pietro

Me l’hai fatta proprio sporca, vecchia canaglia! Senza neanche un preavviso, in modo che uno si possa preparare. Non ci si comporta così! Non si può passare una giornata insieme a cucinare, parlare di politica o di camper, lavorare (già, mi hai anche fatto fare il tuo “piccolo”, visto che tutti sappiamo quanto tu sei “manita” e quanto io sono incapace), bere (tu solo acqua, astemio malefico!), ridere di Vaniglia a Barcellona e della comicità di Diego o di Tamara, parlare del tuo eventuale matrimonio, prendere in giro la Doni o Mirella, darsi appuntamento per il giorno dopo….e lasciarmi così, a tradimento. Ti sei sempre preso gioco della morte, dicevi che non ti spaventava. Quando si parlava delle troppe sigarette, dei tuoi manicaretti fritti, della tua scarsa propensione per l’attività fisica, te la ridevi e, per tagliare la testa al toro e chiudere una discussione inutile, ci invitavi al tuo funerale. Che vedevo lontano, molto lontano. E ridevo con te. E invece eccoci qui, senza di te. Senza quel Peter che ha attraversato con noi quasi metà secolo, da quel 1970 che ti ha portato lontano dalla tua Gravina, fino a farti diventare un bresciano “anomalo”. Quello che vedevo già alle manifestazioni della FLM oltre 40 anni fa, e che mi son ritrovato accanto in Rifondazione, 27 anni fa. E poi ancora in Sinistra Critica, 15 anni dopo, prima della dolorosa rottura (ma per noi due c’è stata, quella rottura?) di 5 anni fa. Tu con Communia, io con Sinistra Anticapitalista. Ma sempre dalla stessa parte della barricata, mio “cinico” compagno, non è vero? Ti piaceva fare il “cinico distaccato”, con quella tua flemma anglo-pugliese, ma alla fine ci si vedeva sempre, dietro gli stessi striscioni, sotto le stesse bandiere. Forse per abitudine, forse per amicizia. O forse perché anche tu eri un po’ Don Chisciotte, non è vero? Non puoi negarlo, anche se non l’avresti mai ammesso, ma il cavaliere di Cervantes ti è sempre piaciuto: l’hai persino messo sul tuo profilo FB. Un cavaliere lento, flemmatico, che ha sempre camminato coi suoi ritmi (quanto mi faceva incazzare questo tuo continuo fermarti, mentre si camminava insieme per le vie di Brescia, di Gravina, di Trapani o di Barcellona, raddoppiando i tempi di percorrenza, magari durante un corteo). Mi chiedevo cosa avremmo combinato, se fossimo stati partigiani in montagna (ma noi avremmo scelto i GAP cittadini, ne sono sicuro) o guerriglieri nella selva: a te ti avrebbero beccato subito, sempre l’ultimo della fila…. O forse no: avrebbero beccato me, che facevo un casino infernale con i miei piedoni e tu, quatto quatto, piano piano, magari te la saresti cavata. Dovremo imparare a fare a meno delle tue battutacce ciniche, dei tuoi meravigliosi disegni (come riuscivi a “fissare” ognuno di noi, con le tue caricature durante le riunioni!), delle tue pizze (le migliori dell’intero movimento operaio bresciano, ci puoi scommettere!) e del tuo pane fatto in casa, di quel tuo muoverti tranquillo in ogni circostanza, che faceva imbestialire padron Bassi (ma quale padrone non reagirebbe così, davanti alla tua calma, determinata lentezza, elevata a strumento di lotta di classe?). Proprio ora che avevo cominciato a farti fare i primi passi nell’apprendimento dello spagnolo, una cosa impensabile fino a poco tempo fa. Tu, così negato per le lingue, che usavi l’italiano ovunque, a New York come a Barcellona, col barista o col poliziotto, senza il minimo imbarazzo o “senso di inferiorità”. Non è giusto, Pietro. Non dovevi andartene così presto. Mi mancherai, vecchio amico. Mi mancherai molto. Te lo voy a decir en castellano, compañero, que ya lo vas a entender: hasta siempre, Pedro!

Flavio Guidi

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