La comparsa del partito Die Linke ha rappresentato un cambiamento sostanziale del paesaggio politico in Germania.[1] Per precisarne le dimensioni, Die Linke conta all’incirca 80.000 membri (400.000 l’SPD, 60.000 i Verdi). Con l’8,6% dei voti, il partito ha attualmente in Parlamento (Bundestag) 76 deputati/e su 614. Fa parte del Partito della Sinistra Europea e siede nel Parlamento europeo, nel Gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra Verde nordica, con 7 deputati/e (7,4% dei voti alle elezioni europee del 2014).

Die Linke fa parte attualmente di tre governi regionali: nei Länder del Brandeburgo dal novembre 2014, della Turingia dal dicembre 2014, poi, dopo le elezioni del settembre scorso e in seguito all’accordo di coalizione “rosso-rosso-verde (SPD-Grünen-Die Linke) concluso a novembre, nel Land di Berlino, per la seconda volta. Malgrado tutto, nessuno in Germania ritiene molto verosimile che questo partito possa essere inserito nel governo nazionale; giornalisti e socialdemocratici concordano ampiamente nel ritenerlo «irresponsabile e inadeguato a governare», con al suo interno forze definite utopiste, gauchistes, estremiste che subiscono la stretta sorveglianza dei servizi di sicurezza dello Stato. (Redazione di Inprecor).
* Questo documento è stato assunto l’8 ottobre 2016 dalla Conferenza nazionale (Federale) dei membri dell’Internationale Sozialistische Linke (ISL) nelle sue linee generali – dopo una discussione interna – a fortissima maggioranza, con una sola astensione. L’ISL è una delle due organizzazionidella IV Internazionale in Germania, che in dicembre hanno avviato un processo di unificazione Il congresso di fusione si è tenuto il 3 e 4 dicembre.La nuova organizzazione si chiama ISO – Internationale Sozialistische Organisation.

PS. Il documento è interessante per il dibattito della sinistra italiana, che fa spesso riferimento a Die Linke senza conoscerne le discussioni interne e le contraddizioni a volte acute, e tanto meno la complessa regolamentazione che consente la convivenza di un notevole numero di tendenze. Buon lavoro ai compagni dell’ISO e in genere alla sinistra che difende il marxismo nella Germania di oggi! (a.m.)

I. Dopo i disastrosi risultati delle elezioni regionali del marzo 2016 nel Baden-Wurtenberg e in Renania-Palatinato, in Die Linke infuria il dibattito per individuarne le cause e stabilire le conseguenze da trarne. Ad esempio, nel loro testo “Rivoluzione per la giustizia sociale e la democrazia!”[2], i co-presidenti Katja Kipping e Bernd Riexinger[3] tentano di fornire una spiegazione all’insuccesso del partito e all’avanzata dell’estrema destra di Alleanza per la Germania (AfD). Il rifiuto di ricercare la partecipazione governativa a ogni costo vi è espresso chiaramente, al pari della contestazione dell’esistenza di un “campo della sinistra” (con l’SPD e i Verdi), e la necessità di migliorare la capacità del partito di impegnarsi nelle mobilitazioni. Quest’orientamento è stato confermato in maniera impressionante in maggio al congresso di Magdeburgo e ancora in quello regionale della Renania del Nord-Westfalia in giugno. Gli emendamenti che puntavano a rafforzare l’impostazione anticapitalista, e che noi abbiamo sostenuto, sono stati adottati a forti maggioranze. Resta da trovare il modo di passare dalle dichiarazioni all’attuazione pratica. Fra quelli e quelle che votano per Die Linke sono numerosi quanti/e si aspettano che almeno parte delle sue proposte vengano applicate. La risposta adeguata non può essere che Die Linke ricorra a contorsionismi in coalizioni governative con l’SPD e i Verdi fino a perdere qualsiasi identità. In compenso, è possibile ipotizzare la partecipazione a maggioranze a geometria variabile che consentano di non assumersi la responsabilità di misure pro-capitaliste.

II. Va tuttavia sottolineato che la politica del partito manca di costanza, tanto da presentare diverse sfaccettature; essa non corrisponde alla concezione che noi abbiamo del “partito plurale” alla “ricerca di consenso” o che “si pone problemi mentre procede”. Ad Est, nei cinque Länder e a Berlino, la linea della partecipazione governativa è egemone. Anche le forze che vogliono riconfigurare il partito in maniera che possa “assumere responsabilità governative” a livello federale sono poderose; i loro rapporti privilegiati con i mezzi di comunicazione di massa li mettono in grado di condurre una campagna di permanente diffamazione della sinistra, che fa presentare come irresponsabile e, a seconda delle circostanze, come arcaica o utopista.

In Turingia, la coalizione “rosso-rosso-verde” (Linke-SPD-Verdi), con alla testa il Primo ministro-presidente membro di Die Linke, gestisce gli affari come niente fosse; in Brandeburgo, con la coalizione “rosso-rosso”, Die Linke si comporta da bravo partner della maggioranza governativa SPD e sostiene tra l’altro lo sfruttamento della lignite contro critiche e mobilitazioni, in contrasto con le reiterate affermazioni del partito, ad esempio nel “Progetto rosso per una trasformazione sociale ed ecologica”… La contraddizione tra i dibattiti interni sulla trasformazione socialista della società e la pratica di gestione del potere dello Stato è tanto più netta in quanto non esiste da nessuna parte una situazione che potrebbe esserle contrapposta, né ci sono radicali cambiamenti dei rapporti di forza in favore di chi “sta in basso”. La tendenza di fondo all’adattamento ha quindi conosciuto ad ogni fase – finora ancora sul piano nazionale – un contraccolpo che ha ampliato le possibilità di sviluppo delle posizioni anticapitaliste. È appunto quel che succederà per il prossimo periodo, fino alle elezioni federali dell’autunno 2017, ma questo pone comunque Die Linke di fronte a nuove sfide.

III. Die Linke ha partecipato molto spesso alle mobilitazioni contro i nazisti e contro le manifestazioni razziste. È questo oggi, insieme alle questioni pacifiste, realmente uno dei settori di intervento che dà al partito la sua identità. Stessa cosa per la partecipazione alle iniziative che l’anno scorso hanno contribuito al fatto che l’accoglienza dei/delle migranti fosse in certa misura un successo. Nelle città in cui ci sono state manifestazioni di estrema destra ogni settimana, le organizzazioni del partito sono state parte attiva delle contro-manifestazioni. Dirigenti del partito come Katja Kipping, Bernd Riexinger o Jaine Wissler, con i loro articoli e le loro prese di posizione, hanno chiaramente sviluppato il programma del partito: diritto individuale d’asilo senza restrizioni, apertura dei confini, contro l’Europa-fortezza, Frontex e l’invio della marina militare contro i/le profughi/e. Il gruppo parlamentare ha votato contro tutte le misure di rimessa in discussione del diritto d’asilo e di soggiorno.

Tanto più, quindi, è deplorevole che Sarah Wagenknecht[4] e Oskar Lafontaine[5] abbiano assunto pubblicamente posizioni contro quel che sostiene il partito. Ritengono esplicitamente che non si possano lasciar correre i discorsi sulla limitata capacità di accoglienza, l’abuso del diritto d’asilo, le aggressioni sessuali senza cercare di rispondere sullo stesso terreno. Nel suo feudo della Sarre, Lafontaine sostiene apertamente la limitazione dell’immigrazione, sulla stessa linea della CDU bavarese.[6] Gli scontri interni non vertono quindi più soltanto sulle diversità di posizioni, ma sono diventati opposizioni fra persone. È così che l’appello di Jean van Aken[7] alle dimissioni di Sarah Wagenknecht dall’incarico di presidente del gruppo parlamentare ha avuto in risposta una campagna di sostegno con quasi 10.000 sottoscrizioni. Eppure, Sarah Wagenknecht e le sue posizioni pubbliche sono minoritarie nel partito. La direzione ha fatto quanto necessario per chiarire le cose, con evidente successo, visto che per il momento non ci sono più tentativi di cambiare la linea.

I/le sostenitori/sostenitrici di Sarah Wagenknecht si avvalgono spesso dell’argomento secondo cui l’ala riformista del partito sfrutterebbe l’occasione per indebolire la posizione della sinistra. Per fortuna pero l’AKL[8] si è smarcata chiaramente dalle prese di posizione pubbliche di Sarah Wagenknecht e questo giustamente ha suscitato una forte corrente di simpatia nei confronti dell’AKL.

IV. In Die Linke sono in atto sviluppi strutturali preoccupanti, quelli conosciuti da tutte le organizzazione riformiste e/o prioritariamente rivolte alla partecipazione governativa. Forzando un po’ i tratti, si può osservare che gli/le aderenti non hanno quasi mai qualcosa da dire, le istanze dirigenti non molto e i gruppi parlamentare dicono tutto loro. Un modello ben noto. La burocratizzazione, l’accumulazione di incarichi, l’aggiramento delle regole di distinzione tra funzioni e mandati, il numero di persone aggrappate ai propri posti sono in continuo aumento. A questo si accompagna la polarizzazione intorno all’attività degli eletti o alle elezioni, non regolata né controllata. Ed è sorprendente, al tempo stesso, che Die Linke non abbia per così dire alcuna consapevolezza di che cosa stia accadendo. Sono sviluppi che, storicamente, in tutti i partiti della sinistra socialista, evolvendo verso destra, hanno sempre preceduto lo slittamento programmatico.

L’Antikapitalistische Linke (AKL) è attualmente la sola corrente del partito che abbia colto appieno questa evoluzione. Ci sono state correnti “democratiche di base” che si focalizzavano esclusivamente sul modo di funzionare del partito. Sono sparite perché erano o sono diventate apolitiche. Un punto positivo: AKL riesce a collegare in modo convincente la critica al restringersi della democrazia all’interno del partito con l’accentuazione del suo carattere parlamentarista. Questo le procura un crescente interesse ed è anche diventato il terzo pilastro della sua identità, con la formulazione chiara dell’obiettivo del superamento del capitalismo e la priorità ai movimenti e alle mobilitazioni concrete.

Oggi l’AKL è riconosciuta come corrente definita dalle sue posizioni programmatiche e nondimeno impegnata lealmente nell’attività del partito. Ha relativamente ben superato l’esame rischioso di farsi riconoscere come corrente statutaria,[9] il che comportava l’esigenza di organizzarsi di fatto diversamente, adottando un nuovo documento di riferimento e procedendo a una nuova registrazione dei suoi membri. Un progetto che a suo tempo l’AKL aveva fatto proprio, contro il parere dei compagni dell’ISL. Dichiarano di aderire all’AKL 850 persone e il nuovo documento di riferimento continua a raccogliere nuove adesioni.

C’è parecchio chiacchiericcio e ci sono meschinità tra i raggruppamenti di sinistra interni a Die Linke, manifestazioni di settarismo e manovre un po’squallide (in cui a volte purtroppo i nostri compagni non si sono mossi collettivamente e in maniera intelligente). Ma ormai è impossibile stroncare e ignorare l’AKL, e questo in buona parte contribuisce all’attuale crisi della tendenza concorrente, “Sozialistische Linke”.[10]

L’AKL ha sempre sostenuto le proprie posizioni a viso aperto e le ha formalmente riconfermate dopo la sua rifondazione e il consolidamento della sua strutturazione. È organizzata in corrente su basi programmatiche e non per avere posti. Al contrario, in molte situazioni, ad esempio in occasione di elezioni interne, fare riferimento all’AKL non è particolarmente favorevole all’avanzamento di carriera.

Nell’AKL, cerchiamo sistematicamente di creare le condizioni dell’unità, della creazione di posizioni comuni; su questa base, ci rivolgiamo all’insieme del partito, nello spirito della strategia degli obiettivi transitori.

Nella SL – e questo vale in particolare per la sua sotto-corrente “marx21”[11] – si ha spesso la sensazione di tutt’altra scelta, che cioè si punti in primo luogo a piazzare le persone giuste al posto giusto, sia nel partito sia nei mandati elettorali, senza preoccuparsi di una maggiore chiarezza nel partito né di una politica autenticamente socialista.

La collocazione dell’AKL ha spinto il SAV ad entrarvi.[12] Troppo spesso, purtroppo, sembra che esso faccia di tutto perché la sua politica consista nel difendere i propri interessi a breve termine, come “partito nel partito”, anche se non è raro che i compagni di SAV possano essere portati a capire l’interesse di un comportamento più ragionevole.

La cristallizzazione stabile delle correnti organizzate nel partito è problematica. Anche senza un’identità politica ben definita, delle correnti si manterrebbero, non foss’altro perché la loro esistenza riconosciuta statutariamente dà loro diritto a deputati/e. Questo contribuisce anche a far sì che sia più difficile superare la rivalità tra le correnti a sinistra del campo dei “ministerialisti”.

VI. L’ Internationale Sozialistische Linke (ISL) (sinistra socialista internazionale) è entrata in contatto fin dall’inizio con “l’iniziativa per il lavoro e la giustizia sociale” (ASG), nel 2004; ha poi partecipato all’“alternativa elettorale” (WASG), poi al processo di fusione tra questa e il PDS per dar vita a Die Linke. L’ISL lavora dunque, da parecchi anni, in Die Linke, senza che l’attività dei/delle suoi/sue militanti sia forzatamente coordinata. In particolare in Renania del Nord-Westfalia, alcuni membri dell’ISL hanno assunto responsabilità nelle direzioni locali e in quella regionale, e sono attivi nell’AKL. In linea generale, l’ISL cerca di rafforzare l’ala sinistra del partito, di stabilire legami con i movimenti sociali radicali al di fuori delle istituzioni e delle forze anticapitaliste esterne al partito, di lavorare al riavvicinamento delle forze della sinistra marxista in Germania, di consolidare la consapevolezza dell’urgenza, sul piano europeo, di risposte comuni dei movimenti sociali e delle forze politiche che non si limitino a contrapporre alla politica di austerità di tutte le élites dominanti in Europa una risposta semplicemente verbale e che vogliano invece contrapporle un movimento proveniente dal basso.

L’ISL si batte perché Die Linke si organizzi sul campo al di fuori delle scadenze elettorali e perché il partito avvii un lavoro regolare e collettivo nelle fabbriche, nei sindacati e nei quartieri.

VII. Vi sono parecchi punti su cui il lavoro concreto dell’ISL in Die Linke va migliorato (come in altri campi). La priorità dovrebbe essere quella di superare l’individualismo troppo spesso presente da noi, di definire collettivamente i nostri obiettivi e di impegnarci a realizzarli e, almeno per quanto riguarda le questioni più importanti, di pervenire a proposte comuni. Inoltre, noi vogliamo ulteriori scambi politici con i settori dell’organizzazione con altre priorità d’intervento (lavoro sindacale, movimenti sociali ecc.).

Il fatto che ci siamo ritrovati negli ultimi tempi in due diverse sensibilità esprime bene la nostra specificità (non un’organizzazione in cui si parli all’unisono e tenuta insieme con pugno di ferro dalla direzione, contrariamente all’immagine che ne danno le abituali caricature del “leninismo”), ma anche i nostri problemi (“banda di mattacchioni”). I nostri membri attivi nel partito dovrebbero avere regolari riunioni. Le divergenze realmente importanti dovrebbero, in ultima istanza, essere discusse in direzione e con questa, oppure in occasione di conferenze nazionali dell’insieme dell’organizzazione, in cui si dovrebbe riuscire a superarle.

Nel partito e nell’AKL, i nostri membri non sostengono posizioni preconfezionate e con lo stampiglio dell’ISL, ma dicono quel che pensano e partecipano alle discussioni cercando di convincere, ma disposti anche a lasciarsi convincere. Per noi, è importante. Chiunque di noi che, al termine di queste discussioni, arrivasse a conclusioni che non coincidono con quelle che ottengono consenso nell’ISL, mette in discussione questa divergenza tra noi e lo sbocco della discussione resta aperto.

Nella nuova organizzazione che nasce dalla fusione dell’ISL con la Revolutionär Sozialistischer Bund (Lega socialista rivoluzionaria) nel congresso di dicembre noi proporremo:

• di formare una commissione nazionale “Die Linke”;

• di elaborare un documento per la campagna elettorale dell’elezione regionale in Renania del Nord-Westfalia del maggio 2017;

• di continuare a discutere in modo più puntuale del nostro lavoro, soprattutto nella prospettiva delle elezioni parlamentari del settembre del 2017.

Il nostro rigetto del settarismo è costitutivo della nostra identità. Non per questo non cercheremo di conquistare compagni dell’AKL all’ISL, nella misura in cui le loro concordanze di fondo e la vicinanza militante consentano di prendere in esame la cosa.

Traduzione di Titti Pierini

[1] Per un’analisi puntuale si vedano; gli articoli di Manuel Kellner: Succès de l’extrème droite en Mecklembourg-Poméranie occidentale et à Berlin, in Inprecor, n. 631-632, settembre-novembre 2016; Die Linke: un congrès avant les élections européenne et un pas de plus vers l’adaptation, marzo 2014: http://www.inprecor.fr/article-Alemagne; Merkel triomphe, le FDO coule… et après?, in Inprecor, n. 598, ottobre 2013; Deux semaines après les élections fédérales, in Inprecor, n. 597. settembre 2013; cfr. inoltre l’articolo di Michael Aggelidis, Pour un renouveau politique de l’Europe, in Inprecor, n. 595-96, luglio-agosto 2013.

[2] Il sottotitolo di questo testo, pubblicato nell’aprile 2016, è: “Proposte per una strategia offensiva di Die Linke” (cfr.: http://www.katja-kipping.de/de/article/1068.revolution-f%3%bcr-soziale-gerechtigkeit-und-demokratic-html.

[3] Per le istanze dirigenti nazionali (Parteivorstand) vige la norma statutaria della Doppelspitze (doppia testa): un uomo e una donna (o due donne!); nei Landesverbänden occidentali è ovunque così, mentre ad Est avviene raramente. Per quanto riguarda i gruppi parlamentari, la copresidenza non è obbligatoria: ad esempio, dal 2005 al 2009, Gregor Gysi e Oskar Lafontaine hanno presieduto insieme il gruppo in Parlamento; a partire dall’ottobre 2009 soltanto Gysi; dopo l’ottobre 2015, Sarah Wagenknecht (originaria dell’Est, sinistra del partito), insieme a Dietmar Bartsch (dell’Ovest, ma destra del partito). Per quanto riguarda i/le due dirigenti del partito, si tiene conto anche della collocazione: un uomo e una donna; un/una rappresentante dell’ala moderata, uno-una dell’ala più radicale. Si tratta di regole non scritte, ma rispettate da tutti/e. Katja Kipping e Bernd Riexinger sono i presidenti del partito, a capo del comitato direttivo di 44 persone (Parteivorstand). Katja Kipping (nata nel 1978) è originaria di Dresda in Sassonia, è stata deputata del PDS (succeduto al partito-Stato SED) al parlamento regionale dal 1999 al 2005, poi è stata deputata al Bundestag; figura di punta della corrente “Emanzipatorische Linke” [Sinistra emancipatrice”, a un tempo “pragmatica”, per il reddito incondizionato, per la difesa intransigente dei diritti dei richiedenti asilo, pro-sionista contro l’antisemitismo, per il voto dei membri del partito sulle scelte delle due teste di lista alle parlamentari… Bernd Riexinger (nato nel 1955) è stato funzionario sindacale nel 1999; dal 2001 al 2012 è stato Segretario generale di Ver.di (la grande federazione sindacale dei servizi) della regione di Stoccarda – era allora animatore della sinistra sindacale. Non è mai stato parlamentare e non aderisce ad alcuna piattaforma in seno al partito.

[4] Sarah Wagenknecht, nata nel 1969, è stata la principale animatrice della “Kommunistische Plattform” (sommariamente: dogmatico-nostalgica) del PDS, è scivolata verso posizioni più “realistiche”, comunque ben diverse da quelle della destra “ministerialista” del partito. Vicepresidente di Die Linke fino al 2015, ne co-presiede attualmente il gruppo parlamentare. Dal 2014 è la moglie di O. Lafontaine.

[5] Oskar Lafontaine: nato nel 1943, figura di primo piano di provenienza socialdemocratica ed ex co-presidente del partito. Ha presieduto precedentemente il Land della Sarre; presidente del SPD dal 1995 al 1999, per breve periodo ministro delle Finanze di Gerhard Schröder; lascia il SPD nel 2005, pochi mesi prima delle elezioni federali anticipate, e si impone alla direzione dell’“Alternativa elettorale lavoro e giustizia sociale” (WASG), un raggruppamento dell’opposizione di sinistra, di sindacalisti, di svariati delusi della socialdemocrazia e di alcuni settori dell’estrema sinistra. È tra coloro che impongono la marcia forzata verso la fusione nel 2007 con il PDS di Gregor Gysi per dare vita a Die Linke. Ritiratosi dal parlamento per motivi di salute, rimane presidente del gruppo di Die Linke nel Landtag della Sarre.

[6] Unione cristiano-sociale di Baviera (CSU), è il partito più a destra della coalizione CDU-CSU e SPD che sostiene Angela Merkel.

[7] Jan van Aken è deputato di Amburgo, ex dirigente di Greenpeace, attivo nel movimento contro il nucleare e in quello pacifista.

[8] AKL (Antikapitalistische Linke [Sinistra Anticapitalista]): una delle correnti di sinistra del partito, fondata nel 2006, in cui sono attivi i membri dell’ISL. Ha 6 rappresentanti nella direzione nazionale, uno dei quali è dell’ISL e un altro della SAV (vedi sopra). Questa piattaforma conosce alcune tensioni e vi sono di fatto due sottocorrenti.

[9] Esistono parecchie correnti, sotto-correnti e diverse sensibilità in seno a Die Linke, con forze e orientamenti abbastanza diversi da un Bundesland all’altro. Vi possono inoltre essere reti più informali o incontri frequenti (ad esempio il circolo “Terra di mezzo” (il cui nome si ispira a Tolkien). Le correnti riconosciute dal partito, che hanno quindi diritto a rappresentanti in direzione (federale e nei Länder) e a un loro bilancio, sono: Forum Demokratischer Sozialismus (radicato e influente soprattutto nei Länder dell’ex RDA e a Berlino, spesso detto “la destra in seno alla sinistra”; Netzwerk Reformlinke; Emanzipatorische Linke; Sozialistische Linke; Antikapitalistische Linke; Kommunistische Plattform; Geraer Dialog – Sozialistische Dialog. La maggior parte hanno un loro sito. L’ala sinistra, sono soprattutto: AKL e SL, ma anche molti/e militanti di reti non allineati/e. Inoltre, in seno alla piattaforma AKL, vi sono tensioni e, di fatto, due sotto-correnti…

[10] Sozialistische Linke (SL) contava parecchi funzionari sindacali dell’Ovest fra i suoi fondatori, nel 2006. Le sue posizioni sono complessivamente neo-keynesiane e si definisce “gewerkschaftlich orientiert” (prevalentemente orientato verso i sindacati). Conta almeno 10 deputati/e in Parlamento, parecchi parlamentari regionali e 2 deputati europei. Avrebbe oggi circa 800 membri; ha perso influenza ed è diventato abbastanza eterogeneo; vi partecipano per la maggior parte i sostenitori di “marx21” (v. nota 11), quasi ovunque salvo in Renania del Nord-Westfalia (dove sostengono l’AKL, o sono fuori dalle correnti organizzate).

[11] La rete “marx21” esiste dal 2007. Successa all’organizzazione Linksruck, che apparteneva all’International Socialist Tendency (IST, legata al SWP britannico), ha un funzionamento autonomo dal SWP/IST. Si dice conti almeno 400 membri, molti dei quali nella direzione nazionale di Die Linke (una della quattro vicepresidenti del partito) e vari/e deputati/e al Bundestag e al Landstag dell’Assia, con numerosi/e collaboratori e collaboratrici. “marx21” è influente all’interno di “dielinke.SDS”, l’organizzazione studentesca vicina al partito.

[12] Sozialistische Alternative (SAV), sezione del CO/CWI legato al Socialist Party britannico. La sua esponente più nota è Lucy Redler, membro della direzione del partito in rappresentanza dell’AKL (insieme a Thies Gleiss, delI’isl).

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