La rivista della Quarta Internazionale, Inprecor, ha appena pubblicato un dossier sulla questione venezuelana. Si tratta di un dossier di 20 pagine, con vari interventi di compagni venezuelani e latino-americani in genere. Ecco la prima parte. (F.G.)

Da alcuni mesi a questa parte il Venezuela vive una crisi di grande ampiezza. Proteste, scontri violenti, repressione e “sbavature”, omicidi nel corso e al di fuori delle manifestazioni, insicurezza, penuria d’alimenti e di medicinali, malnutrizione, inflazione galoppante…. Il processo bolivariano non è riuscito a modificare la dipendenza venezuelana nei confronti del petrolio. Il crollo mondiale del prezzo del petrolio ha ridotto i margini di manovra del governo di Nicolás Maduro. La destra venezuelana ha così potuto vincere le elezioni nel 2015, e poi mobilitare massicciamente il malcontento. In nome della lotta contro la crisi e l’incapacità del governo Maduro, essa lotta per recuperare il controllo della rendita petrolifera. Essa beneficia del sostegno dell’imperialismo, che intravede l’occasione di farla finita con il “chavismo” e il “cattivo esempio” che esso incarna per l’America Latina. Di fronte a essa, il governo Maduro s’è incentrato attorno alla nuova “boli-borghesia”, all’apparato dello stato, del PSUV e ai burocrati che controllano i movimenti sociali, contribuendo alla smobilitazione del movimento bolivariano. Si è indebolito di fronte all’opposizione di destra. Ha aumentato le concessioni al grande capitale mondializzato privilegiando il pagamento del debito estero, aprendo ulteriormente l’economia agli invsimenti stranieri, in particolare nello sfruttamento delle risorse naturali (il famoso Arco Minerario dell’Orinoco). Egli fa ugualmente concessioni alla borghesia locale essenzialmente “compradora” soprattutto emettendo debito pubblico interno che costituisce allo stesso tempo una fonte di reddito e uno strumento legale per la legalizzazione dell’evasione fiscale.

Il bilancio di 4 anni di governo di Nicolás Maduro è quello della perdita di legittimità e del declino del processo bolivariano. Tentando di riprendere l’iniziativa, il 1º maggio Maduro ha annunciato la convocazione di un’Assemblea costituente, la cui rappresentatività non è garantita.

In questo scontro egemonizzato dalla vecchia borghesia della rendita e la nuova boli-borghesia, il movimento popolare bolivariano (indebolito, ciò che rafforza la burocrazia) e la classe operaia hanno perso l’iniziativa. I marxisti rivoluzionari sono oggi divisi: una parte ha fatto la scommessa che l’Assemblea Costituente di Maduro permetterà, malgrado tutto, di rimobilitare il movimento popolare bolivariano avanzando rivendicazioni allo stesso tempo contro la borghesia, contro l’imperialismo e contro la burocrazia; un’altra parte considera che sia possibile ricostruire il movimento bolivariano contro il governo Maduro.

Noi presentiamo qui degli elementi di questo dibattito. (J.M)

 

SETTE CHIAVI PER COMPRENDERE LA CRISI ATTUALE

di Emiliano Teran Mantovani, sociologo e militante venezuelano

È impossibile comprendere la crisi che conosce oggi il Venezuela senza analizzare l’insieme dei fattori che noi viviamo “dall’interno”, e che i mass media principali non spiegano. Noi presentiamo qui sette chiavi della crisi attuale e insistiamo sull’impossibilità di comprendere ciò che succede in Venezuela se non si tiene conto dell’intervento straniero e del fatto che il concetto di “dittatura”, inoperante per spiegare la situazione in Venezuela, non è una specificità regionale di questo paese. Noi pensiamo che il contratto sociale, le istituzioni e il quadro dell’economia formale stanno per esplodere e che il futuro e le politiche del nostro paese siano determinate dalla forza e un certo numero di meccanismi informali, eccezionali e sotterranei. Noi pensiamo che i due blocchi contrapposti che si disputano il potere condividano lo stesso orizzonte neoliberale e che assistiamo ad una crisi storica del capitalismo “rentier” venezuelano.

Il modo in cui è trattata la questione Venezuela sui grandi media internazionali è singolare: fatta di deformazioni, manicheismo, di slogan, di manipolazioni ed omissioni. Ma, al di là delle verisioni istupidenti della neolingua mediatica che interpreta tutto ciò che accade in termini di “crisi umanitaria”, “dittatura”, o “prigionieri politici”, o forte del racconto eroico del Venezuela del “socialismo” e della “rivoluzione” che scandisce le idee di “guerra economica” o di “attacco imperialista”, numeroso soggetti tematici del processo, che costituiscono l’essenziale della scena politica nazionale, sono passati sotto silenzio. Non si può comprendere nulla della crisi che attraversa il Venezuela se non si analizza dall’interno l’insieme dei fattori operanti.

Un’azione e un’interpretazione fondate sulla logica “amico/nemico” hanno più a che fare con una discussione tra elite politiche ed economiche che con gli interessi fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori e la difesa dei beni comuni. […..]

  1. Tener conto dell’intervento straniero

Il Venezuela svolge un ruolo geopolitico significativo, grazie alle risorse naturali di cui dispone il paese (ricche e variate), alla sua posizione geostrategica, la sua opposizione in un primo tempo alle Politiche del Consenso di Washington, la sua influenza regionale in termini d’integrazione, le sue alleanze con la Cina, la Russia o l’Iran. Certi settori, intellettuali e giornalistici, tendono tuttavia a eludere le dinamiche internazionali più evidenti che determinano l’avvenire economico del paese, come l’interventismo degli USA. Questi settori si incaricano di ridicolizzare la critica dell’imperialismo e presentano il governo nazionale come l’unico attore di potere in Venezuela […]

In realtà, dopo l’instaurazione della Rivoluzione bolivariana l’interventismo USA si è rafforzato ed è diventato più aggressivo dopo la morte del presidente Chavez (2013) nel contesto dell’esaurimento del ciclo progressista e della restaurazione conservatrice in America Latina. Ricordiamo il decreto firmato da Barack Obama nel marzo 2015 che dichiara il Venezuela una minaccia inedita e straordinaria per la sicurezza mazionale degli USA […]. Sappiamo cosa è successo ai paesi così catalogati dalla grande potenza del Nord. Oggi, oltre alle minacciose dichiarazioni del capo del Comando Sud, ammiraglio Kurt W. Tidd (6/4/2017) chiarendo che la crisi umanitaria che vive il Venezuela potrebbe rendere indispensabile una risposta regionale […] e l’evidente aggressività della politica estera di Donald Trump con il recente bombardamento della Siria, il segretario dell’OSA, Luis Almagro, ha preso la testa d’una offensiva per fare applicare la “Carta democratica” aprendo un processo per il “ritorno alla democrazia” nel paese. Gli ideologi e agenti della restaurazione conservatrice nella regione si mostrano molto preoccupati per la situazione dei diritti umani in Venezuela, ma non riescono a spiegare perché bizzarramente non hanno fatto nessuno sforzo di fronte allaspaventosa crisi dei diritti umani in Messico o in Colombia. L’indignazione morale sembra relativa, e preferiscono tacere.

(continua)

traduzione di F.G.

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