Dopo l’iniziativa con Nando Simeone di martedì 19, nuovo incontro con i compagni del “Sindacato è un’altra cosa”. Ieri sera la sala della sede del PRC era gremita di lavoratori (circa una sessantina) venuti per ascoltare Sergio Bellavita, portavoce dell’opposizione di classe in FIOM (e in CGIL), Stefania (della FCA-FIAT di Termoli) e Mimmo (della FCA-FIAT di Melfi). La sala era un po’ uno spaccato del movimento di opposizione alle burocrazie sindacali a Brescia (anche se mancavano purtroppo alcuni settori importanti, come i COBAS dei trasporti o la CUB del commercio, che si è scusata per l’assenza, dovuta alla contemporanea riunione del loro coordinamento). La gran maggioranza erano lavoratori e delegati appartenenti all’opposizione nella FIOM, nella FILCAMS, nella FILTEM, nello SPI-CGIL, ma erano presenti anche lavoratori dei COBAS, dell’ORMA, del SICOBAS, oltre a militanti delle organizzazioni che avevano aderito all’iniziativa (Sinistra Anticapitalista, PRC, Ross@, CS 28 Maggio, Altra Franciacorta-Rete Anticapitalista). I due delegati FIOM, vittime degli attacchi congiunti di Marchionne e di Landini (ex-nemico dichiarato di Marchionne, ora in piena sintonia con lui, a quanto pare) hanno raccontato la loro esperienza: la lotta contro i sabati “comandati”, la crescita dell’adesione agli scioperi (dall’iniziale 1% all’attuale 70%), il tentativo di dar vita ad un coordinamento dei lavoratori FCA aldilà delle sigle di appartenenza (FIOM o sindacati di base), la risposta autoritaria, repressiva e burocratica del gruppo dirigente “landiniano” a questo tentativo unitario, la loro delusione e la loro rabbia per sentirsi attaccati su due fronti (quello padronale e quello dei burocrati) proprio mentre si riusciva ad ottenere l’adesione della maggioranza dei lavoratori. Bellavita ha raccontato la sua esperienza di funzionario FIOM “d’opposizione”, soffermandosi sul drastico restringimento degli spazi di agibilità democratica nella FIOM (e nella CGIL) in seguito all’ulteriore svolta a destra imposta da Landini (al di là delle chiacchiere televisive) alla linea dell’organizzazione negli ultimi tempi. Numerosi gli interventi, da Giorgio Cremaschi a vari delegati e lavoratori FIOM, SPI, SICOBAS, COBAS, ecc. Alcuni degli intervenuti hanno rievocato l’esperienza bresciana, in un certo senso “pilota” (visto che era nata agli inizi del 2014 per opporsi agli sciagurati accordi del 10 gennaio) di un coordinamento intersindacale di classe, a cui hanno partecipato l’opposizione CGIL, i COBAS, l’ORMA, il SICOBAS e l’USI-AIT e che è riuscita, pur tra altri e bassi e scontrandosi con l’ostilità non solo della burocrazia CGIL, ma anche con settori dell’estrema sinistra non convinti dell’utilità di uno strumento unitario di lotta, a dar vita a momenti di aggregazione (come in occasione del 1° maggio 2014 e 2015) e di dibattito, nonchè di appoggio alle lotte (per esempio a fianco dei lavoratori SICOBAS nella logistica). La crisi e il congelamento di questo strumento, a partire dall’estate del 2015, a causa degli attacchi, delle incomprensioni, della stanchezza per dover lottare su “tre fronti” (padronale, burocratico e settario) sono apparsi in controtendenza rispetto al proliferare, negli ultimi tempi, di strumenti analoghi in altre realtà d’Italia (da Livorno a quello raccontato dai due delegati di Melfi e Termoli). Per questo, nel dibattito, molti interventi hanno ripreso la necessità di riprovare a rivitalizzare questo strumento “congelato”, alla luce delle nuove esperienze di lotta costruite dai compagni della FCA-FIAT ed anche della progressiva chiusura degli spazi di dissenso all’interno della FIOM e della CGIL. Ci sarà la capacità, la forza, la volontà politica per riaprire un discorso in questo senso, nonostante le incomprensioni, la stanchezza, la repressione dei burocrati?

Flavio

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