Stamattina, se ce ne fosse stato bisogno, ho avuto un’ulteriore prova dell’arbitrarietà e dell’ingiustizia di quella che chiamiamo la “giustizia borghese”. Dieci compagni impegnati nella lotta contro gli sfratti sono stati processati. Sette sono stati assolti, tre condannati. Dei condannati, due appartengono al Comitato Antisfratti diritto alla Casa (condannati a 1 anno e a 10 mesi rispettivamente) ed una all’Associazione Diritti per Tutti (condannata a 6 mesi). Il tutto per una lotta avvenuta nel 2013 a Mazzano, in cui c’era stata una mobilitazione per difendere una famiglia sfrattata che viveva da giorni in un furgone parcheggiato, in segno di protesta, davanti al municipio. Agli imputati si contestava il “terribile” reato di “interruzione di pubblico servizio”, un’interruzione che non è mai avvenuta, come si evince dalle varie testimonianze non solo degli imputati, ma persino dalle contraddittorie e lacunose “testimonianze” di vigili e carabinieri, intervenuti in loco. Il PM, il famigerato dott. Cassiani, noto a Brescia per il suo accanimento contro tutto ciò che si muove “contro” l’ordine stabilito, aveva addirittura chiesto un anno e dieci mesi per due degli imputati poi condannati a pene meno pesanti (tra i quali un militante di Sinistra Anticapitalista), e dieci mesi per tutti gli altri (con una sola eccezione). Il dibattito processuale ha mostrato quanto sia giustificato il “pregiudizio” ideologico che nutriamo nei confronti della “giustizia borghese”. A nulla sono valse le contraddizioni dei testi dell’accusa, a nulla le puntuali contestazioni degli avvocati della difesa. La giudice, palesemente distratta e poco interessata a quanto dicevano gli imputati (che spesso dovevano interrompere la loro deposizione di fronte al fatto che la giudice, invece di ascoltare con attenzione e serietà, continuava a parlottare con il cancelliere seduto al suo fianco) ha deciso in modo che a lei sarà parso “salomonico”: fare a metà tra le richieste assurde e ingiustificate (anche dal punto di vista della stessa legge borghese) del PM e le richieste di assoluzione della difesa. Ora la difesa presenterà, ovviamente, appello. Nel frattempo le lotte contro gli sfratti dei due comitati non si fermeranno, com’è giusto, visto che nessuna repressione può bloccare una lotta che negli ultimi cinque anni ha coinvolto centinaia di famiglie e di militanti. La nostra totale e incondizionata solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione e ai due comitati di lotta.

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