Un’altra settimana di lotta, finchè avremo le parole e gli spazi per raccontarla. SPAGNA2

– LUNEDI’ 2 MAGGIO:
Il PD vuole ordine e disciplina; nessuna contestazione ai proclami dei suoi capi.
Nessuna moratoria per i poveri, sacrificabili nel grande disegno sociale renziano.
Per i dannati e i ribelli: manganelli, sfratti, denunce, processi.
La compassione, tradotta in leggi urgenti, è indirizzata solo ai banchieri e a ogni altro amico finanziatore.
Abbiamo scelto di non essere complici; di non accettare l’ingiustizia come normalità e il sopruso come male necessario.
Non ci puliamo la coscienza nel lavacro costituzionale della delega. La misuriamo e la pratichiamo, ogni giorno, dove, più violento, soffia il vento dell’abuso.
OGGI, a Brescia in via Corsica n.88, siamo pronti a ricevere la visita dello stato che verrà a sfrattare, per povertà, una madre e sua figlia.
piove e mette tristezza questo inizio di maggio, ma non possiamo fermare le nuvole. Proveremo a fermare lo stato!

– Martedì 3 MAGGIO:
La valle Sabbia è una lunga ferita all’arcata sopraccigliare delle prealpi bresciane-trentine.
Scende lungo il Chiese, dal Trentino al territorio bresciano del Garda.
Fra le sue strettoie e i suoi slarghi, spuntano fonderie e acciaierie che hanno bruciato di tutto. Carne umana compresa, arrivata da ogni parte dell’Africa mediterranea e oltre.
Negli anni della crescita, una richiesta continua di materiali e di manodopera.
Le voci girano e, per vivere, si va, perfino, in valle Sabbia con la forza di lavorare a testa bassa, con la voglia di un futuro migliore per i figli, con la capacità di soffrire e garantire profitti al padrone.
Poi accade l’inverosimile e il lavoro svanisce: “mi dispiace, ma devo licenziarti!”.
I risparmi finiscono, gli aiuti arrivano sempre più in ritardo. La condanna allo sfratto è la “normale” conseguenza della situazione.
OGGI, martedì 3 maggio, a Vobarno valle Sabbia) in via Forno 2, verranno a buttare via un padre, una madre e i loro 5 figli.
Non basta la loro straordinaria voglia di lavorare; non servono più e la loro storia, da noi, finisce qui. Che continui nell’altrove da dove è arrivata!
la Val Sabbia è fredda e triste, soffocata dalle montagne e dalle fabbriche. Mette disagio, ma era un buon posto per vivere e per sognare, nel lavoro e nell’amore. Abdel l’aveva scelta e, ancora, non si capacita che il suo lavoro non serva più.
Ha paura Abdel e ce l’ha, anche, sua moglie. Fra poco arriveranno senza pietà, nei loro abiti perbene e nelle loro divise pulite.
Noi siamo qui fra le montagne e le fabbriche.

– Gioved’ 5 maggio:
In via san Gervasio n.5 a Brescia, ci sono cinque bambini Rom. Vengono dalla Serbia e, qui, hanno fermato le loro vite per la pace e per i sogni.
Profughi, scappati dalle guerre di Jugoslavia e dalle vite insostenibili.
Stamane, con loro, ci sono, anche, donne e uomini arrivati dai diversi angoli della città e della provincia. Sono venuti a porre una domanda semplice e diretta al democratico e ricco comune di Brescia.
– Pensate davvero che lasceremo buttare per strada cinque bambini coi loro genitori? Credete che ci macchieremo di questa infamia?
Dal momento che abbiamo saputo dello sfratto contro di loro, ne siamo responsabili. Siamo, come esseri umani, coinvolti e guardare altrove, magari con cortese tristezza, non ci escluderebbe dalla colpa.
Resisteremo, che altro fare.

– Venerdì 6 maggio:
Abbiamo accompagnato fuori casa Dufie e i suoi figli.
Di mattina presto, mentre il fabbro già cambiava la serratura e l’ufficiale formalizzava l’avvenuto escomio. Siamo usciti con tutte le valige possibili e qualche borsone, sotto gli occhi vigili della Digos e della polizia locale di Brescia.
Siamo usciti a testa alta, perché abbiamo conquistato un accordo che prevede un periodo di accoglienza in un centro specializzato, in attesa dell’assegnazione ALER (case ERP). Nello scendere l’ultimo gradino, ci siamo ricordati di ogni resistenza avvenuta proprio lì, sul limitare, fra la strada e l’appartamento. Le quattro volte che abbiamo respinto al mittente la richiesta di sfratto inderogabile. Il muro alzato davanti agli agenti Digos arrivati al gran completo per lo sgombero.
Il nostro Ibraimovic, in prima fila, con la bandiera rossa legata sulle spalle, il nostro compagno che non c’è più, ma che lunedì 9 maggio subirà l’ennesimo sfratto “in mortem”!
In attesa che il cielo ci crolli addosso e si spalanchi sul sole dell’avvenire, qui, fra Brescia e l’infamia, guardiamo negli occhi la carcassa putrida di questo sistema. La affrontiamo una vita per volta, un giorno dopo l’altro.
Solo quello che è giusto!

Il comitato ANTISFRATTI/DIRITTOALLACASA di Brescia

Annunci