Pubblichiamo volentieri due articoli del compagno Amilcare Barucco, consigliere comunale di Passirano, militante del movimento per l’acqua pubblica.

GESTIONE DELLA RISORSA IDRICA:

CONTINUA LA CORSA VERSO LA PRIVATIZZAZIONE

Elenchiamo, in una breve cronistoria, i passi salienti e le conseguenti considerazioni da parte del Comitato Acqua Pubblica Bene Comune

Il 16/06/2015 il Consiglio Provinciale di Brescia approva l’ordine del giorno n. 4 impartendo all’Ufficio d’Ambito (già Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale-AATO ed oggi Ente di Governo dell’Ambito Territoriale Ottimale) l’atto di indirizzo secondo cui il futuro gestore unico del servizio idrico integrato dovrà possedere forma di società mista.

Questa formula (società mista) significa che, a regime, la società che gestirà il servizio idrico sarà composta da una parte privata e una parte pubblica. La società mista è stata scelta per poter far entrare dalla finestra ciò che non si è potuto far entrare dalla porta! Fino al 2007 la Cogeme gestiva per conto di molti Comuni dell’ovest bresciano i servizi idrici. Per poter avere in affidamento il servizio idrico da parte dell’ATO, per il sub ambito ovest bresciano, costituì AOB2 unendosi con alcuni comuni che ancora gestivano il servizio direttamente. La società AOB2 è una s.r.l. le cui quote sono detenute da soggetti pubblici (Cogeme per l’80%, il resto è di alcuni comuni). Nel 2008 quando ASM di Brescia si fonde con AEM di Milano non scorpora il ramo idrico, ma lo porta in borsa con il resto della società probabilmente per mantenere fatturato e quindi appetibilità. I milanesi di AEM scorporano il ramo idrico e lo lasciano pubblico cedendolo a Metropolitana Milanese (se andate sul loro sito internet ne avrete la prova). Ora bisogna fare in modo che A2A possa continuare a gestire l’acqua, anche se è quotata in borsa, quindi si opta per una società che possa assorbire le società pubbliche (AOB2, Garda uno, ecc) e inserire quelle private (A2A). Tenere presente che A2A insieme alla società della Valle Trompia , di cui fa parte , gestisce il servizio idrico di oltre il 45% della popolazione bresciana ed è sponsorizzata dal sindaco di Brescia

Dopo numerose e infruttuose richieste di incontro rivolte, fin dal mese di marzo 2015, dal nostro Comitato al Presidente della Provincia (Pier Luigi Mottinelli), al Consigliere provinciale delegato all’A.A.T.O (Michele Gussago), alla Presidente del C.d.A. dell’A.A.T.O (Daniela Gerardini), al direttore dell’A.A.T.O (Marco Zemello), il nostro Comitato, in data 30 luglio 2015, deposita ufficialmente presso la Provincia, l’Ufficio d’Ambito, l’Associazione Comuni Bresciani
ed invia, per conoscenza, a tutte le 206 Amministrazioni comunali bresciane, una diffida a procedere all’avvio dell’iter di costituzione del gestore unico del
servizio idrico senza una preventiva consultazione ed un preventivo coinvolgimento nel processo decisorio della cittadinanza e delle rappresentanze consiliari comunali.
— Il 17 settembre 2015 il Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio d’Ambito emana la delibera n° 14 cui si accompagna un sintetico Programma Operativo; anche in questa delibera si stabilisce che la forma di gestione del Servizio Idrico Integrato (SII) sarà la società mista-
—l’appena citata delibera n° 14 viene pubblicata all’albo pretorio dell’Ufficio d’Ambito soltanto il 29/09/2015 (cioè il giorno successivo al deposito, avvenuto il 28 settembre, di un’ennesima sollecitazione da parte del nostro Comitato);

Nel frattempo l’Assessore all’Ambiente della Regione Lombardia è costretta, il 17/09/2015 e, nuovamente, il 06/10/2015 ad inviare al Presidente della
Provincia di Brescia i pareri tecnici formulati dagli uffici regionali nei quali, in sostanza, si esclude nella maniera più assoluta la percorribilità e la legittimità dell’ipotesi (fortemente promossa dal sindaco di Brescia e più volte rilanciata dagli organi di stampa locali) di costituire il gestore unico del servizio idrico
integrato comprendendo A2A (ex municipalizzata di Brescia e Milano ora quotata in borsa) e di affidargli direttamente e senza gara la gestione di tale servizio. Senza mai esplicitarlo completamente, il vero ed unico scopo di tutta l’operazione è quello di far lavorare A2A per potersi poi spartire i dividendi avendo il Comune di Brescia e il Comune di Milano il 25% delle azioni a testa.

Il 3 ottobre 2015 viene pubblicata la convocazione della Conferenza dei Sindaci dell’Ambito Territoriale provinciale bresciano, alla quale dovrà essere
chiesto il voto obbligatorio e vincolante in merito alla delibera n. 14/2015 assunta dal Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio d’Ambito il 17 settembre 2015.

Il 9 ottobre (sei giorni dopo, quindi) si riunisce la Conferenza dei Sindaci, durante la quale viene eletto Presidente della Conferenza stessa il Sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, e quale vicepresidente il Sindaco di
Pisogne. In quella sede, la Presidenza della Conferenza (adducendo a motivazione l’art. 9 comma 4 dello Statuto dell’A.A.T.O. e l’art. 2 comma 1 lett. b del Regolamento della Conferenza dei Comuni dell’A.T.O.) vieta ai
partecipanti di discutere e di votare proposte e mozioni alternative alla delibera n.14 (citata in precedenza)emanata dal C.d.A. dell’Ufficio d’Ambito ed all’allegato Programma Operativo.

Vi sarebbero molte considerazioni da fare su quella assemblea, ma cio’ che ha lasciato molto perplessi i presenti (sindaci e semplici spettatori) è stata la differenza nella modalità di espressione del voto da parte dei
rappresentanti comunali: il Comitato di Presidenza della Conferenza chiede ai rappresentanti comunali contrari di alzarsi, di dire il proprio nome ed il nome del Comune rappresentato e di esprimere a voce il proprio voto, eguale procedura è seguita per i rappresentanti comunali esprimenti voto di astensione, mentre non si procede ad alcuna forma di appello nominale per i rappresentanti comunali favorevoli (o presunti tali) desumendo di conseguenza il numero dei voti favorevoli semplicemente per differenza tra il numero dei rappresentanti presenti (calcolato in base a un sistema di registrazione delle presenze e delle assenze risultato abbastanza difettoso) ed il numero dei rappresentanti dichiaratisi esplicitamente contrari o astenuti.

—Sebbene il programma operativo licenziato dal Consiglio Provinciale stabilisca che “entro il 31 dicembre 2015 si procederà all’affidamento in house del SII per l’intero ambito territoriale, … L’affidamento decorrerà dal 1 gennaio 2016”, soltanto il 14 gennaio 2016 viene pubblicata la lettera di convocazione della Conferenza dei Sindaci chiamata a riunirsi il 20 gennaio 2016 per essere semplicemente informata (quindi senza previsione di alcun voto) circa la bozza di Statuto sociale del costituendo gestore unico del servizio idrico integrato, la bozza del Regolamento del Comitato di Indirizzo e
Controllo
di questo gestore unico, la bozza di Accordo per il controllo analogo.

Come previsto, in data 20/01/2016 si riunisce la Conferenza dei Sindaci dell’Ambito ed in quella sede il Presidente della Provincia di Brescia – secondo
quanto riferitoci da alcuni partecipanti alla riunione – informa verbalmente i rappresentanti comunali presenti che il Consiglio Provinciale sarebbe stato convocato il giorno 29/01/2016 e sarebbe stato consentito sia alle
amministrazioni locali sia a qualsiasi altro cittadino di presentare, entro il giorno 28/01/2016 osservazioni sulle bozze di documenti in votazione.

Il nostro Comitato, tramite invio di posta elettronica pec to pec, presenta ufficialmente le proprie osservazioni il giorno 28/01/2016 (prot. 10598).

Poche ore dopo, in quel medesimo giorno, l’albo pretorio della Provincia dà conto della posticipazione del Consiglio provinciale al giorno 12 febbraio 2016 alle ore 10,30.

Dopo un attimo di smarrimento (durato qualche mese) molti Sindaci stanno prendendo coscienza che il problema non è di poco conto e stanno verificando cosa stanno facendo la Provincia e l’Ente di Governo dell’Ambito Territoriale Ottimale. Infatti le osservazioni alle bozze dei vari documenti sono state molte ed è il motivo del rinvio è nel lavoro di verifica delle osservazioni presentate.

Il giorno 12 febbraio 2016 il Consiglio provinciale approva i tre documenti fondamentali:

1) Statuto della nuova società ACQUE BRESCIANE s.r.l.

2) Accordo tra i soci della nuova società

3) Regolamento sul funzionamento del Comitato di indirizzo e controllo

Anche se il “castello” costruito dalla Provincia è articolato su più livelli, molte stanze sono ancora buie e le fondamenta non sono molto solide tentiamo di dare qualche spiegazione riguardo allo Statuto e all’Accordo; il Regolamento prevede le norme per le assemblee del Comitato di indirizzo e controllo.

STATUTO

Non è quasi mai limpido nel descrivere come organizzare la nuova società a tal punto che il 10 marzo il presidente della Provincia Mottinelli manda una lettera ai sindaci dei comuni spiegando alcuni dettagli e chiedendo con sollecitudine l’approvazione nei rispettivi consigli comunali. A Passirano è stato approvato dalla maggioranza nel consiglio comunale del 12 marzo 2016. I nostri rappresentanti hanno votato contro,mentre i rappresentanti della Lega Nord si sono astenuti.

Nello Statuto si elencano gli organi della società: l’Assemblea dei soci, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale. I soci all’inizio saranno le società che gestiscono attualmente il servizio idrico e solo più avanti entreranno i comuni con una quota pari ad un euro per abitante. Potranno entrare come soci solo i comuni che affideranno il servizio ad Acque Bresciane, quindi i Comuni che hanno un contratto con A2A entreranno quando il contratto sarà scaduto (sono i così detti comuni salvaguardati).

E’ previsto nello statuto anche un Comitato di indirizzo e di controllo che gestirà la società come se fosse un ufficio comunale (così detto controllo analogo) attraverso un Comitato Ristretto.

L’affidamento diretto del servizio ad Acque Bresciane si gioca tutto su questo punto : dichiarare e attuare il controllo analogo; se così non fosse l’affidamento sarebbe nullo. Il problema è che questo Comitato di indirizzi e di controllo e il Comitato ristretto non hanno nessun potere gestionale, quindi come fanno ad attuare il controllo analogo?

L’assemblea dei soci elegge il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e il Comitato Ristretto, può cambiare lo statuto, approva il piano degli investimenti, nomina e revoca il Direttore generale e i membri del Comitato ristretto

ACCORDO

L’Accordo è un patto tra soci (quelli che ci stanno) per governare la società

Esso prevede un Comitato di indirizzo e controllo composto dai Sindaci (o loro rappresentanti) che hanno affidato il servizio idrico integrato ad Acque Bresciane (i sindaci dei comuni che hanno un contratto con A2A entreranno alla fine del contratto). La rappresentanza di ciascun Comune è determinata dal numero di abitanti quindi ogni sindaco ha un numero di voti pari al numero di abitanti. La Provincia si riserva una quota del 10%.

Il Comitato di indirizzo e controllo, vigila, propone, esprime parere preventivo.su molti argomenti .

Le decisioni saranno quindi prese in questa sede come pareri o proposte, ma formalmente saranno altri organi a deliberare (per es. Consiglio di amministrazione, assemblea dei soci). Prevediamo che questi passaggi non saranno così tranquilli.

Nella seconda fase è previsto (entro il 31-12-18) la trasformazione da una società pubblica ad una società mista mettendo a gara dal 40 al 49% del capitale.

E qui se ne potranno vedere delle belle! Perché ci sono tutte le condizioni perché il castello salti in aria.

Per prima cosa tutti stanno pensando ad A2A come socio, ma se vince una società estera , per esempio Veolia (francese, leader nella gestione dei servizi idrici), la sicurezza dei nostri amministratori si trasforma in panico! Acqualatina (provincia di Latina) è partecipata per circa il 48% da Veolia; la gestione del servizio idrico ha causato la nascita di comitati in tutte le più grandi città della provincia (Formia, Gaeta, Aprilia, ecc) ricorsi al TAR e alla magistratura ordinaria, aumento delle bollette, aumento della morosità, distacchi dell’acqua. Atal punto che le ultime notizie vedono la proposta di ripubblicizzare la società in modo che i soci siano tutti pubblici.(cioè ricomprare la quota privata)

Seconda questione: per la società privata il servizio è il mezzo per poter guadagnare e non il fine per cui operare. Si assisterà ad una continua lotta tra la parte pubblica che chiederà alla parte privata di fare gli investimenti. Le società private operano con il fine di fornire i dividendi agli azionisti: questo è quello che loro dichiarano ed è lo scopo del loro lavoro.

Terzo problema: nelle bollette ci ritroveremo una quota, più o meno mascherata che sarà la remunerazione del capitale investito; remunerazione che nelle società private si trasformerà in utili agli azionisti. Uno dei due quesiti del referendum del 2011 aboliva la remunerazione fissa del capitale investito.

LE CRITICITA’

Alla fine di questo percorso espositivo ci troviamo con ben tre gruppi allargati dove si prendono decisioni. Sono: 1) L’Assemblea dei comuni bresciani (n.206) dell’A.T.O. (Ambito territoriale ottimale che corrisponde alla provincia di Brescia) nella quale i comuni contano in sostanza per il numero di abitanti (in verità sarebbero gli abitanti equivalenti per la depurazione).

2) L’Assemblea dei soci di Acque Bresciane s.r.l. che sarà costituita dai comuni serviti dalla società che acquisteranno le quote; dopo la gara entrerà anche il socio privato; sono per ora esclusi i comuni che hanno un contratto con A2A. Ognuno voterà secondo il valore della propria quota.

3) L’assemblea del Comitato di indirizzo e controllo costituita dai comuni che affideranno ad Acque Bresciane il servizio idrico con un peso pari agli abitanti.

L’ingorgo istituzionale è a portata di mano soprattutto se invece di discutere di come organizzare il servizio si scatena la corsa alle poltrone.

Altro tema sottotraccia è il destino delle società che fino ad ora hanno gestito il servizio idrico (AOB2, Garda uno ciclo idrico, vallecamonica servizi). Finito il loro compito andrebbero chiuse.

LA PROPOSTA DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI PER L’ACQUA PUBBLICA

I principi su cui si basa la nostra azione sono i seguenti:

l’acqua non deve essere privatizzata,

la gestione dell’’acqua deve essere pubblica,

sull’acqua non si devono fare profitti.

Per fare questo bisogna creare una Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico, senza fini di lucro, posseduta e controllata da tutti i Comuni del territorio bresciano proporzionalmente agli abitanti residenti

Per quanto riguarda gli investimenti aspettiamo qualche dato in più e quindi rimandiamo l’argomento alla prossima volta.

VENDITA DEL 51% DI LGH AD A2A

CREDERE IN QUESTA OPERAZIONE VUOL DIRE ENTRARE IN UN MECCANISMO CHE NON SI CONTROLLA. A2A IMPORRA’ AI COMUNI LA SUA POLITICA INDUSTRIALE CHE PORTERA’ PROFITTO AI MAGGIORI AZIONISTI DELL’AZIENDA. PER A2A I SERVIZI PUBBLICI SONO IL MEZZO PER FARE SOLDI E NON IL FINE PER CUI OPERARE.

Dal titolo non si direbbe che la cosa ci interessi, invece……..

COGEME S.p.A.

Nata nel 1970 per portare il metano in Franciacorta, è una S.p.A (società per azioni) le cui azioni sono detenute da 70 comuni e dalla Comunità Montana di Valle Camonica. I maggiori azionisti sono: Rovato 21,512%, Cazzago San Martino 10,185%, Erbusco 7,598%, Passirano 6,592%, Castegnato 6,319%, Castrezzato 5,856%, Trenzano 5,484%, Pontoglio 5,186%. Il più piccolo azionista è Adro con lo 0,004%. Cogeme spa gestisce direttamente il servizio energia, l’illuminazione pubblica, i servizi cimiteriali per vari comuni. I nostri cimiteri sono gestiti da questa società avendo vinto la gara per la costruzione dei nuovi cimiteri e per la gestione dei servizi cimiteriali. Inoltre Cogeme detiene i 79,4% di Acque Ovest Brescia due (AOB2)

LGH S.p.A

E’ una società per azioni costituita nel 2006 dalle municipalizzate di Cremona (AEM 31%), Pavia (ASM 16%), Lodi (ASTEM 13%), Franciacorta (COGEME 31%) e Crema e comuni limitrofi (SCS-SCRP 9%). LGH si è strutturata con delle società che operano nei vari settori: Linea Gestioni, per la raccolta differenziata dei rifiuti; Linea Distribuzione per la distribuzione del gas metano; Linea Piu’ per la vendita di metano ed energia elettrica; Linea Energia per la produzione di energia elettrica e termica; Linea Reti e Impianti per la gestione del calore; Linea Com per le nuove tecnologie. Il contratto di Passirano per la raccolta rifiuti è stato firmato da Cogeme Gestioni poi confluita in Linea Gestioni.

A2A S.p.A.

La Società nata dall’incontro delle ex aziende municipali di Milano (AEM e AMSA) e di Brescia (ASM), ha preso formalmente il via il 1° gennaio 2008.

Il Gruppo A2A è principalmente impegnato nei settori della produzione, vendita e distribuzione di energia elettrica, della vendita e distribuzione del gas, della produzione, distribuzione e vendita di calore tramite reti di teleriscaldamento, della gestione dei rifiuti (dalla raccolta e spazzamento allo smaltimento) e nella realizza­zione, gestione e messa a disposizione ad altri operatori di impianti e sistemi integrati per lo smaltimento dei rifiuti, della gestione del ciclo idrico integrato.

I MOTIVI DELLA VENDITA

Non siamo sicuri che quelli di seguito elencati siano i veri motivi della vendita: quelli che elencheremo appaiono disponibili dal punto di vista dei documenti.

1) Al di la dei toni trionfalistici delle prime relazioni sui bilanci e dei toni più dimessi e asettici del bilancio 2014 e primo semestre del 2015, il dato di fatto è che negli ultimi due anni i ricavi dalle varie attività del gruppo LGH sono diminuiti (ricavi netti 2014: 610 milioni di euro; 2013: 692 milioni di euro) così pure i guadagni (risultato netto 2014: meno 3,66 milioni di euro; 2013: più 3,59 milioni di euro) mentre i debiti sono in aumento da 353 milioni nel 2014 q 388 milioni nel 2015

2) Con lo sblocca Italia 2015 (legge finanziaria per il 2015) si incentivano le fusioni tra le varie municipalizzate i cui ricavi, se pervenuti ai Comuni, non sarebbero entrati nel patto di stabilità degli stessi

LA PROPOSTA VINCOLANTE DI A2A

L’operazione consiste nell’acquisto da parte di A2A del 51% di LGH in parte con liquidi e in parte con azioni di A2A ; quindi i soci si LGH (Cogeme, AEM Cremona, ecc) diventano soci di A2A percependo gli utili delle azioni possedute. Non sono pertanto i Comuni a percepire liquidi e azioni, ma le rispettive municipalizzate. Certo, successivamente i comuni possono chiedere soldi e azioni, ma le rispettive municipalizzate sono anche piene di debiti …

IL 51% è pari a 116,5 milioni di euro che saliranno a 125 milioni se il piano industriale di LGH in corso approderà a dei risultati. Il versamento sarà fatto per circa la metà in azioni e per il resto il contanti.

IL FUTURO

L’operazione non finisce con questa fase, ma fra tre anni si potrà rimettere tutto in discussione in particolare elenchiamo le possibilità che sono prese in considerazione.

1)Valutazione tra i Soci della possibilità di rinnovare i patti estendendo la durata della partnership.

2)Valutazione tra i Soci di una possibile fusione di LGH in A2A (si tratterebbe di una fusione per incorporazione). Questo significherebbe la fine di LGH, lasciando però la possibilità per i soci di LGH che lo desiderino di uscire e di essere quindi liquidati. Questa, nei documenti prodotti è l’opzione che trova i maggiori consensi.

3)A2A potrebbe comperare il restante 49% di LGH liquidando i soci attuali. In questo caso il marchio rimarrebbe, ma cambierebbe completamente proprietario. E’ la prima opzione subordinata alle prime due.

4)LHG potrebbe ricomprare ciò che ha venduto. Con questa seconda opzione si è dato sfoggio di grande fantasia fantascientifica: con i debiti che LGH ha accumulato come può compiere una azione del genere?

Sarà comunque A2A a decidere!

COCLUSIONI E RIMANDI

In questa prima fase dell’accordo le parole come “presenza sul territorio”, “marchi” (qui chiamati “brand”), “occupazione”, “qualità dei servizi”, “investimenti sul territorio”, “dividendi agli azionisti” si sprecano anche per tener buono qualche sindaco che non era molto d’accordo sull’operazione. Tra tre anni vedremo cosa rimane di queste belle parole: probabilmente i dividendi agli azionisti che saranno spalmati sulle nostre bollette.

Le decisioni si prendono sempre più lontano da noi, quel che è più grave probabilmente non le prenderemo più noi.

Vedremo.

Che cosa si vorrebbe da una municipalizzata? Che attui i servizi di pubblica utilità decisi dall’Amministrazione comunale, con qualità, competenza e ad un prezzo equo. La conseguenza a questa risposta è che il Comune controlli direttamente la Società municipalizzata con un dirigente o un amministratore in modo da indirizzarla e controllarla. Con Cogeme ed ancor più con LGH le società sono entità autonome che invece di essere controllate cercano di controllare i Comuni: vivono di vita propria chiedendo ai comuni di ratificare le loro decisioni. Se si può immaginare qualcosa di peggio lo vedremo dopo questa operazione tenendo presente che la sostanziale differenza tra i due tipi di società è che quella pubblica risponde ai cittadini, mentre quella privata risponde ai soci privati.

A2A è di quanto più lontano ci possa essere da una azienda comunale al servizio dei cittadini; per questo è di fondamentale importanza riappropriarsi della propria azienda municipalizzata ed evitare giochi di potere dove, se va bene, si è spettatori, ma più spesso pedine di un gioco più grande di noi.

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