pap bsManca una settimana alle elezioni comunali, ed è forse il caso di tracciare un primo bilancio della campagna fin qui sviluppata da Potere al Popolo nella nostra città. A mio avviso, nonostante alcuni aspetti positivi (tra i quali c’è da annoverare l’ottimo clima collaborativo che si è instaurato tra tutti i compagni coinvolti), resta la sensazione di pedalare in salita, una salita alquanto dura. Certo, non c’era da aspettarsi qualcosa di molto diverso, visti i venti di destra che soffiano quasi ovunque (e non parlo solo di Brescia, né solo dell’Italia o dell’Europa). Le nostre idee, lo sappiamo, sono alquanto minoritarie nell’attuale società. Parole come solidarietà, uguaglianza, libertà, fraternità (per restare su concetti comprensibili ai più) sono quasi scomparse dal vocabolario alla moda, sostituite da altre, come “sicurezza” (intesa quasi sempre in senso poliziesco), “interesse” (inteso come mera rappresentazione atomizzata ed individualistica), competitività, concorrenzialità, successo, ecc. Sicuramente, per metterla sul comico, il Razzi-Crozza del “fatti i cazzi tua!” rappresenta oggi come oggi l’homo italicus molto più del lavoratore combattivo, dello studente radicalizzato, della femminista, di tutti quelli, insomma, che lottavano per un mondo migliore anche solo 10 o 15 anni fa.  Una mutazione politico-sociale (che qualche pessimista definisce addirittura “antropologica”) che non lascia molte speranze a breve-medio termine. Ciò nonostante, alcuni elementi negativi si aggiungono, nel nostro specifico territorio, ad un quadro già di per sé poco incoraggiante. Innanzitutto, come già sottolineavo in un articolo scritto una ventina di giorni fa, la decisione del PCI di correre da solo, diversamente da quanto era accaduto nella campagna per le politiche. Per quanto siano limitate le forze dei compagni del PCI, restano comunque forze sottratte allo sforzo comune per risalire la china. E non credo ci sia nessuno convinto che dividersi possa far crescere l’influenza di una sinistra “radicale” già ridotta al lumicino. In secondo luogo la presenza di un’area di sinistra moderata e riformista, che fa riferimento, per fare un nome, all’assessore Marco Fenaroli (già segretario della Camera del Lavoro, successore del nostro candidato Dino Greco). Si tratta, più o meno, della stessa area rappresentata tre mesi fa alle politiche da LeU. Ma con almeno due differenze: qui si tratta di un’area che non ha rotto col centro-sinistra, e che ha continuato a governare dal 2013 ad oggi (e che quindi probabilmente non sarà penalizzata dal cosiddetto “voto utile”, visto che sostiene Emilio Del Bono, senza nessuna velleità di alternatività al centro sinistra nostrano). La seconda differenza, che radica nella specificità della politica locale, sta nella capacità di Fenaroli di interlocuzione con settori che, in altre situazioni, sarebbero ben più vicini alle nostre posizioni che a quelle iper-moderate rappresentate da LeU e dintorni. Basti pensare, solo per fare un esempio, a tutta la vicenda sfratti per morosità incolpevole, che ha visto l’ex assessore caratterizzarsi per un atteggiamento dialogante che, se non ha risolto ovviamente la situazione, ha permesso di tamponare qualche emergenza “in attesa di tempi migliori”. Tutto questo, unito ad un certa stanchezza (non c’è stato nemmeno il tempo di respirare dopo la campagna per le politiche del 4 marzo) ha certamente segnato la nostra compagna comunale. Nonostante ciò siamo riusciti, grazie all’abnegazione e alla generosità delle poche decine di compagni che si sono resi disponibili, a dar vita ad una presenza continua nelle strade e nelle piazze di Brescia (molto meno, e non per nostra colpa, sui mass media locali e regionali), con volantinaggi quotidiani, conferenze stampa,  biciclettate “rosse” nel centro storico (imitate ieri anche dai “grillini”), iniziative di dibattito (dai Diritti, all’Ambiente, dal Lavoro alla Scuola) fino alla riuscita manifestazione internazionalista per la Palestina che ci ha visti come forza politica centrale dell’iniziativa. Un prezioso lavoro contro-corrente che, speriamo, darà i suoi frutti, non tanto e non solo domenica prossima nelle urne, quanto nel rianimare quelle energie di “sinistra vera” che ancora esistono (e resistono) a Brescia, facendole uscire dalla frammentazione e dalla sensazione di impotenza. Il penultimo appuntamento sarà per giovedì 7, alle ore 19, in Piazza Rovetta, per il comizio di chiusura con Viola Carofalo, Giorgio Cremaschi e Lidia Menapace (oltre ai compagni “locali”). E il giorno dopo per la “festa” conclusiva, dalle 19 in poi, in via Nino Bixio (zona Carmine). Navighiamo di bolina stretta, ma andiamo avanti.

Vittorio Sergi

 

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