STOP TTIP
Più si alzano le barriere di cemento, di filo spinato, di guardie armate per fermare il cammino migrante dell’umanità.
Più si rendono spietate le leggi che colpiscono questo movimento e, conseguentemente, tutti coloro che lo favoriscono.
Più si certificano sante alleanze con le peggiori canaglie liberticide, per ributtare indietro l’umanità in fuga dalle guerre, dalla fame, dalle malattie e in cerca di speranze.
Maggiori divengono le agevolazioni per il movimento delle merci e dei capitali, di qua e di là del mondo.
Il trattato “TTIP” va nella direzione dichiarata di liberalizzare il commercio transatlantico fra Stati Uniti e Europa. Senza più barriere e dogane, con la scelta di far passare qualsiasi cosa, purchè produca profitti. Le specifiche culture territoriali perderanno ogni protezione. Le comunità in protesta saranno condannate, per legge, al silenzio e all’oscurità.
I loro prodotti diverranno, al più, nicchie privilegiate a cui solo i ricchi potranno attingere.
Per tutti gli altri, un prodotto massificato, standardizzato, vincente nella competizione “costi/guadagni”. A qualsiasi costo, compresa la salute, la libertà, il progetto di ciascuno.

L’uomo consuma e più lo fa e più gli piace. Il controllo del suo piacere indotto è il controllo della sua coscienza e delle sue azioni. L’acquiescenza e l’obbedienza condizionata, determinano la facilità di chiudere, senza dolore, gli spazi di libertà. Piano piano, senza forzature traumatiche. Così da non creare resistenze rilevanti e da far digerire ulteriori misure di degrado esistenziale. Con il fine sottinteso e secretato della salvezza dell’umanità selezionata dalla ricchezza.

L’uomo pensa, ancora, e ha capito il tragico sviluppo che questo e altri trattati simili avranno per la sua condizione.
Sabato 7 maggio, in un numero superiore a qualsiasi previsione, i colori della protesta e della resistenza e del progetto si sono trovati a Roma. Più di diecimila partecipanti “reali” si sono mossi da piazza della Repubblica verso S.Giovanni.
Bastava sedersi in un punto qualsiasi della strada percorsa dal lungo corteo, per vedere passare i grandi striscioni di testa “STOP TTIP”. Le bandiere rosse della FLAI-CGIL, dei sindacati di base, dei comunisti di quasi ogni tendenza esistente. Quelle biancostellate dei “grillini”, verdi di Greenpeace, azzurre del movimento, vivo per necessità, dell’acqua bene comune, bianche “no ogm”. I camion con la musica “a palla” e, dietro, masse multicolori di giovani comunisti in festa. Come sempre in una giornata di lotta anticapitalista.
I coltivatori dei prodotti millenari e amati con gli occhi che li vedono nascere. Con le mani che li preparano per la loro specificità.
Le bandiere rosse e nere degli anarchici, sopravvissute alle tempeste del novecento. E non mi rendo ancora conto di come sia stato possibile.
I ragazzi, in coda, trainati da un meraviglioso rap senza soluzione di continuità, per il “fumo libero”.
Alla fine, tanti e troppi, per non essere oscurati dai pennivendoli di regime. Capaci di dare spazi inverosimili alle tirate grottesche del capo giovane e moderno. Di annientare, all’opposto, la sintesi dell’umanità in lotta contro la prevalenza dei profitti, a scapito dei beni comuni e reciproci.
Chiusi nelle vostre stanze di controllo, a leccare la sporcizia dei potenti e dei ricchi, non avete fermato il cammino appena ricominciato. Verremo fin dentro i vostri “postriboli informativi” a raccontarvi cosa succede fra l’umanità e la vita.
Non chiedetevi, con distratta apprensione, per chi suona la campana.
LA CAMPANA SUONA ANCHE PER VOI!

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