Di Franco Turigliatto

Che razza di paese sta diventando l’Italia? Verso quale oscuro futuro stiamo andando? Domande più che legittime, che speriamo oggi si pongano con più forza in tanti e tante. 

Sì, perché, tra un TG e l’altro, tra un post di Facebook e l’altro, nella quotidiana orgia gossippara dei talk show “politici”, e nella consueta banalità del male vomitata congiuntamente sui mezzi di comunicazione di massa di ogni sorta, due notizie recentissime arrivano come un pugno in faccia, come una doccia gelata, forse un invito a uscire, una volta per tutte, dalla propria zona di conforto e affrontare la realtà per quella che è. 

D’altro canto, se atti come deportazione e segregazione non spingono almeno a un moto di sdegno, be’, vuol dire che l’Alabama degli anni Cinquanta non è poi così lontana, nello spazio e nel tempo. 

Deportazione, come quella che il Ministero dell’Interno capitanato dall’ineffabile Salvini vuole imporre a uomini, donne e bambini di Riace, “colpevoli” di essere protagonisti di una sperimentazione virtuosa di integrazione e fuoriuscita da uno stato di minorità imposto da uno Stato che tutto ha a cuore, fuorché consentire che ai migranti siano riconosciuti elementari diritti di cittadinanza per continuare il solito divide et impera. Non contento dell’incredibile messa in stato d’accusa e arresto del sindaco del paesino calabrese, Domenico Lucano, primo artefice di una pratica vincente studiata in tutta Europa per il circolo virtuoso da essa generato, il Ministro della Repressione ha ben pensato che questa punizione per aver sfidato gli dei sarebbe stata davvero poca cosa. E allora cosa c’è di meglio che provare a rimuovere le tracce di questo esperimento che smentisce in maniera così plateale la propaganda xenofoba e razzista del governo gialloverde? Cosa c’è di meglio che provare addirittura a cancellarne la memoria che, come anche insegnava il Foscolo, può essere un’arma davvero pericolosa, soprattutto nelle mani degli sfruttati e degli oppressi? Dunque giù, con un diluvio di carte bollate e codicilli, ceralacca e protocolli, per soffocare il pericolo del contagio, per impedire che altre città e altre amministrazioni comunali osino anche solo provarci. L’impero della paura deve continuare a regnare sovrano, in un dedalo di codici il cui uso e la cui comprensione deve restare monopolio arbitrario dei mandarini in giacca e cravatta, liberi di gestirla a proprio uso e consumo. 

Se pensate che questo sia il picco dell’aberrazione, purtroppo vi sbagliate di grosso. Cosa c’è di più odioso, infatti, che impedire a bambini e bambine di poter condividere il pasto con altri bambini e bambine, soprattutto in un luogo come la scuola? Nell’era pentaleghista è possibile anche questo. La sindaca leghista del Comune di Lodi, probabilmente indietro in teoria e pratica del sadismo, ha pensato di recuperare lo svantaggio rispetto ai colleghi di partito e di governo segregando bimbi e bimbe di famiglie migranti, impedendo loro di usufruire della mensa scolastica con i loro compagni italiani e le loro compagne italiane se non, udite udite, previa presentazione di documenti forniti dagli Stati di provenienza dei loro genitori, per accertare che non abbiamo “redditi o beni mobili e immobili registrati per avere l’accesso a tariffe agevolate per i servizi scolastici”. Ci sarebbe da ridere se non fosse tragico. Chissà che accadrebbe in un paese come questo, se la stessa “solerzia” venisse applicata agli evasori fiscali, a imprese che inquinano e violano le più elementari norme di sicurezza, a chi sfrutta selvaggiamente uomini e donne per profitto, a chi costruisce ponti e palazzi che si sgretolano il giorno dopo… E invece chissà perché un accanimento burocratico così violento viene esercitato solo nei confronti dei soggetti più deboli e inermi, fino ad arrivare a bambini la cui sola “colpa” è avere genitori non di “pura razza italica”. 

Queste due aberrazioni vistose non sono fatti isolati, ma si producono in un contesto in cui si moltiplicano, da parte non solo di singole persone, ma di soggetti istituzionali e politici, dichiarazioni e azioni la cui natura e finalità razziste sono del tutto evidenti.  

Spesso si è usata a sproposito la parola “fascismo”, chiamando così tutti i comportamenti e gli atti autoritari, discriminatori, intolleranti, bigotti. È un errore. Il fascismo è storicamente un particolare movimento di estrema destra capace di organizzare politicamente ed anche militarmente settori di piccola borghesia e altri settori popolari disperati ed atomizzati contro la classe lavoratrice al fine di distruggere le sue organizzazioni sindacali, politiche  e sociali. 

A furia di fare così, il rischio è non riconoscere più il fascismo, quello vero, quando arriva, celandolo in una notte in cui tutte le vacche sono nere. Nello stesso tempo non bisogna però sottovalutare che il fascismo viene preparato e può affermarsi (in condizioni di crisi economica acuta) attraverso una offensiva ideologica, politica e materiale costituita da una serie di tappe che ne preparano il terreno e ne facilitano lo sviluppo; queste vanno riconosciute e combattute prima che possano generalizzarsi e pervadere il corpo dell’intera società. Per questo questa volta, non sembrano esserci parole diverse per descrivere atti la cui logica profonda è impregnata di spirito fascista. È o non è una precisa caratteristica dell’ideologia fascista usare le leggi come l’azzeccagarbugli di manzoniana memoria, per vessare i nemici interni, i soggetti pericolosi, gli indesiderati e indesiderabili, nocivi all’unità del “corpo mistico della Nazione”? È o non è una precisa caratteristica del fascismo la produzione di un tipo umano burocratico e spersonalizzato che “esegue semplicemente gli ordini” di una gerarchia cieca e sorda, per quanto orribili essi siano e per quante sofferenze essi infliggano? Rievocare il processo di Norimberga e la deposizione di Eichmann, immortalata da Anna Arendt, potrà sembrare esagerato, ma la logica sottesa ai comportamenti e alle dichiarazioni del Ministro Salvini, della Sindaca di Lodi Sara Casanova e dai compagni di merende della Lega, se non è la stessa, ci va molto vicino. Senza contare lo spirito di vendetta che anima questi provvedimenti, una vendetta furiosa che vede nella gioia e nella condivisione un impudente nemico, e preferisce il grigiore della “normalità” e di “regole” usate come una clava nella migliore tradizione della doppia morale di tridentina tradizione. 

E i Cinque Stelle? Be’, dire complici è davvero poco. Sono correi, tanto peggio della Lega perché più cinici e ipocriti, del salto di qualità verso la barbarie che il giuramento del governo gialloverde ha prodotto. Che dire delle esternazioni del viceministro Di Maio su Riace “figlio di una bad practice” targata PD, o del sottosegretario Sibilia che esultava oscenamente all’arresto di Mimmo Lucano? Per non parlare del Ministro della Giustizia Bonafede che lodava il Decreto Sicurezza come “molto equilibrato”? Insomma, la tiritera del “né di destra né di sinistra” si infrange sugli scogli della prova di governo, rivelandosi per ciò che è sempre stata: destra, per di più populista e reazionaria. E, soprattutto su questo, con la Lega non c’è davvero alcuna differenza. Lega e M5S uniti nella lotta a tutti i disgraziati della Terra, forti di un consenso che oggi pare ancora solido? Eppur si muove…

Si è mosso in estate a Catania, si è mosso a Milano (due volte), si è mosso a Riace con la bellissima manifestazione in solidarietà al suo Sindaco, si è mossa a Brescia, dove 5000 manifestanti (dati della questura) hanno urlato NO al razzismo, si sono mosse molte altre piazze in altre parti del paese, cominciando ad agglutinare forze ed energie contro la barbarie incipiente. 

Di fronte al salto di qualità di cui gli attuali governanti sono autori, di fronte ai tentativi di costoro di assuefare ampi strati popolari e di classe lavoratrice a tali atti reazionari e violenti, a farli loro interiorizzare, è una precisa responsabilità delle organizzazioni politiche, delle forze associative e sindacali, dei movimenti sociali moltiplicare le occasioni di incontro, valorizzare le singole iniziative e manifestazioni per i diritti civili e sociali, per l’autodeterminazione delle donne, per i diritti democratici indicando obiettivi e preparando una manifestazione unitaria e radicale contro questo governo, le sue politiche e la sua ideologia, senza se e senza ma. E’ necessaria una grande manifestazione nazionale antirazzista che sia un punto di riferimento  per tutte e tutti. Gli atti che Salvini e soci stanno compiendo vanno fermati prima che diventino la “normalità” accettata nel sentire di troppe persone. Bisogna cominciare a suonare le campane a martello.

Non ci è richiesto di meno, in una fase che potrebbe passare alla storia come una delle peggiori in assoluto del paese, o come l’inizio di una nuova resistenza. Come andrà, sta anche a noi determinarlo. 

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