Avanguardia Operaia nasce, come ho detto nel paragrafo dedicato ai GCR, dalla rottura del gruppo d’intervento operaio milanese omonimo con i GCR. Il gruppo, formato da lavoratori della Sit Siemens, della Borletti, della Pirelli e della SIP (tutti di Milano) e da alcuni intellettuali trotskisti (come Massimo Gorla, Luigi Vinci e Silverio Corvisieri), tra le fine del ’67 e la fine del ’68 si rende progressivamente autonomo dai GCR, fino a creare una nuova organizzazione politica, denominata ufficialmente Organizzazione Comunista dell’Avanguardia Operaia (O.C.A.O., ma conosciuta semplicemente come AO). Le divergenze con la ex “casa madre” (la IV Internazionale) vertono soprattutto sull’analisi della rivoluzione culturale cinese, sul ruolo del maoismo e sulla natura sociale dell’URSS.

Per AO infatti la rivoluzione culturale rappresenta una versione della “rivoluzione permanente” di trotskiana memoria e il maoismo una rottura “de facto” con lo stalinismo (al di là del mantenimento, che AO giudica puramente formale, dei richiami a Stalin da parte della direzione cinese, Mao Tse Tung in testa). Inoltre l’URSS non è per AO uno “stato operaio burocraticamente degenerato” (come per i trotskisti “ortodossi”) ma un paese imperialista, a “capitalismo di stato”1.

Questo inedito “mix” di maoismo e trotskismo (simboleggiato dalla teoria della “rivoluzione ininterrotta per tappe”) sarà il tratto distintivo della “prima” Avanguardia Operaia, tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70, insieme con la propensione all’approfondimento teorico (che farà soprannominare i militanti di AO “professorini” o “dottorini” da parte degli altri gruppi della sinistra extraparlamentare, in particolare LC).

Dall’esperienza trotskista di gran parte del suo gruppo dirigente viene un’altra delle particolarità di AO (comune a trotskisti, bordighisti ed anarchici, ma assente nel resto della “nuova sinistra”): la tendenza a collegarsi strettamente con altri gruppi (provenienti o no dalle file trotskiste) in altri paesi (in particolare Bandera Roja in Spagna, Révolution in Francia, Socialist Workers Party in Gran Bretagna, ecc.).

AO diventa, alla fine degli anni ’60, il gruppo animatore del movimento dei Comitati Unitari di Base (CUB), creato in alternativa alle sclerotizzate Commissioni Interne sindacali, e che per alcuni anni tenterà di fare “concorrenza” ai neonati Consigli di Fabbrica. I CUB, forti nell’area milanese, forniranno ad AO quel radicamento operaio che mancava alla maggior parte degli altri gruppi nati nella capitale lombarda. Ma anche parte del movimento studentesco milanese comincia a vedere in AO un punto di riferimento in alternativa all’egemonia degli “stalinisti” Capanna, Cafiero, Toscano di cui ho già parlato a proposito del MS-MLS.

Tra il ’70 ed il ’73 AO si estende un po’ in tutta Italia, grazie alla fusione con altri gruppi locali (Centro di Coordinamento Campano di Napoli, Unità Proletaria di Perugia, Circolo Rosa Luxemburg di Venezia, Sinistra Leninista di Roma, Collettivo Lenin di Torino, ecc.) diventando rapidamente, a fianco di LC e del PdUP-Manifesto, una delle più grosse organizzazioni della sinistra rivoluzionaria italiana. Milano resta però la sua “capitale” (un po’ come Torino per LC e Roma per il Manifesto) fino alla fine. Questa crescita porta al passaggio della rivista Avanguardia Operaia a settimanale, diffuso in decine di migliaia di copie, alla fine del ’71, ed alla nascita del Quotidiano dei Lavoratori, nel novembre del ’74, con una diffusione intorno alle 12-15 mila copie (inferiore quindi sia al Manifesto che a Lotta Continua). Poco prima dell’uscita del primo numero del QdL si era tenuto il IV congresso nazionale di AO, a Roma, in cui si era delineata la “nuova” AO, abbastanza lontana dal profilo “estremista” e intransigente dei primi anni, diffusa sul piano nazionale (con circa 10 mila militanti)2.

Il frutto di questo nuovo atteggiamento era l’avvicinamento alle due altre grandi organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, LC ed il PdUP per il Comunismo. Soprattutto con quest’ultima il rapporto diviene più stretto, fino alla presentazione congiunta alle elezioni regionali del 15 giugno 1975 in un buon numero di regioni (vedi sopra, paragrafo sul PdUP) sotto la sigla Democrazia Proletaria. In un certo senso AO diventa, tra il ’74 e il ’76, la “cerniera” della “triplice” (come veniva spesso chiamata nell’ambiente della sinistra rivoluzionaria italiana l’instabile alleanza PdUP-AO-LC), il “centro” che tiene unito il PdUP (alla sua destra) con LC (alla sua sinistra).

In realtà è più verso il PdUP che AO si orienta, iniziando un processo che dovrebbe portare all’unificazione dei due partiti.

L’alleanza delle regionali viene ripetuta alle politiche del giugno ’76, allargata stavolta a LC e al resto dell’estrema sinistra. Dei 6 deputati eletti, due sono di AO (Gorla e Corvisieri). Nonostante la delusione, comune a tutti i gruppi dell’estrema sinistra, per la modestia del risultato di DP, AO decide di premere l’acceleratore per l’unificazione con il PdUP, proponendo già da subito la nascita sul territorio di “collettivi di DP” unitari. La risposta del PdUP è complessivamente cauta: ciò è dovuto alle resistenze dell’ala ex-Manifesto, contraria al processo d’unificazione e orientata al “condizionamento” del PCI.

Anche in AO (apparentemente quella meno “scossa”, rispetto a PdUP ed LC, dal magro risultato delle elezioni politiche) emergono posizioni contrapposte. Da un lato la maggioranza, favorevole al proseguimento ed all’approfondimento del processo di unificazione (se possibile allargato anche ad LC e al resto dell’estrema sinistra). Dall’altra una minoranza (Campi, Vita, Lanzone, ecc.) che tende ad avvicinarsi alla componente ex-Manifesto del PdUP nell’analisi della situazione della sinistra italiana. Nel gennaio del ’77 questa componente (definita “filo-Magri”) si riunisce separatamente a Rocca di Papa, iniziando di fatto un processo di scissione, che si concluderà in poco più d’un mese con l’entrata nel nuovo PdUP per il Comunismo di Magri-Rossanda (vedi paragrafo sul PdUP).

La maggioranza di AO confluirà invece con la minoranza del PdUP per il comunismo (ed alla Lega dei Comunisti), per dar vita a Democrazia Proletaria (intesa come partito). Il processo, iniziato a cavallo tra il ’76 e il ’77, terminerà con la nascita ufficiale di DP il 13 aprile 1978 nel congresso di Roma3. Ma la nuova formazione nasce in un clima ben diverso da quello della prima metà degli anni ’70. L’estrema sinistra “tradizionale” appare profondamente in crisi: LC sciolta, il PdUP, indebolito, orientato sempre più verso il PCI, gli altri gruppi tutti più o meno in crisi. Le componenti che confluiscono in DP, a quasi due anni dall’esperienza del “cartello elettorale”, sono ridotte a meno della metà dei militanti di allora. DP nasce quindi sull’onda del riflusso, iniziato due-tre anni prima, come tentativo di “salvare il salvabile”, di porre un argine da una parte alla deriva militarista ed estremista di una parte della sinistra rivoluzionaria e dall’altra al “ritorno a casa” del grosso degli ex militanti.

Le difficoltà di DP (sintomi delle quali sono la sconfitta elettorale alle politiche del ’79 – sotto la sigla di Nuova Sinistra Unita – e la chiusura del Quotidiano dei Lavoratori poco dopo) non impediranno la continuazione, tra alti e bassi, dell’esperienza iniziata nel ’76-’77 durante gli anni ’80. Anzi, approfittando della scomparsa delle organizzazioni “concorrenti” (LC, PdUP, MLS, ecc.) e della frammentazione della cosiddetta “area dell’autonomia”, DP diventerà di fatto in quel decennio il punto di riferimento politico – o per lo meno elettorale – di gran parte dell’area dell’estrema sinistra (ottenendo, per esempio, il suo massimo storico di 650 mila voti e 8 deputati nelle elezioni dell’87) fino allo scioglimento e alla confluenza nel Partito della Rifondazione Comunista nel 1991.

AO, come ho detto all’inizio, mantiene relazioni molto strette con Bandera Roja durante tutta la transizione, pubblicando continuamente testi dell’organizzazione “sorella”. E presta un’attenzione notevole al processo in atto nello Stato spagnolo, con 685 articoli tra il dicembre ’73 e il dicembre ’78 (su circa 1.250 numeri del giornale).

1A.A.VV. La configurazione della sinistra rivoluzionaria e i compiti dei marxisti-leninisti (2 voll.) Milano, 1973

2Bollettino interno di AO, novembre 1974

3M. Pucciarelli, Gli ultimi mohicani. Una storia di Democrazia Proletaria,, Roma 2011

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