Lunedì scorso unità speciali della polizia turca e dei servizi segreti MIT hanno eseguito diverse centinaia di perquisizioni domiciliari indirizzate soprattutto contro attivisti di organizzazioni di sinistra e curde. L’agenzia stampa statale Anadolu ha riferito di oltre 230 arresti. Il baricentro dei raid, secondo quanto riferito era nelle città di Istanbul, Izmir, Adana e Van, ma anche in altre parti del Paese ci sono stati arresti. Solo a Istanbul sarebbero state arrestate oltre 130 persone, così il portale Internet Diken. Altri 34 sospettati sarebbero ancora ricercati.

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Secondo informazioni dell’agenzia stampa socialista ETHA che ha pubblicato una lista con i nomi degli arrestati, le azioni di polizia si sono orientate in prevalenza contro politici locali del Partito Democratico dei Popoli (HDP) filo-curdo, la sua organizzazione sorella attiva a livello comunale, Partito Democratico delle Regioni (DBP), contro il Congresso Democratico dei Popoli (HDK) e contro il movimento delle donne curde (TJA). Inoltre sono stati colpiti il Partito della Rifondazione Socialista (SYKP) e la Federazione delle Organizzazioni Giovanili Socialiste (SGDF). Già domenica erano stati arrestati nove componenti del SGDF e del Partito Socialista degli Oppressi (ESP), così ETHA.

L’agenzia stampa DHA ha riferito che l’operazione di polizia sarebbe avvenuta miratamente prima del 15 febbraio, anniversario dell’arresto e della deportazione di Abdullah Öcalan. Il fondatore e presidente del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel 1999 è stato rapito in Kenia e portato in Turchia e da allora si trova in carcere. Secondo DHA la polizia accusa gli arrestati di far parte del PKK e di aver pianificato per il 15 febbraio azioni militanti contro le forze di sicurezza turche e istituzioni dello Stato. Prove in questo senso per ora non sono state prodotte nell’ambito delle operazioni di polizia su ampia scala. Sono state sequestrate solo due pistole e un fucile e le relative munizioni. Inoltre, secondo DHA, sono stati confiscati documenti con i quali si intenderebbe dimostrare collegamenti degli arrestati con il PKK.

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Secondo una dichiarazione del Ministro degli Interni turco, dal 6 febbraio (cioè nell’ultima settimana) sono state condotte 250 operazioni contro presunti sostenitori e membri del PKK in cui sarebbero state arrestate oltre 520 persone. Inoltre nello stesso lasso di tempo ci sarebbero stati 45 arresti per presunta appartenenza all’organizzazione terroristica »Stato Islamico« e 792 per contatti con l’organizzazione del predicatore islamico Fetullah Gülen e il suo movimento »Hizmet«.

La vice-capogruppo dell’HDP, Filiz Kerestecioglu, ha condannato le azioni della polizia. »Ogni giorno ci sono nuovi arresti contro il nostro partito perché con il nostro coraggio e il nostro impegno diciamo alla gente la verità«, così la deputata. Ritiene che la vera motivazione dei radi sia il tentativo di intimidire l’opposizione che fa appello a votare »No« al referendum costituzionale previsto per il prossimo 16 aprile e con questo contro la dittatura presidenziale pianificata dal capo dello Stato Recep Tayyip Erdogan. »Andremo alle urne voteremo dappertutto per dire No. E il risultato del referendum sarà No«, ha affermato Filiz Kerestecioglu mostrandosi decisa a non rinunciare alla lotta.

di Kevin Hoffmann, Istanbul da Retekurdistan

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