NIENTE CURA, NIENTE STIPENDIO, MA IL BURQA È SCONFITTO (di Mauro David)
(Giornata tipo di un italiano qualunque). Stamattina ho aperto le bollette, ho guardato la somma totale e ho avuto un momento di pura illuminazione: ho deciso che per un mese la luce la uso solo per contemplare il frigo vuoto. Nel frattempo la mia schiena continua a chiedermi pietà, ma la prima visita disponibile al CUP è fissata per la primavera del 2028. Se resisto fino ad allora, la dottoressa mi farà gli auguri di laurea prima di visitarmi. Per non parlare del mio contratto da precario, che ha la durata media di un cono gelato al sole di luglio e mi permette un welfare da urlo: se mi ammalo, posso scegliere se digiunare oggi o direttamente domani.
Poi però apro il giornale e leggo Giorgia Meloni che annuncia festante la svolta epocale per la scuola: il tetto agli stranieri e il divieto di burqa in classe. Ed è lì che mi sono sentito subito meglio, un’ondata di sollievo indescrivibile!
Chissenefrega se mi scade il contratto venerdì, l’importante è che in prima elementare ci sia la quota massima d’italiani d’origine controllata. Ma che m’importa delle bollette della luce a tripla cifra, quando so che nessun bambino rischierà più di essere sopraffatto dal multiculturalismo durante la ricreazione? Se la mia palestra scolastica cade a pezzi e cade l’intonaco dal soffitto, chissenefrega dell’edilizia: l’importante è che l’intonaco caduto colpisca teste scoperte e perfettamente integrate con i valori della patria.
Niente più visite mediche, niente casa, inflazione alle stelle e stipendi da fame, ma adesso posso finalmente andare a letto sereno: l’Italia è finalmente salva dal pericolo supremo.
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