Un boato nella piazza antistante il Parlamento ha accolto a Seul il voto che ha sancito l’impeachment della presidente Park Geun-hye, travolta da uno scandalo di tangenti e favoritismi. I voti a favore della procedura sono stati 234, su 300 deputati, con parte dello stesso Seanuri, il partito conservatore che ha la maggioranza, pronta a mollare il capo di Stato. Park è stata immediatamente destituita dall’incarico. I poteri ad interim passeranno temporaneamente al primo ministro. Il destino politico della presidente è ora nelle mani della Corte costituzionale che avrà fino a 180 giorni per decidere la validità della procedura. Se si pronuncerà a favore nuove elezioni saranno convocate nel giro di sei mesi. Affinché la procedura vada avanti servirà però il voto favorevole di sei giudici costituzionali su nove, altrimenti Park tornerà alla Casa Blu.

Da settimane Park era bersaglio di manifestazioni di piazza che ne chiedevano le dimissioni. Lo scandalo prende il via dalla scoperta che la presidentessa lascio che una sorta di «sciamana», nonostante non ricoprisse alcun ruolo politico né istituzionale, grazie a un’amicizia pluritrentennale con la presidente ha avuto accesso ai dietro le quinte dell’azione di governo sudcoreana, influenzandola, fino ad esercitare pressioni sulle aziende nazionali per «donazioni» a organizzazioni no profit di faccia.

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