di Gianni Sartori
Il 6 marzo 2026 alcuni esponenti di Sumud Flottilla Maghreb 2025 venivano arrestati con l’accusa di riciclaggio di denaro, frode e appropriazione di donazioni.Si tratta di: Wael Nouar, sua moglie Jawaher Channa (liberata il 26 aprile, ma con la proibizione di lasciare il Paese), Ghassan Henchiri, Ghassan Boughdiri, Sana Msahli (ugualmente rimessa in libertà, ma sottoposta a severe restrizioni), Nabil Chennoufi e Mohamed Amine Ben Nour.
Gli imputati e i loro sostenitori respingono le accuse sostenendo che in realtà si vuole colpirne “l’impegno antimperialista e antisionista”.Da oltre 25 giorni Wael Naouar è in sciopero della fame. Richiedendo oltre alla sua scarcerazione anche quella degli altri attivisti e la sospensione delle azioni legali nei loro confronti.
Il prigioniero politico ha già perso 18 chili e vengono segnalati malessere con vomito di sangue, difficoltà di dormire e di parlare. Situazione resa più seria dalle alte temperature registrate in carcere.
Per il 16 settembre è prevista un’udienza per stabilire se la sua detenzione dovrà protrarsi per altri sei mesi.Un altro esponente del gruppo, Ghassan Heinchiri, lamenta ancora dolori sia per le ferite riportate al capo, sia per altre lesioni cutanee. Senza che vengano predisposte cure adeguate. Qualche giorno fa Ghassan Boughdiri è stato portato all’ospedale per l’aggravarsi delle sue condizioni. Non ci sono invece aggiornamenti sul quarto militante in carcere, Nabil Channoufli.
In sostegno dei quattro prigionieri politici (detenuti ormai da oltre sei mesi) è prevista una settimana (dal 12 al 19 settembre) di azioni solidali con sit-in, scritte, manifesti e striscioni, riunioni, comunicati…Già qualche giorno fa (il 6 settembre) si era svolta a Tunisi una marcia di protesta richiedendone la scarcerazione. Sotto lo slogan “Contro la repressione e la criminalizzazione dell’azione civile” un centinaio di persone avevano sfilato in corteo partendo dalla sede del Sindacato nazionale dei giornalisti.
Da segnalare poi la difficile condizione in cui versano, indistintamente, tutte le persone rinchiuse nelle carceri tunisine.
E’ di questi giorni la denuncia da parte della Lega tunisina dei diritti dell’Uomo che una ventina di detenuti (quelli accertati almeno) sono morti in carcere nelle ultime settimane. In proposito la LTDH ha messo a disposizione un’ampia documentazione fornita da medici, avvocati e familiari. Sostenendo che le già problematiche condizioni di detenzione (scarsa circolazione dell’aria, sovrappopolamento, mancanza di cure adeguate…) si sono seriamente aggravate per le alte temperature che in alcune situazioni superavano i 45 gradi.
Il 5 settembre decine di persone (tra cui i suoi familiari) avevano protestato per la morte in circostanze non chiare di uno studente di 24 anni nella prigione di Mornaguia, non lontano da Tunisi.
Gianni Sartori
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.