Di Simone Pieranni

Dodici anni di carcere: questa la condanna che dovrà scontare Xia Lin, avvocato cinese impegnato nella tutela dei diritti civili, che ha difeso anche l’artista dissidente Ai Weiwei. È stato il legale di Xia, Wang Zhenyu, a confermare la sentenza di condanna.

Xia Lin, come accade per i condannati in Cina e non solo, è stato anche privato dei diritti politici per tre anni e dovrà pagare una multa del valore di 120mila yuan, pari a poco più di 16mila euro, e risarcire le vittime di frode versando loro 4,81 milioni di yuan.

Naturalmente Xia, sua moglie e i suoi sostenitori, hanno respinto l’accusa di frode e sostengono che si tratti di una compagna governativa per mettere a tacere tutti quegli avvocati che hanno sfidato le istituzioni e i loro abusi di potere. «Xia Lin non è colpevole – ha detto il suo legale alla Dpa – e ha deciso di ricorrere in appello, cosa che faremo nei prossimi giorni».

L’arresto nei confronti di Xia era arrivato lo scorso novembre 2014, subito dopo la sua decisione e annuncio di voler difendere legalmente l’attivista e scrittore Guo Yushan, reo agli occhi di Pechino di aver dato il proprio sostegno al movimento per il suffragio universale di Hong Kong. Prima di essere arrestato, Xia ha rappresentato clienti «famosi», tra cui l’artista e attivista Ai Weiwei, le cui opere spesso sono degli atti di accusa contro la censura e la repressione di stato.

La reazione del mondo dei legali impegnati da sempre per i diritti umani e civili non si è fatta attendere: come riportato dai media internazionali, in settimana più di cento avvocati cinesi hanno firmato una petizione in cui si denunciano gli abusi della polizia e delle autorità governative, abusi «che hanno distrutto l’ordine giuridico e frustrato le aspettative dei cittadini verso il governo».

La pena inflitta a Xia Lin ha destato scalpore perché è una delle più pesanti contro il movimento degli avvocati per i diritti civili. Il premio Nobel Liu Xiaobo, il più noto dissidente cinese, sta scontando 11 anni di carcere con l’accusa di sovversione

Nel frattempo Ai Weiwei, da Firenze, ha fatto sentire la sua voce: «Sono un cittadino cinese con passaporto cinese, che mi è stato restituito circa un anno fa dopo la prigionia. Tornerò in Cina perchè ho sempre amato il mio paese».

Lo ha detto l’artista cinese nel corso di una conferenza stampa a Firenze per presentare la sua mostra «Libero» che si aprirà venerdì prossimo a Palazzo Strozzi.

Attualmente Ai Weiwei vive a Berlino ma ha precisato che non sarà la sua residenza definitiva Ai Weiwei ha spiegato anche i motivi per cui ha scelto «Libero» come tema della sua mostra retrospettiva di 30 anni di attività: «Mi sento libero, rispetto innanzitutto al mio percorso di vita, alle vicissitudini a tutti note; mi sento libero dall’oppressione, affrancato dall’oppressione».

Ai Weiwei ha detto la sua anche sul tema dell’immigrazione e sull’impatto dei social media, su cui è molto attivo e presente. «I social media sono strumenti democratici, che non c’erano prima e che oggi aprono prospettive inedite – ha dichiarato Ai Weiwei – Con i social media non ci sono confini, si può condividere ansie e speranze; si può interagire, si possono diffondere conoscenze e informazioni con tutti, senza distinzioni di razza, fede o credo politico».

Scritto per Eastonline

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