le fonti delle prime false notizie
In merito al primo tentativo di screditare l’esperienza di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo e propagare ad arte falsità e pregiudizi di tipo razzista ricordiamo il ruolo predominante assunto da un gruppetto di dark women al servizio del potere distribuite tra Collio e San Colombano, che si sono fatte intervistare dai canali televisivi Rete 4 e Canale 5 l’1, il 7 e il 21 settembre, una volta in compagnia della sindaca e di un pregiudicato di Forza nuova. Per quanto riguarda i siti web, non si può non sottolineare il ruolo preponderante svolto ininterrottamente dai redattori delle pagine facebook di Valtrompia identitaria, uno dei quali è stato poi denunciato per l’aggressione al corteo dei solidali compiuta il 5 settembre 2015.
Costoro, assieme ad altri nove forzanovisti e ultras sono stati quindi obbligati a tenersi lontani dal comune di Collio per tre anni.
Quell’attacco, capeggiato da Andrea Boscolo – anch’egli esiliato da Collio per tre anni – fu davvero feroce, ma successivamente i nazifascisti bresciani furono costretti a battere in ritirata, proseguendo l’aggressione sui loro social e con un’epidemia di volgari quanto minacciose scritte murali sparse per la valle. Non hanno pertanto abbandonato le armi, ma variato lo stile di aggressione, in cui la calunnia scritta ha assunto un ruolo fondamentale.
3) La lettera di Andrea Boscolo (21.02.2016)
Il caso più clamoroso di deformazione della realtà ad uso calunnioso e razzista è stato attuato proprio dal mascolino Andrea Boscolo (allora capo riconosciuto del movimento neofascista “Brescia ai Bresciani”, emanazione dell’organizzazione nazifascista Forza nuova), il quale in data 21.02.2016 ha scritto e inviato al sindaco di Collio una lettera dal contenuto infamante e allarmante nei confronti degli ospiti del Cas di San Colombano e dell’intera comunità colliense.
Il testo integrale della missiva è stato pubblicato sul sito Valtrompia identitaria in data 22.02.2016 (https://it-it.facebook.com/Valtrompia-Identitaria) e ripubblicato acriticamente – senza alcuna evidente verifica giornalistica – nel pomeriggio del giorno 23.02.2016 dal sito Questa è la Valtrompia (https://it- it.facebook.com/Questa-%C3%A8-la-Val-Trompia).
In particolare, la lettera del Boscolo faceva preciso riferimento al trasferimento di n. 5 ospiti dall’albergo “al Cacciatore” di San Colombano di Collio ad altra struttura ricettiva in località Montichiari, addebitando tuttavia la causa di tale allontanamento “per motivi sanitari in quanto trovati positivi alla TUBERCOLOSI”. Il testo aggravava la calunnia associando esplicitamente la diffusione di tale malattia infettiva anche all’immigrazione in generale: “I casi di TBC in Italia sono in costante aumento anche a causa dell’immigrazione”.
La lettera del Boscolo proseguiva ricordando come il destinatario della missiva, nella sua funzione di sindaco di Collio, “ha sicuramente l’obbligo di tutelare la sua comunità da chi nasconde un business dietro ad un falso sentimento caritatevole soprattutto se questo business rischia di diventare pericoloso per la sua comunità”.
Corrispondenze e analogie
Se la lettera del Boscolo prendeva a pretesto l’allontanamento di alcuni ospiti dalla struttura per insinuare una causa patogena interna al Cas (nientemeno che l’insorgenza della Tbc!), adesso è l’articolo di una giornalista a insinuare che la stessa struttura sia stata la fonte primaria dell’infezione di scabbia riscontrata nella scuola media di Collio, basandosi più che su un dato reale – facilmente reperibile – sul generico riporto di una opinione locale, parte dell’immaginario più cupo e profondo. Ne è derivato un mix culturale in grado di veicolare, nella seconda parte dell’articolo, altri contenuti, pulsioni irrazionali.
La tecnica disinformativa appare tuttavia analoga nei due casi e il risultato è identico: mettere in cattiva luce il Cas e i suoi ospiti, partendo da dati sensibili, quali quelli sanitari, che potrebbero avere negative ricadute sulla collettività, generando in tal modo confusione, paura.
In verità, in questa artificiale strategia comunicativa c’è molta cattiveria, dietro la quale appare un mondo come non vorremmo che fosse, tutto nero, fondato sull’inganno, con nessuna verità.

Considerazioni conclusive
Qualcosa non torna. Ma se è comprensibile un attacco ideologico da parte di razzisti locali e professionali, se è “normale” il complice silenzio degli amministratori locali, non si spiegano particolari inversioni destrorse, se non con il mutato clima politico e governativo. I piani di lettura con cui può essere visto l’articolo del 19 ottobre pubblicato da “Il Giorno” sono molti, ma il problema è più grande.
L’industria della cosiddette “Fake news”, cioè della false notizie, corre oggi in parallelo con l’imposizione politica dell’estrema destra e spesso trova un consenso piuttosto ampio se non adeguatamente contrastata. E’ una vera e propria sfida contro la democrazia quella così disonestamente e sfacciatamente praticata, contro le regole della corretta informazione, specialmente quando le fonti inquinanti chiamate direttamente in causa con autorevoli smentite si eclissano con velocità impressionante, incuranti della macchina del fango messa in moto.
Non vi è dubbio alcuno che tale tattica sia utilizzata anche a scopi politici, perché così è stato evidenziato anche nel passato. False notizie od eventi fasulli sono stati creati ad arte; sono stati uno dei meccanismi di potere del fascismo di ieri. Ma anche i neofascisti dimostrano di non essere da meno nel destreggiare questa particolare tecnica nell’esercizio del loro estremismo mediatico, screditando iniziative democratiche e antifasciste, infangando esperienze di accoglienza e di integrazione, di multiculturalismo, ecc..
Così strali velenosi e appuntiti vengono creati e lanciati per fare da apripista a una serie ininterrotta di richiami informativi contemporaneamente postati da altri siti web, fregandosene aprioristicamente tutti delle verifiche.
Noi riteniamo che dinanzi a qualsiasi distorta manipolazione della realtà si debba far sentire la voce di tanti e che lo smascheramento delle “Fake news” sia doveroso, soprattutto quando si attaccano temi molto sensibili, come quelli dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dell’integrazione dei migranti.
Pertanto come Coordinamento antifascista e antirazzista della Valtrompia, che a suo tempo ha contrastato le durature aggressioni dell’estrema destra a San Colombano, riteniamo di denunciare alle istituzioni amministrative e culturali della Valtrompia l’operato de “Il Giorno” e nel contempo di esprimere piena solidarietà alla cooperativa “Pianeta Terra” che gestisce il Centro di accoglienza straordinaria di San Colombano: un Cas e un gruppo di operatori che non si fanno intimidire, che non si perdono d’animo e che può contare su dei sostenitori che intendono far sentire la propria voce.
Coordinamento antifascista e antirazzista della Valtrompia
8 novembre 2018

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