Dopo la presa di Al-Bab nella Siria del nord da parte di truppe turche lo scontro diretto con l’esercito siriano diventa sempre più probabile.Dalla fine della scorsa settimana l’esercito turco e i gruppi di miliziani dell’area di Al-Qaeda e dei “Lupi Grigi” turchi fascisti riuniti nell’ Esercito Siriano Libero« (ESL) controllano la città di Al-Bab nella Siria del nord. In precedenza era occupata dalla milizia jihadista “Stato Islamico”. In precedenza c’erano stati due mesi di accaniti combattimenti nei quali l’esercito turco nel giro di pochi giorni aveva perso dieci carri armati del tipo “Leopard II” e dozzine di soldati. Negli attacchi aerei turchi su Al-Bab secondo quanto riferito dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno perso la vita circa 300 civili. Nel momento della sorprendente ritirata di IS da Al-Bab giovedì scorso, le truppe di Ankara e i loro mercenari ESL controllavano meno di un quarto della città. Media curdi e siriani speculano piuttosto su un accordo raggiunto con la mediazione degli Emirati Arabi Uniti. Si parla di forniture di armi e munizioni turche per la difesa di Raqqa, la roccaforte di IS.

L’esercito turco nell’ambito dell’operazione “Scudo dell’Eufrate “era entrato a Jarabulus nel nord della Siria il 24 agosto 2016 per scacciare sia IS che le unità di difesa curde YPG da una zona cuscinetto di 5.000 chilometri quadrati a ovest dell’Eufrate. Nella zona si è creato un protettorato di milizie turkmene controllate dalla Turchia.

Il capo di stato maggiore turco Hulusi Akar sabato ha annunciato che con la presa di Al-Bab gli obiettivi di “Scudo dell’Eufrate” sono stati raggiunti. Ma in precedenza il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e componenti del gabinetto avevano già dichiarato che la città di Manbij a ovest dell’Eufrate sarebbe stata il prossimo obiettivo da attaccare. Questa era stata liberata da IS in agosto dalle “Forze Siriane Democratiche” (FSD) guidate dai curdi. Ankara da allora chiede una ritirata delle YPG sul lato orientale dell’Eufrate.

Come ha riferito domenica il quotidiano Hürriyet Daily News con riferimento a rappresentanti autorevoli delle FSD, il comandante supremo delle forze USA in Medio Oriente, il generale Joseph Votel, avrebbe acconsentito a proteggere Manbij da qualsiasi attacco da parte della Turchia. Venerdì Votel era arrivato per colloqui con le FSD nella città curdo-siriana di Kobani (Ain Al-Arab). Il portavoce delle FSD Tallal Sello ha valutato questa visita di un militare di alto rango dopo l’insediamento del nuovo presidente Donald Trump come una “conferma del sostegno USA per le nostre truppe” nell’offensiva contro Raqqa.

Rappresentanti governativi da Ankara a loro volta avevano più volte chiesto che gli USA non eseguissero l’operazione Raqqa con le “YPG terroriste”, ma con truppe turche. Per mettere fermo a un’ulteriore avanzata dell’esercito turco e dei suoi mercenari ESL, l’esercito siriano attualmente sta chiudendo il “corridoio jihadista« che si trova a sud di Al-Bab e va verso Raqqa. Solo dieci chilometri ora separano le truppe governative dalla zona delle FSD in avanzata verso Raqqa. Ad Al-Bab le truppe siriane si sono avvicinate fino a tre chilometri. Per questo qui esiste la minaccia di uno scontro diretto con i gruppi ESL e le forze turche. “Siamo ad un punto in cui lo scontro militare con l’esercito turco non è più escluso”, ha messo in guardia l’ex-Ministro della Difesa e attuale Ministro per la Concordia Sociale, Ali Haydar, nel giorno dell’ingresso turco ad Al-Bab. “Non vogliamo combattimenti con l’esercito turco. Il nostro desiderio è che si ritirino nell’ambito di un dialogo politico. Facciamo appello alla Russia perché induca la Turchia a ritirarsi.” Ma un allargamento dell’avventura siriana potrebbe far parte degli interessi di Erdogan in politica interna. Secondo gli attuali sondaggi esiste la minaccia di una sconfitta nel referendum di metà aprile sull’introduzione dei una dittatura presidenziale. “Quindi potrebbe essere che il Presidente turco trascini il Paese consapevolmente in una guerra per poter revocare il referendum”, ha messo in guardia il giornalista Seyit Evran dell’agenzia stampa curda Firat News.

di Nick Brauns

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