E’ il 27 giugno nell’anno del trionfo nazista, il 1933; alle SA (Sturmabteilung – squadre d’assalto) arriva l’ordine perentorio di occupare la sede della “Società Torre di Guardia”.
I bruti picchiatori in camicia bruna eseguono, come al solito, con prontezza e efficacia. Nella stessa giornata, sul tetto della sede, issano la bandiera con la svastica.
Con lo stesso ordine, viene proibita ogni riunione pubblica dei Testimoni di Geova e qualsiasi attività inerente il loro culto.
Qualsiasi bene di loro proprietà, viene sequestrato.
Vengono, inoltre, sollecitati a abiurare con dichiarazione scritta. Per coloro che si rifiutano, si spalancano le porte delle galere e, quindi, dei prossimi lager che si stanno già approntando.
All’inizio della guerra, circa il 5/10% dei prigionieri dei lager, sono proprio Testimoni di Geova. Sono quelli marchiati col triangolo viola!
Il calcolo delle vittime è, ancora, incerto; ma va, certamente, da un minimo di 1500 a un massimo di 5000.
200 di loro subirono il giudizio dei Tribunali di guerra nazisti, per il rifiuto alla leva e alla guerra.
Furono tutti giustiziati. Sarebbe bastato abiurare per salvarsi …
Nel Parco di Cernobbio “Luogo della Memoria”, c’è una targa:
« In memoria di Narciso Riet “Testimone di Geova perseguitato per la sua fede”
Nato in Germania da genitori friulani, conservò la cittadinanza italiana. Abbracciò la fede dei Testimoni di Geova, la cui attività era all’epoca proscritta. Nel 1943 si trasferì a Cernobbio a Piazza Santo Stefano. La sua casa divenne per qualche tempo il centro di coordinamento delle attività che gli allora pochi Testimoni italiani svolgevano clandestinamente. Scoperto dalla Gestapo e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau e altrove, nel 1944 fu condannato a morte dalla corte popolare di Berlino. Fu tra le centinaia di Testimoni di Geova giustiziati per non aver sostenuto il regime nazista. (1908 – 1944 o 1945) »

Nel mese di aprile dell’anno 1951, nell’epoca della tirannia di Stalin e dei suoi boia, più di 9000 cittadini sovietici, individuati come Testimoni di Geova, furono deportati, qui e là, nella “amena” Siberia (Operazione Nord).
Molti di loro erano già stati ospiti delle carceri rieducative della Ghepeù.
Ogni loro bene venne sequestrato. Le loro vite “infiltrate” e controllate, costantemente, dagli sbirri del KGB.
Solo nel 1965, la deportazione cessò. I beni non furono mai restituiti e gli sbirri continuarono a infiltrare e controllare.

20 aprile dell’anno in corso, nell’epoca del dominio di Putin (il nuovo duce dei nazifascisti europei; nonché il “piccolo padre” degli stalinisti di ogni dove), la Corte Suprema della Federazione Russa, su richiesta del Ministero della Giustiza, ha proibito tutte le attività dei Testimoni di Geova e disposto la confisca di ogni loro bene.
I 175 mila Testimoni di Geova, stimati in Russia, rischiano multe, se verranno sorpresi a praticare la loro fede e a pregare, da 300mila a 600mila rubli (5000/10000 EURO) e la galera da 6 a 10 anni!
E’ la conclusione di una dura e prolungata campagna di persecuzioni; fatta di sequestri delle Bibbie e di veri e propri raid (stile SA) durante le funzioni della domenica e gli incontri di preghiera nelle case private.
Nella Russia di Putin non sono tollerate le posizioni dei Testimoni di Geova che invitano a non votare e a rifiutare il servizio militare. In Russia, sempre più, servizio di guerra!

In Russia, i giornalisti che si oppongono al regime di Putin e dei suoi oligarchi, vengono imprigionati. Da Eltsin a Putin, 365 sono quelli assassinati!
Gli omosessuali non possono ritrovarsi pubblicamente, per alcun motivo: sia di festa che di protesta che per narrare i desideri, gli amori, le difficoltà
Gli oppositori, più fortunati, vengono incarcerati alla prima azione disobbediente. Gli altri eliminati!

Putin difende i tiranni più sanguinari come Assad e, con sollecitudine, si congratula col “trionfo” elettorale di Erdogan. Il massacratore dei Curdi e il repressore degli oppositori al suo nascente regime.
Riceve i nazifascisti e i razzisti europei che non perdono l’occasione di ringraziarlo difendendo le sue politiche e quelle dei suoi alleati.

Mi arrivano forti dal cuore le parole del poeta.
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”
(Claudio Taccioli)

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