Secondo gli esperti, mediante il linguaggio non verbale -la profusione dei gesti, segni e sguardi- si possono esprimere più cose che attraverso il linguaggio verbale, eccetto nel caso di Donald Trump, che può esprimere TUTTO senza aprir bocca. Non è che abbia bisogno di molto vocabolario. Trump sembra un gorilla che sia passato dal parrucchiere e assaltato un negozio di Zara, meno quando si mette a parlare e si lascia indietro il gorilla. Se avesse conosciuto l’ attuale presidente degli USA, Darwin avrebbe dovuto rettificare la sua teoria dell’ evoluzione, perché Trump, invece di discendere dalla scimmia, scese due fermate prima.

Nel suo recente tour mondiale ha confermato una volta di più la verità di molti fastosi slogan del sogno americano. Molti votarono Trump credendo che chiunque possa diventare presidente: quello che non si aspettavano è che questo chiunque fosse, precisamente, un chiunque qualsiasi. Quando si è messo a ballar la danza delle spade con gli arabi si è trasformato in Donald d’Arabia. Gli è bastato toccar la terra di Maometto per cambiar il suo discorso contro i musulmani e leccare il deretano agli sceicchi sauditi, i padroni del petrólio. Ovviamente, la maggioranza non aveva capito che, quando parlava di espellere i musulmani, si riferiva esclusivamente a quelli poveri e ai morti di fame. Parla unicamente perché ha la bocca, però quando parla o quando twitta, Trump non riesce a spiegarsi bene, nemmeno la metà di ciò che esprime inarcando le sopracciglia, mostrando i denti, burlandosi degli handicappati o afferrando le donne per la vulva.

Lo dimostrò nella riuniòne di Bruxelles, quando prese per il braccio il primo ministro del Montenegro, Dusko Markovic, gli si mise davanti, sporse la mandibola e si stirò la giacca. Non ebbe bisogno di aggiungere: “Spostati, pagliaccio, che il tuo paese è una merda”, perché glielo aveva già detto senza bisogno di parole. Ha  avuto fortuna Markovic a non essere afferrato per la vulva. L’unico che ha capito l’importanza di questa mímica gorillesca è stato il fiammante presidente francese, Emmanuel Macron, che gli ha dedicato un braccio di ferro mentre gli stringeva la mano como se stessero rompendo noci o dirimendo chi era l’autentico macho alfalfa del branco. Trump avrebbe potuto innervosirsi però prima qualcuno dei suoi consiglieri avrebbe dovuto spiegargli chi era questo signore e che cos’è la Francia.

Comunque, è meglio accontentarsi della gestualità scatenata di Trump che dei suoi commenti orali e scritti, i quali producono lo stesso effetto delle prime parole di Charlton Heston nel recuperare la voce in  Il pianeta delle scimmie. Del Papa ha detto che “è geniale”, dell’Arabia Saudita che è “straordinaria”, dei tedeschi che sono “molto cattivi” e che il cambiamento climatico è “un’invenzione” dei cinesi. Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca, ha rafforzato l’ipotesi darwiniana dichiarando: “Le sue opinioni stanno evolvendo. E’ venuto qui per apprendere ed esser più furbo”. Per il prossimo viaggio potrebbero metterlo in una ruota da criceto e magari così evolve del tutto. Nel Museo dell’olocausto in Israele ha lasciato un commento che avrebbe potuto scrivere un bambino a Disneyland: “È un grande onore essere qui con tutti i miei amici. Incredibile. ¡Non lo dimenticherò mai” Il gesto più esplícito di tutti lo ha fatto sua moglie, Melania, camminando a mezzo metro di distanza e ritirando la mano di colpo nello scendere nell’aeroporto di Tel Aviv.

Annunci