Clima non certo euforico all’assemblea provinciale di stasera di Potere al Popolo (?) di Brescia. La relazione di Dino Greco, ex delegato al nazionale per la nostra provincia, ha chiarito la portata del disastro che si è consumato, pare definitivamente, al Coordinamento Nazionale di Pap di domenica scorsa. Quasi tutti i compagni sapevano già, a grandi linee (anche per quel poco che è trapelato sui mass media e soprattutto nei social), che il naufragio del progetto originario di Potere al Popolo era ormai un fatto compiuto. La scelta di una parte consistente degli iscritti a Pap (probabilmente i 3.332 che hanno votato lo statuto n.1), portata avanti da Ex-OPG ed Eurostop, di trasformare Pap in un partito, e soprattutto i toni e le modalità dello scontro tra questa componente e quella che in gran parte fa riferimento al PRC (e, fino poche settimane fa, anche a Sinistra Anticapitalista), contrarie a questa trasformazione, sono stati il “Game Over” (come si è espresso Dino Greco) di una partita che non vede nessun vincitore. Ora il problema si pone per i quasi 6.000 iscritti che non han partecipato al voto o hanno votato contro lo statuto n.1. Che fare? Anche a Brescia ci si è posti il dilemma, ovviamente. Scartata unanimemente l’ipotesi di entrare nel nuovo partito, e ugualmente quella di tornare alla situazione pre-Pap del novembre 2017, è apparsa chiara a tutti la volontà di non buttare a mare ciò che si è faticosamente costruito in questi 11 mesi di impegno comune. E quindi, altrettanto unanimemente, si è deciso di continuare l’esperienza, anzi, se possibile di allargarla a nuovi soggetti, organizzati e individuali, rendendola più aperta, pluralista ed inclusiva. Qualche differenza c’è stata sul percorso “tattico” da seguire per il rilancio. Alcuni compagni (soprattutto provenienti dall’esperienza di Brescia Solidale e Libertaria) ritengono possibile continuare con il nome e il simbolo di Potere al popolo. Altri ritengono estremamente complicato questo percorso, in quanto probabilmente nessuna delle due componenti uscite dalla rottura di due giorni fa potrà utilizzare il nome e il simbolo, visti gli ostacoli legali che di fatto garantiscono il diritto di veto ad ognuna delle forze politiche firmatarie del Manifesto fondativo (con annesso nome e simbolo). Il dibattito è stato piuttosto serrato e partecipato (intervenuti compagn* di Brescia, Franciacorta, Val Trompia e Garda), in un clima, nonostante una certa tristezza di fondo, disteso e collaborativo (oserei dire “fraterno”: il che dimostra che anche le battute d’arresto e le – piccole – sconfitte possono unire. se c’è la volontà e il buon senso), al punto che, verso mezzanotte, si è dovuto chiudere e rimandare l’approfondimento del discorso alla prossima Assemblea Provinciale, prevista per martedì 30 ottobre.

Flavio Guidi

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