Cecenia, repubblica del Distretto Federale del Caucaso Settentrionale della Federazione Russa.
“Diverse volte al giorno ci portavano fuori e ci picchiavano. Il loro scopo era conoscere la cerchia dei contatti di ciascuno di noi, nella loro mente se sei sospettato allora tutti i contatti della tua cerchia sono gay. Tenevano accesi i nostri cellulari. Ogni uomo che chiamava o scriveva era il loro nuovo obiettivo. […] Ci colpivano sempre sotto la vita – sulle cosce, le natiche e i genitali. Ci dicevano che eravamo peggio degli animali e che non avevamo più diritti.”.
Il dittatore islamista Ramzan Kadyrov, ,da sempre appoggiato dal presidente russo Vladimir Putin, ha scatenato un’ondata di violente persecuzioni contro i cittadini omosessuali del suo paese.
Un centinaio, circa, sono stati rastrellati e rinchiusi in una sorta di campo di concentramento, nella città di Argun; vicina al confine con la Georgia.
Dentro, i prigionieri sono sottoposti a torture e a violenze degradanti.
Alcune famiglie sono riuscite a “riscattare” col denaro i propri cari.
3 sono già le vittime segnalate con certezza.
Il portavoce del dittatore, amico di Putin, sollecitato a dare risposte, è arrivato al punto di negare l’esistenza di gay in Cecenia: “Non si può arrestare e perseguitare persone che semplicemente non esistono nella nostra repubblica. Se ci fossero queste persone in Cecenia, le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro perché i loro parenti li avrebbero già inviati in un luogo senza ritorno.”.
D’altra parte, nel resto della Federazione Russa, Putin ha fatto approvare (2013) una legge che vieta assolutamente di parlare in pubblico di omosessualità. Nella Russia di Putin, così avviata al medioevo prossimo venturo, è reato parlare in pubblico dei diritti, dei sogni, degli amori dei cittadini gay.
Certo, non è ancora il terribile articolo 121 del codice penale sovietico, voluto da Stalin nel 1934; che prevedeva 5 anni nelle ariose galere sovietiche, per il reato di omosessualità (abolito solo nel 1993!). Ma ci avviciniamo a grandi passi; una legge omofobica dopo l’altra. Una misura restrittiva e repressiva dopo l’altra, qui e là della libera Federazione Russa di Putin.
(Claudio Taccioli)

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