La Grecia è rimasta paralizzata per uno sciopero generale contro le annunciate nuove misure di austerità decise dal governo di Alexis Tsipras su richiesta del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione europea.

Scuole e uffici pubblici chiusi, trasporti locali paralizzati, e così anche treni e navi traghetto. L’agitazione è stata promossa dai sindacati del settore privato e da quelli della pubblica amministrazione.

Lo scenario resta drammatico, con migliaia di persone costrette alla disoccupazione che ormai tocca il 23,4 per cento e col potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti ridotto di un terzo.

“In ogni famiglia c‘è qualcuno depresso. Davvero, ci sono enormi difficoltà non solo a livello economico ma anche nella sfera sociale”.

“Le nostre pensioni sono state ridotte al 40 per cento. La gente non ha nemmeno i soldi per pagare le tasse. Abbiamo lavorato duro e abbiamo pagato un sacco di contributi. E ce li hanno presi in anticipo”.

“La possibilità di rivedere l’accordo tra il governo e le banche nel senso di far accrescere l’austerità ha messo in allarme i sindacati greci che temono nuovi tagli ai salari e alle pensioni e per questo hanno intensificato le proteste”.

E’ il terzo sciopero generale di 24 ore in un anno.

Atene nel 2017 dovrà pagare crediti significativi  ma senza una riduzione del debito e un aumento del surplus primario non sarà in grado di far fronte alle necessità nonostante le nuove misure di austerità che hanno scatenato la risposta sindacale.

Gli ospedali, da dove emigrano perfino i medici verso il Nord Europa, garantiscono solo le urgenze e i servizi minimi.

Da gennaio 2015, quando il premier Alexis Tsipras è andato al governo, questo è il quinto sciopero indetto contro le politiche economiche dell’esecutivo che deve approvare ancora nuove misure di austerità su pensioni e aumenti di tasse per garantire un surplus di bilancio primario che lo stesso Fmi giudica esagerato e una nuova regolamentazione del mercato del lavoro in chiave ancora più flessibile. I creditori sono arrivati a ideare una nuova misura per costringere il debitore mediterraneo, sempre sull’orlo del default, a rispettare i patti sottoscritti: “l’austerity preventiva”, clausole che dovrebbero scattare automaticamente se non venissero raggiunti gli obiettivi di surplus primario concordati (3,5% del Pil nel 2018).

Inoltre i creditori internazionali del paese – l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale – vogliono che la Grecia revisioni la legislazione interna sul mercato lavoro per rendere gli scioperi paralizzanti meno probabili e facilitare i licenziamenti.

Un nuovo bilancio che contiene circa un miliardo di euro di tassazione supplementare su elementi tra cui auto, servizi di telefonia fissa, pay TV, carburante, tabacco, caffè e birra sarà approvato dal Parlamento entro domenica.
La spesa pubblica per gli stipendi e le pensioni sarà invece tagliata di 5,7 miliardi di euro il prossimo anno.

I sindacati protestano anche contro la raccolta di circa 2 miliardi di euro in privatizzazioni in programma per il 2017, inclusi 1,2 miliardi provenienti dalla vendita degli aeroporti regionali.

Già enorme, il debito della Grecia dopo tre salvataggi consecutivi è sulla buona strada per raggiungere un ammontare monstre di 315 miliardi di euro, circa il 180 per cento della produzione interna lorda del Paese quest’anno, secondo gli ultimi dati dell’UE.

I manifestanti si sono scontrati con le forze di polizia più volte negli ultimi mesi. La scorsa settimana, i dimostranti con disabilità fisiche hanno protestato contro i tagli del governo ai loro assegni di invalidità mensili e alle pensioni.

Il primo ministro Alexis Tsipras si augura un raggiungimento di un accordo entro la fine dell’anno affinché i titoli di debito del paese possano essere inclusi nel programma di acquisto di bond della Banca Centrale Europea.

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