La rivolta della GM&S di La Souterraine, nel cuore solo geografico della Francia, una periferia sociale al centro del Paese, è una battaglia di sopravvivenza: i 278 dipendenti sono l’unica fonte di reddito della zona. Al mercato del sabato mattina Jeanne vende salamini: alle verdure, al formaggio, al peperoncino. Offerta di lancio: quattro salami, dieci euro. È molto preoccupata: “Se chiudono quella fabbrica, prima o poi muore anche questo mercato”. Vincent rivendica con orgoglio: “Stampiamo parti in lamiera per le auto di Peugeot e Renault”. In una teca di vetro, come al museo, sono custoditi i prodotti: coppe dell’olio, supporti per i radiatori, sostegni per parafanghi.

Nel cortile dell’officina Vincent mostra le due bombole del gas appese al silos del propano. Eccola la bomba. Come vi è venuto in mente? “Per far fronte alla crisi dell’auto l’azienda aveva cominciato a produrre i tappi delle bombole del gas. Oggi siamo leader in questo settore…”. Ma con i tappi delle bombole non si sopravvive. Senza nuove commesse la fabbrica e il paese rischiano l’estinzione. La frana sembra difficile da fermare. Il sabato pomeriggio il paese è in piazza: “Vogliono chiudere la stazione ferroviaria. Dobbiamo difenderla, serve a tutto il circondario”. Perché la vogliono chiudere? “Privilegiano le linee di alta velocità che collegano le città. Noi delle campagne non interessiamo”. Alla manifestazione, insieme agli operai, c’è Bernard Bercail, 78 anni. Distribuisce volantini per Melenchon. “In questo paese siamo stati il primo partito alle elezioni presidenziali. Ora ci riproviamo alle politiche”. Lei come ha votato al secondo turno? Ha scelto Macron? “È dura da dire ma glielo confesso: per la prima volta nella mia vita mi sono astenuto. Non l’avevo mai fatto. Ho addirittura votato Giscard contro il pericolo di Le Pen padre”. E se avesse vinto Marine? “Era un rischio, lo so. I nazisti hanno fatto prigioniero mio padre in guerra e io l’ho conosciuto solo a 7 anni”. Eppure ha deciso di correre il rischio… “Sono stufo di dover scegliere il meno peggio”. Sul lungo tavolo della cena in fabbrica, la politica va come il pane. Al ballottaggio Jean Marc si è astenuto: “Perché votare Macron che ha sostenuto l’assurda legge sul lavoro?”. Vincent non è d’accordo: “Volevo astenermi. Poi ho incontrato un amico che fa l’allenatore di rugby. Mi ha raccontato la paura dei ragazzi marocchini della squadra se avesse vinto Le Pen. Così mi sono turato il naso e ho votato Macron”. Ma davvero la fabbrica può esplodere? Jean Marc non risponde. E se fosse tutta una messinscena? “Se non avessimo annunciato che può esplodere – dice con un sorriso enigmatico – quelli come te avrebbero fatto 700 chilometri per raccontare la nostra storia?”.

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