L’Unione federale di Briand

Il punto più alto di tutti questi movimenti degli anni venti nell’ Europa “borghese” fu probabilmente la proposta del primo ministro francése Briand di Unióne federale europea. Dopo un passato socialista (prima della guerra) e nazionalista (tra il 1914 e il 1918) Briand era diventato, dopo il 1925, nell’opinióne pubblica europea, l’ “uomo di Locarno”, favorevole alla distensióne tra Francia e Germania, e aveva ricevuto nel 1926 il premio Nobel per la pace. Presidente d’onore del movimento paneuropeo di Coudenhove-Kalergi, Briand decide di presentare, a Ginevra, alla riunióne della S.d.N del settembre 1929, un progetto di Unióne federale tra quasi tutti gli stati europei, un’unióne soprattutto económica, ma anche, in prospettiva, política e sociale, nel quadro della S.d.N. Una unióne che, secondo le parole dello stesso Briand, “non è in nessun modo diretta contro gli USA” (e il fatto stesso di dover sottolineare questo concetto già la dice lunga sul clima di concorrenza euro-nordamericana). I contenuti non sono per nulla nuovi o audaci: la novità sta nel fatto che non si tratta più di una proposta “astratta” di intellettuali o polítici, ma di una proposta ufficiale di un governo (mutatis mutandis, come le proposte dei bolscevichi russi del 1917-20). La reazióne dei governi europei presenti alla riunióne di Ginevra fu abbastanza tiepida. La Germania e, soprattutto, la Gran Bretagna chiarirono che le relazioni inter-europee erano importanti, ma ancor più importante era la loro relazióne con gli USA. Solo il rappresentante belga, Hymans, si mostrò entusiasta. Comunque tutti i delegati accettarono di studiare il progetto, e incaricarono la delegazióne francese di preparar un memorandum per la sessione del 1930 della S.d.N. Ci furono reazioni positive in alcuni settori della opinióne pubblica, e proposte interessanti di integrazióne del progetto, come quella della creazióne di una moneta única, proposta dallo svizzero R. Guye, o il progetto di Europa económica dell’economista austriaco R. Riedl, o l’attualizzazióne di Paneuropa proposta da Coudenhove-Kalergi nel febbraio 1930. In Francia il progetto Briand può contare sull’appoggio del suo partito, il radicale. I socialisti di Blum criticano la sua timidezza, il suo rifiuto di abbandonare parte della sovranità degli stati europei, il rischio di indebolire la S.d.N. I comunisti criticano l’orientamento antisovietico del progetto e la sua attitudine “imperialista francese”. La destra è apertamente contraria. L’accoglienza negativa da parte dell’opinióne pubblica británnica, tedesca, nordamericana e l’opposizióne del governo soviético non lasciavano molto da sperare. Comunque, il memorandum francése esce alla luce il 1 maggio 1930. La sovranità degli statis resta práticamente intatta, e il quadro della S.d.N rispettato, e si propone una Conferenza Europea e un Comitato político permanente, aperto all’intervento degli stati europei non membri della S.d.N (come l’URSS) e di stati extra europei (come gli USA.). A paragone della proposta di Briand del settembre 1929, l’accentuazióne dell’aspetto político su quello económico è chiara, con la speranza di ottenere se non più appoggio, meno opposizióne da parte di británnici, tedeschi e, ovviamente, nordamericani.

Le reazioni dei 26 distinti stati furono abbastanza fredde. I británnici, col pretesto di difendere la S.d.N dalla “concorrenza” di una futura Unióne Europea, rifiutarono il progetto. La Germania, l’Italia, la Spagna, con diverse motivazioni, a loro volta non appoggiarono. Alcuni piccoli paesi, come la Svizzera, l’Irlanda, la Cecoslovacchia, la Yugoslavia, l’Albania, la Grecia furono un poco più aperti, ma senza impegnarsi. Solo i Paesi Bassi accettarono una limitazióne della sovranità degli stati. Il dibattito, nella XI sessióne dell’Assemblea della S.d.N del settembre 1930, riflettè le divergenze e i sospetti: nessuno stato accettava di firmare un trattato “restrittivo”(cioè con impegni reali). Tutti avrebbero preferito partecipare a riunioni periódiche o straordinarie nel quadro di una “associazióne leggera”, una specie di Bureau europeo della S.d.N. Davanti a una reazióne sostanzialmente negativa, la delegazióne francese propose la creazióne di una “Commissióne di studio per l’unióne europea” . La Commissióne, presieduta da Briand, appoggiato dal segretario generale della S.d.N, il británnico E. Drummond, si riunì sei volte nel 1931, analizzando soprattutto la situazióne económica ( anche l’URSS e la Turchía furono invitati) e smise di lavorare nel 1932, l’anno della morte de Briand e pochi mesi prima dell’ascesa di Hitler al potere, senza risultati concreti.

 

Conclusioni della prima parte.

Quando, nel 1933, Hitler prende il potere, le idee europeíste (e a maggior ragione internazionaliste) sono al punto più basso dal 1918. È fallito il progetto europeísta dell’internazionalismo marxista al principio degli anni 20 (diventato in pratica una caricatura che non riusciva a nascondere l’egemonía russa e, a partire dagli anni trenta, la continuità con la política “imperiale” dello zarismo) ed è pure fallito il progetto europeísta liberal-democrático, abbozzato soprattutto dai settori più aperti e lungimiranti della borghesía francese, con la crisi del 1929-33. Né la borghesía liberale, né il proletariato socialista sono riusciti ad imporre la “loro” federazióne europea. Si delinea più concretamente un progetto, imperiale però a modo suo “europeísta”, di tipo fascista (e molto tradizionalista): l’unificazióne d’Europa sotto l’egemonía totalitaria della borghesía tedesca e del suo stato “nuovo”, il terzo Reich (con un ruolo sussidiario del fascismo italiano, destinato a realizzare un’egemonía análoga, in sedicesimo, nel Mediterráneo). Ciò nonostante la sconfitta del “Neue ordnung” hitleriano riaprirá, dopo il 1945, il cammino per esperimenti simili a quelli degli anni 1918-1930, sia di tipo “socialista” (COMECON) sia di tipo “liberal-capitalista” (CECA-CEE).

(continua)

Bibliografía

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