E’ ancora buio, ma già sembra sciogliersi nel biancore velato del mattino.
Nella fortezza prigione di Sebastopoli, Afanasij il marinaio, sa che gli restano, ormai, pochi minuti di vita.
Sorride nell’ultimo brandello di fiato che gli rimane e ricorda.
Vede i suoi compagni marinai nella luce piena di un’altra mattina. Quella del 27 giugno 1905; la giornata che ha cambiato per sempre le loro vite.
Tutti insieme, furibondi, sulla loro nave bellissima, d’acciaio luminoso: la “Knjaz’ Potemkin-Tavricenkij” (la Corazzata Potemkin!).
Guarda, di nuovo, dritto negli occhi, quel bastardo di Giliarovskij. Il Primo Ufficiale, che urla di mangiare la carne marcia, brulicante di vermi.
Sente nel cuore, come fosse allora, la risposta sussurata, ma terribile, del suo compagno Grigorij (Vakulencuk): “mangiala tu!”.
Le mani dell’ufficiale sulla pistola e quelle, nude, dei marinai in avanti a fermarlo, a stringerlo, a ammutinarsi.
Grigorij colpito a morte e la rabbia che investe la nave e scuote l’acciaio.
7 gli ufficiali giustiziati, compreso il comandante, e tutti gli altri, prigionieri.

Dopo, da soli, loro i marinai, a governare la nave liberata, senza comandi e paure. A chiamare i compagni della Silurante di scorta N.267 che hanno fatto la stessa cosa.
Tutti verso Odessa, con la bandiera rossa sul pennone, a sparare, con gli immensi cannoni da 152 mm, contro il palazzo del governo zarista.
Mica si scherza, è la rivoluzione del 1905!

E, dopo, in mare aperto, passare attraverso la squadra navale mandata per distruggerli.
Gli altri marinai, sui ponti, a salutarli, a rifiutarsi di sparare contro di loro; a provare la rivolta.

Sarà così la rivoluzione che non ha più smesso di sognare.
La grande bandiera tutta pulita di rosso, al posto di quella zarista da guerra. La nave senza più ufficiali e ordini; guidata dalle mani, dai cuori, dalla solidarietà dei marinai liberati per scelta determinata. I compagni delle altre navi che non li colpiscono, ma li salutano e urlano i loro “urrà” e ci provano a seguirli.

Afanasij ci ha provato davvero e, anche, quando hanno dovuto rifugiarsi in Romania, non è rimasto nascosto.
E’ tornato clandestinamente in Russia a praticare la sua volontà di anarco-comunista rivoluzionario. Fino al 30 luglio 1907, quando l’hanno arrestato a Nikolaev.
Ha saputo, nel frattempo, che la “loro” nave ammutinata è stata riconsegnata allo Zar. Per cancellare la vergogna e il ricordo, hanno cambiato il nome. Adesso si chiama “Panteleimon” (San Pantaleone).

Ai rivoluzionari che stanno per morire, in piena coscienza del loro destino, è concesso di vedere il futuro.
Afanasij, con la corda stretta al collo, vede la sua nave in un giorno di maggio di là da venire.
Impossibile per lui e per i suoi compagni già giustiziati; ma non per quei marinai che stanno sulla “loro” nave e che si chiama, in quell’11 maggio 1917: Borec za Svobodu.
COMBATTENTE PER LA LIBERTA’!

Afanasij Matjusenko, potavoce dell’assemblea dei marinai della Potemkin, è già stato impiccato, quale ammutinato e anarchico rivoluzionario, il 20 ottobre 1907.
Le sue idee e l’ammutinamento di tutti i suoi compagni continuano a vivere; dentro i percorsi più strani e intricati. Nei luoghi più impensati e improbabili.
Ma vivono!
.(Claudio Taccioli).

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