Quando ho letto i commenti al voto di ieri nel Regno Unito ho pensato: ecco la voce unanime del coro padronale. E questo prima ancora di guardare i risultati (che infatti è difficilissimo trovare). Chiaro: anche se il Labour di Corbyn avesse perso solo 5 voti di anziani militanti deceduti, i pennivendoli, comprati un tanto al chilo (o forse talmente addomesticati al “pensiero unico” che hanno i riflessi condizionati pavloviani) avevano già pronti i titoli sul crollo previsto del Labour, dopo l’imprevista “svolta a sinistra” dovuta all’elezione di Corbyn. Ovvio: gli anno spiegato che non è possibile che una svolta a sinistra possa essere premiata dagli elettori. Il mantra è sempre quello: bisogna correre al centro se si vuol vincere, a destra come a sinistra. Vista la potenza di fuoco dei pennivendoli dalla schiena (e cervello) flessibile, in un certo senso è pure vero, spesso. La famosa profezia autoavveratasi: se bombardo per mesi, per anni, per decenni, alla fine otterrò qualcosa, soprattutto nel ventre “molle” di ogni paese (la gente spoliticizzata, qualunquista, ignorante, arretrata).

Così ho cercato affannosamente i dati numerici dei votanti (o almeno le percentuali) per capire come ha reagito l’elettorato britannico e nordirlandese. Impresa impossibile. Non solo sui giornali italiani, ma anche sul quotidiano filolaburista (moderato) The Guardian. Solo i seggi, i maledetti seggi. E in un sistema uninominale i seggi vogliono dir poco: alle ultime elezioni (quelle del 2015) i laburisti sono cresciuti del 2%, ma hanno perso decine di seggi (soprattutto perchè in Scozia, ex feudo laburista, il SNP, ben più a sinistra del Labour di Blair-Milligan, si era preso quasi tutto, cioè 56 seggi su 59!). Ed i conservatori (da sempre debolissimi in Scozia), pur essendo cresciuti solo dello 0,7%, hanno incrementato i loro seggi fino ad avere la maggioranza (col 36% dei voti, peggio del Porcellum e dell’Italicum!). Alla fine sono riuscito a trovare, sul sito ufficiale del Parlamento Scozzese, almeno le percentuali dei votanti i vari partiti. Ho scoperto così qualcosa che sospettavo già: in termini percentuali i laburisti, in Scozia, tutto sommato “tengono”, rispetto alla debacle dell’anno scorso, mantenendo percentuali analoghe. Certo, i nostri pennivendoli omettono questo confronto. Preferiscono fare il confronto solo con le elezioni di cinque anni fa, prima che la crescita impetuosa del SNP (ripeto, un partito ben più a sinistra del Labour) svuotasse i feudi laburisti. Il gioco è semplicissimo: i laburisti crollano per colpa di quell’estremista di Corbyn. Non importa se il crollo era avvenuto già nel 2015 (prima che Corbyn diventasse il leader del partito) e a favore di un partito più a sinistra. Basta poi mettere in risalto la vittoria di Khan (laburista “moderato”, non mancano di sottolineare i nostri) a Londra, ed il gioco è fatto. Se poi i risultati in Galles e Inghilterra (dove non c’era la concorrenza del SNP) confermano la tenuta del Labour, non importa. Basta metterlo, piccolo piccolo, in fondo alla pagina, come le clausole capestro dei contratti d’assicurazione. Che pena, “giornalisti” dal palato facile!

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