marx Il 5 maggio 1818, a Treviri, in Renania, nasceva Karl Marx, una delle menti più brillanti della storia dell’umanità. Qualcuno ha voluto farne una specie di “santo” (o santino). Molti ne hanno fatto una specie di “demonio”, che sarebbe all’origine di alcuni dei peggiori crimini commessi durante il ‘900, come i Gulag staliniani o i massacri alla Pol Pot. È inutile (e non abbiamo né voglia né tempo di farlo qui) rispondere seriamente e in maniera argomentata agli uni e agli altri. Basti dire, a mo’ di battuta, che imputare al nostro Carletto le malefatte di alcuni suoi autoproclamati “discepoli” sarebbe come dar la colpa al nazareno (sì, quel Gesù Cristo che teoricamente annovera più di un miliardo e mezzo di “discepoli”) delle nefandezze di un Torquemada e dei roghi degli eretici o delle cosiddette “streghe”. O, per restare più vicino a noi, far risalire ai grandi economisti borghesi come Adam Smith o David Ricardo la responsabilità “morale” del bombardamento di Hiroshima o dei campi di sterminio nazisti. Per noi Karl Marx resta, ovviamente, un uomo tra gli altri uomini, geniale certamente, ma non un “santo infallibile” a cui richiamarsi con citazioni dal sapore semi-religioso. Un uomo il cui pensiero (e la cui azione politica) ha scosso dalle fondamenta, da 150 anni a questa parte, l’intero pianeta, al di là degli errori suoi e di quelli che, diversamente da lui, hanno deciso di definirsi “marxisti”. Il vero e proprio “grido di guerra” contro il capitale con cui si conclude il famoso Manifesto del Partito Comunista, quel “Proletari di tutti i paesi, unitevi!” turba ancor oggi, nonostante le sconfitte, i massacri, le degenerazioni di molti cosiddetti “marxisti”, i tentativi di cancellazione e di seminagione di “alzheimer” politico, i sonni dei potenti della Terra, qualsiasi sia l’ideologia o la bandierina che sventolino. La vecchia talpa evocata da Marx continua a scavare, nonostante le apparenze. Buon compleanno, Karl!

FG

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