Le elezioni anticipate sono state convocate oggi, una interessante riflessione sugli obiettivi di questa campagna elettorale per la sinistra anticapitalista.

Che fare se vi saranno nuove elezioni? di Brais Fernández e Raúl Camargo *

Vientosur

Nuove elezioni sono ormai una possibilità concreta. L’aritmetica parlamentare ha prodotto quel che poteva: alcuni mesi di negoziati spettacolarizzati, con la cittadinanza che assisteva passiva alla rappresentazione e la precarizzazione della vita quotidiana che proseguiva come se niente fosse. Neanche l’ombra di un miglioramento per i lavoratori e le lavoratrici: è chiaro che se lasciamo che “quelli di sopra” trattino senza che ci muoviamo dal basso ben poco potrà cambiare.

L’obiettivo delle élites è evidente: arrivare a una nuova normalità per continuare a governare mentre la crisi si stabilizza, una normalità in grado di reggere agli scandali della corruzione e di far accettare i tagli richiesti dall’Europa come si accetta la pioggia che viene dal cielo. In questo, che è l’aspetto fondamentale, sono concordi Partido Popular, Partido Socialista Obrero Español (PSOE) e Ciudadanos, anche se ciascuno di essi adotta strategie diverse per arrivarvi.

Questo incarico [1] ci ha chiarito come il PSOE non abbia alcuna intenzione di rompere con il potere economico. In una Europa in cui tutta la socialdemocrazia (con l’eccezione di Jeremy Corbyn) si è trasformata in uno zombie neoliberale, nello Stato spagnolo il fattore differenziale è rappresentato dalla irruzione di una forza elettorale [Podemos] estranea alle strutture di potere tradizionali, capace di penetrare in settori sociali nei quali la sinistra classica mai era riuscita a metter piede. E ciò non è dovuto tanto alla indubbia capacità comunicativa di alcuni portavoce, quanto al ciclo di lotte innescato dal 15 maggio [2], che ha messo in crisi le vecchie appartenenze e ha prodotto una base popolare d’opposizione capace di porsi come il nucleo di una nuova maggioranza. Questo substrato sociale c’è ancora, come dimostrato dall’ultima consultazione organizzata da Podemos [3]. E tuttavia ci troviamo in una congiuntura particolare. Siamo in una situazione di impasse, in cui star fermi significa arretrare. Occorre fare un piccolo passo avanti, perché limitarsi a tenere le posizioni significa logorarci, tornare alla routine, permettere che prosegua la tanto odiata normalità dei tagli e della corruzione.

Le prossime elezioni possono essere un’occasione per spezzare la routine ed evitare che la nostra proposta post-elettorale si riduca a quella di un “governo alla valenziana”, e cioè un governo in cui cambia qualcosa, ma niente di fondamentale [4]. Il problema della formazione di un governo dopo questa specie di “secondo turno elettorale” può essere affrontato passando all’attacco, sulla base dei rapporti di forza, e non stando sulla difensiva, sulla base dei “rapporti di debolezza”. Per fare ciò occorre, in primo luogo, individuare l’obiettivo: e l’obiettivo non consiste in nient’altro che nel superamento del PSOE, riducendolo a forza subalterna. Oggi per conseguire questo obiettivo si deve passare attraverso un’alleanza con Izquierda Unida e il suo milione di voti, con una campagna elettorale aperta, partecipativa – che possa assumere una propria dinamica, com’è avvenuto nel caso di Ahora Madrid [5] -, e con un programma di rottura. Si deve passare anche attraverso la riconferma e l’approfondimento degli accordi con le confluenze En Comú Podem, En Marea e Compromís-Podem [6]. Alleanza non significa fusione di progetti: significa accordi per obiettivi concreti.

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Per superare il PSOE, oggi, occorre essere capaci di allacciare questa alleanza, che potrebbe inoltre avere un effetto moltiplicatore, polarizzando le opzioni: i tre partiti dei ricchi contro l’alleanza plebea. Una contrapposizione conflittuale favorevole a coloro che vogliono un reale cambiamento, perché il problema vero di questo Paese è che vi sia una minoranza proprietaria e parassitaria che s’arricchisce mentre la maggioranza sociale dei lavoratori vede peggiorare le proprie condizioni di vita e svanire le proprie speranze.

Nelle sue «Noterelle sul Machiavelli» il nostro comune amico Antonio Gramsci distingueva fra due tipi di politica. La «piccola politica», che si occupa delle «quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per le lotte di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica»; e la «grande politica», che si occupa dei problemi dello Stato e delle trasformazioni sociali. Il geniale sardo metteva in guardia contro il rischio di pensare «che ogni elemento di piccola politica debba necessariamente diventare quistione di grande politica» [7].

A Podemos dobbiamo chiedere generosità e capacità di apertura; a Izquierda Unida dobbiamo chiedere che i suoi interessi di apparato e i suoi tic identitari non rappresentino un ostacolo insormontabile. Diamo retta a Gramsci: la «piccola politica» non sia d’ostacolo alle «quistioni di grande politica».
23 aprile 2016
* Brais Fernández fa parte della redazione di «Viento Sur» e Raúl Camargo è deputato di Podemos nella Asamblea de Madrid. Entrambi sono militanti di Anticapitalistas.

Il testo originale è comparso su http://blogs.publico.es/otrasmirada…, ed è stato ripreso da «Viento Sur». La traduzione e le note sono di Cristiano Dan

NOTE DELLA REDAZIONE

[1] L’incarico è quello assegnato dal re di Spagna a Pedro Sánchez, del PSOE, per formare un governo, dopo che Mariano Rajoy, del PP, partito di maggioranza relativa, non vi aveva nemmeno provato, certo di un insuccesso. Da allora, mentre resta in funzione il governo del PP, che si rifiuta di render conto al Parlamento della “gestione degli affari correnti” (grazie a una capziosa interpretazione della Costituzione), Sánchez ha tentato inutilmente di convincere IU e Podemos ad appoggiare un governo bicolore PSOE-Ciudadanos.

[2] 15 maggio 2001, abbreviato in 15M: data d’inizio del movimento degli Indignados. Il riferimento ai “portavoce” è polemico, data la tendenza di gran parte dei media spagnoli di attribuire il successo di Podemos esclusivamente o quasi alle performance televisive di Pablo Iglesias.

[3] Il 18 aprile Podemos ha reso noti i risultati del referendum via internet fra gli iscritti alla piattaforma circa l’atteggiamento da tenere nei confronti di un governo PSOE-Ciudadanos. Su 149.513 aventi diritto al voto, 131.915 (88,23%) hanno votato contro una simile ipotesi, mentre l’11,77% si è pronunciato a favore (appoggio o astensione). A parte ogni giudizio che si può dare circa il valore di simili consultazioni telematiche, si può sottolineare il fatto che un analogo referendum organizzato dal PSOE fra i suoi militanti ha registrato 96.062 partecipanti…

[4] Ci si riferisce polemicamente al governo della Comunitat Valenciana, formato dal PSOE e da Compromís, con l’iniziale appoggio esterno di Podemos. Compromís (una coalizione fra il Bloc Nacionalista Valencià e Iniciativa del Poble Valencià) aveva formato con Podemos una coalizione elettorale (Es el moment), della quale la branca valenziana di Izquierda Unida aveva rifiutato di far parte.

[5] Ahora Madrid è il nome del partito “strumentale” (cioè senza consistenza reale, ma costituito formalmente per poter partecipare alle elezioni) che nel 2015 ha ottenuto 20 seggi su 50 nel municipio di Madrid, formando poi la giunta, guidata da Manuela Carmena. Era in realtà una coalizione fra Podemos, la formazione locale Ganemos Madrid, una parte di Izquierda Unida (che sulla partecipazione alla lista unitaria si spaccò) ed Equo.

[6] Sulle confluencias vedi, in questo sito, la nota 2 di SPAGNA 6 / Podemos e le elezioni del 20 dicembre.

[7] Antonio Gramsci, «Noterelle sul Machiavelli», in Quaderni dal carcere. III, Edizione critica dell’Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana. Einaudi, Torino 1975, pag. 1564.30.jpg

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