Volevo scrivere qualcosa sulla pericolosa escalation del terrore negli ultimi giorni in Siria , quando mi è arrivata la notizia del probabile attentato (con due? tre? cinque? morti) a Stoccolma (paese peraltro neutrale e non coinvolto in guerre). Tutto come da copione. Non fai in tempo a mettere a fuoco l’attentato a S. Pietroburgo che ti arrivano le immagini dei bambini gasati in Siria, sovrapposte a quelle dell’idiota della Casa Bianca (in dissolvenza con quelle del tiranno siriano e dello zar russo) che rivendica un “bel” bombardamento missilistico,. E così via, in un precipitare nell’orrore sempre più buio. Da troppi anni (in particolare dalla vittoriosa – per ora – controrivoluzione nei paesi arabi) la nostra esistenza quotidiana è scandita dal martellare delle bombe dei vari poteri, più o meno statali. Se ci penso bene, ho iniziato già un quarto di secolo fa (per l’esattezza 26 anni fa, quando avevo ancora i capelli sulla mia testa ora calva) a sentire sempre più spesso, e sempre più vicino, l’alito rovente e fetido della guerra. Certo, anche da giovincello non posso dire che questo schifoso paradigma della bestialità di un’umanità ancora avvolta nella barbarie mi fosse estraneo. Basti pensare alla guerra del Vietnam, a quelle arabo-israeliane, ecc.  Ciò nonostante le sentivo, tutto sommato, relativamente lontane, se non geograficamente (la Palestina è appena poco più lontana della Siria e della Libia) almeno “esistenzialmente”, in un certo senso strascichi di una guerra mondiale raccontatami nei film (oltre che nelle sagge testimonianze dei miei vecchi). Ora, dalla prima guerra nel golfo alla Jugoslavia, dalla Cecenia all’intero Medio Oriente, dalla Nigeria alla Somalia (e mi fermo qui per non fare l’elenco dell’intero pianeta) e, grazie alla peste dell’islamo-nazismo, anche in piena Europa occidentale, la sento avvicinarsi, coi passi cadenzati dei burattini-soldati o con le esplosioni di bombe (d’aereo o di imbecilli kamikaze poco importa). E ripenso alle parole del grande Bertolt Brecht: “il ventre che ha partorito il mostro è ancora fecondo”. Sempre fecondo, caro Bertolt, troppo fecondo. E il silenzio (o, nel migliore dei casi, la flebile voce) dei “nostri”, ridotti ad assistere impotenti (fino a quando?) ai giochi di guerra dei vari Trump, Putin, Assad, Al Baghdadi, ecc. mi riempie d’angoscia.

Flavio

Annunci