La giornata di oggi ha segnato un nuovo innalzamento della partecipazione agli scioperi e manifestazioni. Secondo gli organizzatori 1.200.000 lavoratori e studenti hanno sfilato sotto la pioggia oltre 200 manifestazioni in tutta la Francia. (La metà secondo la polizia, comunque il doppio rispetto alle cifre fornite per il 9 marzo)

200 licei sono stati bloccati totalmente dagli studenti e insegnanti secondo il ministero, il doppio anche qui di quanto comunicato per il 16 marzo giornata quasi solo studentesca. Decine di facoltà chiuse.

A Parigi centinaia di manifestanti stanno occupando place de la République “pour une «Nuit debout»” Si montano tende sotto la pioggia.Ce46iONW8AAd50C.jpg

Molti chiedono lo sciopero ad oltranza per paralizzare progressivamente il paese fino al ritiro totale del Job Act francese.

Così battono le agenzie:

“Tour Eiffel chiusa per tutto il giorno, scuole occupate, metropolitane a singhiozzo e 650 chilometri di coda lungo tutta la Francia: come in un normale giorno di esodo festivo. Non fosse che il motivo sono invece gli scontri di piazza che dalle periferie di Parigi si spostano verso il centro della capitale con la polizia che ha fermato decine di persone. Le concessioni del governo sulla riforma del lavoro non bastano ai sindacati e non convincono studenti e lavoratori che tornano a protestare per la terza volta in meno di un mese. L’ennesima manifestazione contro l’esecutivo mette in crisi il presidente della Repubblica Francois Hollande che a un anno dalle elezioni vede crollare la sua popolarità, mentre cerca di far approvare una delle più ambiziose – e controverse – riforme del Paese.”

Una grande giornata di lotta in un paese che dimostra così di non essere, perso definitivamente dietro alla xenofobia ed al nazionalismo del Front National della Le Pen. Se il governo dovesse essere sconfitto dalle lotte, non saremmo solo davanti ad una bella vittoria per i lavoratori francesi ma ad un evento di indubbio valore generale per i movimenti sociali di tutta Europa.

La dimostrazione che si possono sconfiggere i governi di centrosinistra da sinistra con le mobilitazioni, che il populismo o peggio non sono l’unica alternativa, che i lavoratori e i giovani possono trovare un’altra strada, un’alternativa di solidarietà e giustizia sociale.

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