Alcune note successive all’incontro a BS di Fulvia e Maurizio sulla breve vita della coop. Agricola Iris.
Sono un socio della coop. e vivo l’esperienza dal 2001 ed è lì che ho scoperto e conosciuto il lavoro della “campagna”, il valore Terra,ma ancor più la natura come un centro da cui partire,attraverso un contatto e gli insegnamenti dei fondatori e lavoratori Iris.
Non ho vissuto la prima fase della COOPERATIVA(è ben raccontata nel libro Biologico Collettivo Solidale) ma quella difficile e tortuosa del pastificio di Piadena(anno 2005 e a 5 km.dalla cascina)dove si pastificava la nostra semola bio e l’azienda produttrice,che era in crisi,lasciava noi senza prodotti e mandava a “casa” 26 persone.
Nella frase”biologico per tutti” vi era la convinzione di stare dentro il mercato ponendoci la domanda:quanto il mercato ci condiziona e quanto noi possiamo utilizzare la merce come mezzo/strumento per incontrare la realtà che ci sta attorno e utilizzare i prodotti per trasmettere e costruire un progetto di cambiamento sociale. Ci “piace” la parola rivoluzione.
Rivoluzionario mi sono sentito il giorno che ho deciso di pensare con la mia testa e vivere il conflitto che la società porta dentro di se,schierandomi con la classe(anni 70)facendomi vivere e praticare un senso di appartenenza,di giustizia e libertà.
Definisco da sempre Iris un laboratorio,una fucina operativa,dove l’agire matura dopo dibattito e riflessione,anche con scambi duri tra di noi,ma confrontandoci anche con soggetti profondamente mercantili, in quanto la visione della realtà esterna ci aiuta a capire meglio come operare. Se la proprietà collettiva e la mutualità sono capisaldi del nostro agire,tematiche come il concetto d’uso, l’inappropriabile sono materia di riflessione/ attenzione tra di noi.
La coop Iris è una azienda, dove creare posti di lavoro è una finalità, ed in particolare per un “stakanovista/lavorista bresciano” è stato con piacere che, leggendo tra le note di un libro di Giorgio Agamben,ho scoperto che Aristotele,sdoganando gli schiavi dal mondo animale e collocandoli dentro l’oikos come SUPPELLETTILI ANIMATI(non certo cittadini)ha messo in luce l’uso del corpo come: LAVORO. Oltre 2000 anni fa gli schiavi potevano riscattare la loro libertà mentre,oggi,gli operai sono legati ai tempi, ai ritmi, ai processi produttivi per un salario.
Le migliorie della fabbrica a Casteldidone sono figlie dell’attenzione all’ambiente di lavoro, così come la ricerca verso le nuove tecnologie che rendono più accettabile il “travaglio”. E non solo pasta ma relazione con il territorio, costituito da agricoltori, da un’amministrazione comunale illuminata che fa parte dei Comuni Virtuosi italiani, da associazioni di cittadini …… per progettare una Biocomunità.
Concludendo:è stata la dimensione aziendale a porci una ulteriore attenzione al senso del limite in quanto,centrale per noi,è mantenere forte e vitale le relazioni per non scadere in forme gerarchiche usate in particolar modo nelle attività produttive.
PS: Come accennato sopra ho maturato la mia lettura del mondo negli ANNI 70 e il sistema di potere,che aveva bisogno di rinnovamento, ha utilizzato la nostra generazione come mezzo/strumento per rompere gli equilibri, che si sono determinati nel dopo guerra, e solo per continuare a mantenere e disciplinare meglio i rapporti di potere. Spesso,oggi, mi chiedo:quando e quanto sono funzionale al sistema e quando posso utilizzarlo. GRAZIE franco

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